La nostalgia delle onde, d’inverno

di Francesco Barone

La nostalgia delle onde, d’inverno

di Francesco Barone

La nostalgia delle onde, d’inverno

di Francesco Barone
2 minuti di lettura

6 luglio 2019, sono a Celle Ligure. Sulla battigia. E guardo il mare, le onde.

Il tempo è nuvoloso, tante ma tante nuvole. Addirittura prima ho visto una piccola tromba d’aria. Guardo le onde che s’infrangono sul bagnasciuga e, mentre il mare mi bagna le gambe, inizio a sentire una leggera malinconia. D’un tratto, senza pensarci, comincio a pensare: “Sembra inverno, è nostalgico il mare d’inverno; ma più che il mare, le onde”. Subito sono rinsavito “Cazzo mi ero perso nei pensieri”. 2 minuti che sembrano una vita. Eppure mi è piaciuto.

Ripenso che vorrei scrivere. E poi il titolo, “La trasformazione è compiuta”. Ma forse non è così. Come ho perso la mia creatività? Perché ciò che prima era normale, perdersi, adesso è diventato così difficile? Saranno stati i tre anni a Milano? Oppure forse ho incanalato la mia creatività nel lavoro? Può essere, d’altronde sto facendo bene…

Ma sai che non era un racconto, ma una canzone? Il titolo potrebbe essere “La nostalgia delle onde”…Naaa scontato, anche la prima canzone che mi viene in mente è <Un’altra volta, un’altra ondaaaa>.

E invece adesso che scrivo penso a Neruda, non avrei potuto creare una canzone…non ho la chitarra. Ma torno al punto: come ho fatto a dimenticare come si scrive una canzone?

Beh, forse non l’ho mai saputo come si fa…eppure scrivevo. Racconti, canzoni, diari, temi…e adesso?

Email, accordi, contratti, preventivi.
Mi sento un po’ sconfitto.

Oppure no? Vivo a Milano, ho un lavoro tutto sommato importante, sono in Liguria al mare…

Sto diventando “grande”? La vita funziona così? Sono maturato? Ho trovato “focus”? O semplicemente sto vivendo preso dalle cose per avere più cose, rinunciando alla mia anima?

Domanda pesante per un sabato pomeriggio, ma alla fine è l’unico momento libero per pensare; liberamente intendo.

Lei mi sfiora, bacio la sua mano e penso “Non te ne andare”. Vorrei dirlo sottovoce ma non mi sentirebbe…siamo sdraiati al contrario. Vorrei sussurrarglielo sulla punta dell’indice.

Chissà se potrebbe riconoscere le vibrazioni della mia voce e rielaborarle…tutto da un dito.

Guardo le sue labbra, la amo. E pensare che a volte, invece, non la riconosco.

Una volta ho visto la fine di un film, in cui diceva una cosa del tipo “Vivi un po’ qui, ma non troppo perché ti rammollirai; vivi un po’ là, ma non troppo perché ti indurirai”, ed è per questo che penso che forse gli ultimi 3 anni sono stati importanti.

Toh, un raggio di sole. “Che faccio, lo mangio un altro pezzo di focaccia?” Mmm…mi sono sconcentrato, non sono più abituato a scrivere e ora che ci penso…mi sto annoiando.



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