La nuova (?) Russia di Putin

di Salvatore D’Apote

La nuova (?) Russia di Putin

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La nuova (?) Russia di Putin

di Salvatore D’Apote
6 minuti di lettura

L’ordine politico russo, in gran parte immutato dall’inizio degli anni Novanta, è caduto in un’improvvisa incertezza dopo che Vladimir Putin ha proposto radicali mutamenti costituzionali che potrebbero estendere la sua permanenza al potere. Il Presidente russo ha infatti scosso il Paese e la sua classe politica chiedendo cambiamenti che gli diano nuova linfa per mantenere il potere dopo il suo attuale – e ultimo – mandato che terminerà nel 2024.

Putin ha descritto le sue proposte, annunciate nel discorso annuale sullo stato della Nazione, come uno sforzo concreto per migliorare la democrazia. Ma i rivali politici le hanno interpretate come una strategia per mantenere il potere.

Oltre allo sconcerto diffuso, il fedele protetto di Putin, Medvedev, si è prontamente dimesso dalla carica di Primo Ministro insieme al resto del governo. Medvedev ha poi assunto un nuovo incarico come vicecapo del Consiglio di Sicurezza, un organo importante, ma che gli lascerà poco spazio, poiché diretto da Putin stesso. Non è tuttora chiaro se le dimissioni di Medvedev possano segnare una spaccatura ai vertici della gerarchia russa o se siano semplicemente parte di un piano ben coordinato, ma ancora poco chiaro, di Putin per rimodellare il sistema politico.

Al posto di Medvedev, Putin ha designato come Primo Ministro Mikhail Mishustin. Questa scelta sembra rifletterne le preoccupazioni per il calo del tenore di vita in Russia, che ha contribuito a creare spasmi di disordini nell’ultimo anno. Mishustin è infatti ampiamente considerato uno dei tecnocrati più efficaci della Russia: dal 2010, infatti, dirige il Servizio Fiscale Federale Russo, modernizzando un sistema di riscossione delle imposte notoriamente inefficace e corrotto. Inoltre, a differenza dei più importanti riformatori economici russi, Mishustin non ha una base politica propria, il che riduce la probabilità che possa usare i poteri del suo nuovo ufficio per intaccare l’autorità di Putin.

Che cosa sta facendo Putin?

La presa di potere di Putin in Russia non ha rivali: ma la Costituzione russa impedisce a un Presidente di servire per più di due mandati consecutivi. Nel concreto, Putin ha proposto di modificare la Costituzione per ampliare i poteri del Parlamento, del Primo Ministro e di un organo chiamato Consiglio di Stato. Attualmente il Consiglio di Stato ha poco peso – ma se Putin dovesse assumerne la presidenza potrebbe diventare il centro di potere dominante. Che fare se in futuro il Presidente dovrebbe essere obbligato ad accettare le nomine del Primo Ministro? Questo e altri cambiamenti potrebbero dare a Putin più margine di manovra per trovare una posizione in cui possa mantenere il potere senza violare la Costituzione.

Putin potrebbe tornare ad essere Primo Ministro, approfittando della più ampia influenza della sua posizione. In alternativa, potrebbe progettare una manovra di leadership simile a quella fatta da Nursultan Nazarbayev, presidente del Kazakistan da lunga data, ex repubblica sovietica. Su questo, è necessario un breve excursus.

Nel 2018, il presidente Nazarbayev ha annunciato le dimissioni, assicurandosi in vari modi il mantenimento del potere. Il leader kazako ha attuato alcune riforme costituzionali per espandere il suo potere prima di dimettersi, giustificando il tutto come un modo per garantire una transizione di leadership senza intoppi. Nazarbayev ha assunto il ruolo di leader del più grande partito del Kazakistan, il Nur Otan. Continuerà anche a essere il leader del Consiglio di sicurezza del Kazakistan, con grandi poteri esecutivi. Tutto questo gli ha permesso – in un certo senso – di essere l’equivalente dell’ex leader supremo della Cina, Deng Xiaoping, che non aveva una posizione esecutiva formale nei suoi ultimi anni, ma che ha mantenuto il controllo generale del suo paese fino alla morte, avvenuta nel 1997.

È possibile inoltre trovare alcuni punti in comune tra Russia e Kazakistan. Entrambi i Paesi sono stati governati a lungo dallo stesso leader, rieletto contro ogni opposizione. Entrambi i Paesi hanno un unico partito politico pro-presidenziale. Entrambi i leader hanno scelto di tacciare i dissidenti ma senza reprimerli brutalmente, per non essere percepiti come un regime pienamente autoritario.

Questo tipo di mossa potrebbe essere un esempio per Putin. Mercoledì, offrendo pochi dettagli, il Presidente russo ha infatti ipotizzato la possibilità di una simile manovra, aumentando i poteri del Consiglio di Stato e mettendosene alla guida. Un Consiglio di Stato rinnovato potrebbe diventare un veicolo per il presidente per mantenere il potere alla fine della sua presidenza, in particolare per quanto riguarda la politica militare e la politica estera.

Perché non si limitarsi a prendere il potere?

Nonostante l’immensa influenza di Putin, egli correrebbe un enorme rischio se si dichiarasse presidente a vita. Come già scritto, Putin ha servito due mandati presidenziali consecutivi dal 2000 al 2008, per poi diventare Primo Ministro. L’annuncio nel 2011 della sua nuova corsa alla presidenza – seguito da elezioni parlamentari, considerate dai più truccate – ha contribuito a scatenare le più grandi proteste di piazza della Russia dagli anni Novanta.

Tale politica di scambio di posizione è definita dagli analisti Tandemocracy.

Questa volta, Putin sembra determinato ad orchestrare la sua prossima mossa muovendosi con largo anticipo, con meno probabilità di produrre un contraccolpo. Le modifiche alla Costituzione che ha richiesto gli danno diverse opzioni per mantenere il potere – pur concedendogli fino a quattro anni di tempo per stabilire la sua rotta.

“La nostra società chiede chiaramente un cambiamento”, ha annunciato. In effetti, nell’ultimo anno, la Russia ha conosciuto le proteste di strada più vigorose dai raduni anti-Putin del 2011 e del 2012.

Nei primi anni della sua presidenza, Putin ha costruito la sua popolarità sull’aumento del tenore di vita, che è coinciso con un periodo di aumento dei prezzi del petrolio. Ma con iil diminuire dei prezzi del petrolio e le sanzioni occidentali, questi miglioramenti costanti sono ormai un ricordo del passato. Il reddito disponibile è ancora effettivamente inferiore a quello del 2013. I sondaggi inoltre mostrano che i russi diffidano sempre più dei canali televisivi pro-Cremlino, informandosi tramite internet, che rimane in gran parte non censurato. E l’appello del Cremlino al patriottismo – così efficace dopo l’annessione alla Russia della penisola ucraina della Crimea nel 2014 – ha perso il suo potere viscerale, messo in ombra dai crescenti problemi economici.

Le modifiche costituzionali – che secondo Putin dovrebbero essere sottoposte al voto popolare – sarebbero la prima grande revisione dell’ordine politico russo dal 1993, quando il primo presidente democraticamente eletto del paese, Boris N. Yeltsin, sottomise una legislatura ribelle con i carri armati, ordinando poi un referendum per approvare una nuova Costituzione che rafforzasse il potere presidenziale.

Almeno in teoria, il sistema di governo della Russia fa eco a quello della Francia – un Repubblica presidenziale potente controllato da una magistratura indipendente, da un parlamento e da un gabinetto guidato da un primo ministro con una propria sede di autorità.

Ma Putin ha costantemente assunto l’autorità di tutte queste istituzioni, giustificando spesso la repressione del pluralismo politico come necessario, di fronte alle costanti minacce esterne. Nessun disgelo politico quindi, almeno per adesso.

tdi Salvatore D’Apote, all rights reserved

In copertina, illustrazione di Tiziano Lettieri

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