La disfatta di Sparta – poesia

di Redazione The Freak

La disfatta di Sparta – poesia

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La disfatta di Sparta – poesia

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2 minuti di lettura

Salvami, caro, da me stessa,
stendi le tue mani sulla
mia follia affamata di
tempo, perché sigillo sei
sul mio cuore altero.
Ricordi che bocciolo di
caparbietà apparivo?
Armata di spada andavo
per le vie della giovinezza,
incurante delle mode e
degli sguardi feroci come
tigri preparate all’assalto.
 
Hai gustato i miei giorni
acerbi, luminosi come
lo sanno essere le prime
ore primaverili e le
passioni embrionali.
Mi sono nutrita di lemmi
avvizziti, tali seni che
dita cieche non hanno colto,
i fianchi miei duri,
androgini, disadorni di
foglie e gemme rugiadose,
che sovente ho disprezzato.
 
Pietra ero, chiusa al languido
sentire degli innamorati,
nemica di ogni dolcezza
che urtasse la mia armatura
forgiata da lui, Vulcano.
Oh, se mi fossi guardata più
spesso da uno specchio lunare,
avrei scorto la sete tra
quelle pieghe di ostilità,
la fame tra gli scogli d’una
infuocata desolazione.
Stoltezza solevo abbracciare.
 
Ma la strada dall’ingenuità
al maturo discernimento
chiede conto di ogni cosa.
 
E’ bastato un benedictus
profano a strapparmi dal petto
lacrime opache, come opaco
è il cielo di chi non sa amare.
Il mio sicomoro si è
fatto strada nelle viscere,
è cresciuto come infante
che dal ventre urla alla vita
e rende presente un mistero
primordiale ed insoluto.
Dal buio, lacci in ogni dove,
appigli come fiere stelle.
 
Sbocciata è la mia carne!
Un corpo come urna per le
ceneri vecchie e i fiori
che dall’humus del cuore mio
hanno sfidato la notte e
si sono innalzati come
bandiere sul suolo nemico.
Trasformata in rovine Sparta
bellicosa e innalzata la
mia Gerusalemme, che è
il mare dei mercanti, le
montagne dei partigiani.
 
Ho creduto di conoscere
la storia della vita, ma pazza
ero nella mia cecità.
Di rose hai coperto le
colline di questa anima
tormentata, ora calda ed
accogliente, quasi alcova
santificata dai doni
dei vergini amanti che mi
abitano e mi ricordano
la mia identità più pura:
mendicante di tenerezza.
 
di Ilaria Cuffolo All rights reserved

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