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Tra paure e sogni dell’umanità

Cinema, territorio di tutti, in un mondo di frontiere: film e registi da tutto il mondo, vince il bianco e nero del regista filippino Lav Diaz (226 minuti di struggente umanità)

L’arrivo a Lido prima che incominci tutto, un vaporetto lento che attracca su di un tramonto rosso e il silenzio che accompagna la sera prima che cominci il delirio: quasi due settimane dedicate al Cinema internazionale, nella 73esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte cinematografica, ovvero la Biennale o Mostra di Venezia.

Dal 31 agosto al 10 settembre è tutto un trantran di cerimonie, film, conferenze stampa, red carpet, film e ancora film, e la sera c’è chi cerca di scender le scalette dei vaporetti e dei mototaxi senza inciampare sui lunghi abiti da sera, tra gocce di laguna e odore di Settembre, in rotta per Venezia per cenare o ritrovarsi in fila per qualche locale prestigioso e glamour, dove incrociare le star dei film tra un selfie ed un sorriso stanco.img_6026

Numerose le star presenti, film di qualità e film controcorrenti, in un’edizione presentata dalla madrina Sonia Bergamasco, attrice di talento dallo stile contemporaneo, e con a capo della giuria Sam Mendes, regista Premio Oscar per il film American Beauty.

Una giuria che ha premiato un film in bianco e nero, ricco di lunghi piani sequenza, in quattro ore che raccontano Horacia, una donna incarcerata ingiustamente per 30 anni, alla sua uscita di galera, in un 1997 che si incrocia con la morte di Lady D e di Madre Teresa di Calcutta. Ang Babaeng Humayo (The Woman Who Left), del regista filippino Lav Diaz (nonché sceneggiatore, montatore e direttore della fotografia), parla della lotta degli esseri umani ed alla lotta del popolo filippino e dell’umanità il regista dedica il Leone d’Oro.

Altro bianco e nero che parla all’anima è Paradise di Andrei Konchalovsky: in un 4:3 quasi senza colonna sonora, si alternano le confessioni a camera fissa che descrivono l’Olocausto intimo dei personaggi, in un incontro di storie che raccontano ancora una volta la storia della Shoa, tra ipocrisie, sensi di colpa e sacrifici, alla ricerca di un paradiso che nasconde l’inferno.

Il regista russo vince il Leone d’Argento per la Migliore Regia ex aequo con il catalano Amat

Escalante per La Región Salvaje, mentre il Leone d’Argento Gran Premio della Giuria va a Tom

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La nostra inviata, Alessandra Carrillo

Ford per Nocturnal Animals, altro film acclamato dal pubblico assieme a Jackie, che vince solo il Premio per la Miglior Sceneggiatura – laddove invece Natalie Portman convince come moglie di JFK, mentre si strappa via il sangue del marito dal volto.

A vincere la Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Femminile è invece Emma Stone per La La Land di Damien Chazelle, in un film musicale divertente, spensierato e dal twist interessante e non scontato, in una Hollywood di sogni e schiaffi in faccia ed un incrocio di destini che raccontano l’amore a suon di jazz, tra scantinati di periferia e bar-caffè degli Studios.

Vincitore Maschile è invece Oscar Martinez per El Ciudadano Ilustre di Mariano Cohn e

Gastón Duprat, film argentino che avrebbe potuto ambire al Leone d’Oro: uno scrittore Premio Nobel torna nel suo paesino di origine per ricevere un riconoscimento locale, e nel trambusto di un inizio scoppiettante di fuochi d’artificio e sfilate con i vigili del fuoco, si legge l’amarezza di ciò che sarà poi, quando l’opinione contrastante, che non coincide con lo status quo, fa paura e diventa mirino dell’ignoranza umana.

Sul trampolino di lancio come giovane attrice emergente per il Premio Marcello Mastroianni c’è Paula Beer per Frantz di François Ozon, mentre non è ancora chiaro il motivo per cui sia stato assegnato il Premio Speciale della Giuria a The Bad Batch di Ana Lily Amirpour, votato come peggior film dalla maggioranza della stampa: film cannibale, favola apocalittica, immagini desertiche, ma con poca storia.

In concorso anche Wim Wenders con Les Beaux Jours d’Aranjuez e Terrence Malick con Voyage of Time: Life’s Journey, in un documentario sulla nascita e la morte dell’universo ricco di straordinarie immagini e musica, meno di senso narrativo. Ha poi calpestato il red carpet dell’ultimo film in gara anche Monica Bellucci, protagonista di Na mliječnom putu (On the Milky Road), di e con Emir Kusturica, con il quale ha recitato in Serbo in una favola pulp che accompagnava la fine della guerra di Jugoslavia. img_5781

Fuori concorso in prima e seconda serata nella Sala Grande, e con il presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta, e il direttore della Mostra del cinema, Alberto Barbera, sempre presenti ad accogliere le delegazioni del film sul red carpet, si sono poi alternate nelle prime giornate le premiere di film ora presentati a Toronto e altri che saranno molto probabilmente in cerca di una candidatura agli Oscar come Hacksaw Ridge, il film di Mel Gibson sulla seconda guerra mondiale di un obiettore di coscienza americano; The Bleeder sulla vera storia di Chuck Wepner, il pugile che ispirò Rocky Balboa, con il premio Persol Tribute to Visionary Talent Award al protagonista Liev Schreiber; The Magnificent Seven, film western con Denzel Washington; The Light between Oceans con il recente premio Oscar Alicia Vikander e Michael Fassbender in un tormentato racconto di sensi di colpe e perdono che commuove nella ricercata maternità e nella solitudine del faro, nel senso giusto e sbagliato della sopravvivenza umana, nell’amore e nella perdita di un rapporto con i figli. p1130274

Dei film italiani diremo di più in un articolo a parte: ci sono temi ricorrenti, pubblici di riferimento comuni e un fil rouge che si delinea sul mappamondo. L’unico che menzioniamo qui è Liberami di Federica Di Giacomo, unico riconoscimento ufficiale al cinema italiano di questa edizione per un film documentario dedicato ai preti esorcisti della Diocesi di Palermo, premiato come Miglior Film per la sezione Orizzonti, la cui giuria Internazionale presieduta da Robert Guédiguian ha anche consegnato i seguenti premi:

  • Premio Orizzonti per la Miglior Regia: Fien Troch per Home
  • Premio Orizzonti per la Miglior Sceneggiatura: Bitter Money di Wang Bing
  • Premio Speciale della Giuria di Orizzonti: Koca Dünya di Reha Erdem
  • Premio Orizzonti per il Miglior Cortometraggio: La Voz Perdida di Marcelo Martinessi
  • Premio Orizzonti per la Miglior Interpretazione Maschile: Nuno Lopes per São Jorge di Marco Martins
  • Premio Orizzonti per la Miglior Interpretazione Femminile: Ruth Díaz per Tarde Para la Ira di Raúl Arévalo

La Giuria della sezione Venezia Classici presieduta da Roberto Andò ha assegnato invece:

  • Premio Venezia Classici per il Miglior Film Restaurato: Break Up – L’Uomo Dei Cinque Palloni di Marco Ferreri
  • Premio Venezia Classici per il Miglior Documentario Sul Cinema: Le Concours di Claire Simon

Infine, la Giuria internazionale del Premio Venezia Opera Prima presieduta da Kim Rossi Stuart ha consegnato il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” e un premio di 100mila dollari al lungometraggio Akher Wahed Fina (The Last of Us) di Ala Eddine Slim, che saluta con la frase più bella del Festival: “Il y a le cinéma que est le territoire compartì entre tous, dans ce monde de frontière”.

di Alessandra Carrillo, all rights reserved

LA MOSTRA DI VENEZIA È DAVVERO INTERNAZIONALE ultima modifica: 2016-09-15T11:50:22+00:00 da Alessandra Carrillo
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