LA LA LAND: COME RICOSTRUIRE LA NOSTALGIA

di Aretina Bellizzi

LA LA LAND: COME RICOSTRUIRE LA NOSTALGIA

di Aretina Bellizzi

LA LA LAND: COME RICOSTRUIRE LA NOSTALGIA

di Aretina Bellizzi
3 minuti di lettura

Un’esplosione di gioia, un tripudio di colori e di voci apre l’ultimo lungometraggio di Chazelle, La La Land. La prima protagonista del film è Los Angeles, un mondo intero si muove intorno alla città e sembra un’onda di inesauribile energia. Tutto sembra leggero, tutto sembra possibile e realizzabile in quel luogo che appartiene ai sogni più che alla realtà. Ma c’è qualcosa di decadente nei tramonti, nelle giornate di sole, nelle strade che si confondono con i set, nei locali che chiudono, nei cinema e nelle locandine dei vecchi film. C’è qualcosa di poetico e insieme di irreale in questa “city of stars” che continua a brillare e a illudere che tutto sia possibile.

È così anche Mia (Emma Stone) e Sebastian (Ryan Goslin) credono che realizzare i loro sogni sia semplice come lo è stato innamorarsi l’uno dell’altra, convinti che le strada che percorreranno sia la stessa e che lo faranno insieme. E questa sensazione si percepisce chiara fin dal principio, fin dal primo incontro, dalla prima impressione; il film è già tutto lì, in quel momento, quando tutto sembra ruotare intorno ai loro sogni e al desiderio di realizzarli nonostante le sconfitte e le difficoltà. Ma anche i sogni si infrangono, anche quelli infrangibili come onde si scontrano contro la dura roccia della realtà. E si impara che per realizzarli bisogna rinunciare a qualcosa. E allora si torna a sognare, a pensare a quello a cui si è dovuto rinunciare per un sogno. E si scopre di essere invasi da una gioia triste. La la Land, protagonisti

La nota predominante del film diventa dunque la nostalgia. La nostalgia di un luogo, di un tempo che non esiste e non è mai esistito, di qualcosa che poteva essere e non è stato, eppure per quanto intensamente lo si è desiderato e immaginato sembra il proprio passato. Un ricordo indelebile e insieme un presente da portare con sé come un fedele compagno di viaggio anche quando si scopre di aver percorso un’altra strada. Anche quando si riascolta, passato del tempo, la nota dolente che prima si confondeva in un tripudio di sorrisi, in un vortice di sguardi in una impalpabile levità. Quando, in un sorriso amaro e sicuro, con un solo sguardo, si riconosce quel qualcosa di decadente che la città, quasi fosse un mistero, voleva svelare ma che si era incapaci di vedere.

Anche il senso di perdita con cui si chiude non intacca la levità e la soavità del film che è puro intrattenimento. È la ri-costruzione di un’atmosfera rarefatta, di un mondo fantastico che è il mondo fatato dei sognatori; la ri-costruzione di un passato che diventa un presente idealizzato. È un ritorno al tempo che sembra ormai mitico del sogno americano e ad un cinema ormai superato, un ricordo al quale volgersi con commossa partecipazione, con affetto e nostalgia. Ma volgersi indietro lascia l’amaro della malinconia e la leggerezza della gioia, una strana sensazione di serenità data dalla consapevolezza di aver vissuto qualcosa di fuggevole ma intenso, di indimenticabile, che abita il tempo eternamente presente del non realizzato e non realizzabile, il tempo del sogno e del desiderio.

di Aretina Bellizzi, all rights reserved

(Su The Freak, anche la videorecensione del film di Fabrizio Lucati, di qualche settimana fa!)

LA LA LAND- LA VIDEORECENSIONE #nospoiler

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