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Una Scozia plumbea è la coperta che riscalda l’ennesimo lavoro di Giuseppe Tornatore, tratto dall’omonimo romanzo del 2015, che, asservito alle tendenze, si piega ad una versione dell’amore 2.0, mostrandoci chiaramente quanto può schiavizzarci la modernità.

Immediatamente percepibile ai sensi più nobili è la condizione di solitudine che permea tutta la pellicola, come a proteggerne il messaggio intimo ed efficace, contraddittorio e dicotomico: quella narrata è una corrispondenza acorrispondenza, una giustapposizione sfasata ma ben costruita.

La nebbia, come una capigliatura disattenta ed improvvisata, diventa il paradigma di un intreccio mai troppo nitido eppure palesemente chiaro, ad ogni spigolo, ad ogni angolo, ad ogni mediata battuta di dialoghi desueti per un registro al quale eravamo assuefatti. Erroneamente, ictu oculi, potrebb’essere associato ad Her (di Spike Jonze, 2013) o a Vi presento Joe Black (di Martin Prest, 1998), ma non cadete in tentazione.

Sin dall’inizio, si subodora la sinestesìa propria de “La corrispondenza”, alone di sinergie che sta in silenzio dietro al misterioso e voluto velo noir che si intravede presto. Imbibita di raziocinio, diventa l’intersezione, la causa e l’effetto, del duo umanoide.

Un giovanilistico Jeremy Irons, brizzolato e progressista, si inginocchia al rude e pavido fascino pastello di Olga Kurylenko; il tutto, (s)candito dalla sontuosità musicale di un garantistico e impegnato compositore che risponde al nome di Morricone Ennio.

Il loro, un amore siderale: un docente di astrofisica, impegnato con lo spazio – tempo che gli organizza la vita crucca tra conferenze e convegni, perde la testa per una studentessa bizzarra ed eclettica che, schiava dello scibile infinito dell’uomo, vittima di una evidente e curiosa sindrome di Stoccolma del sapere, è compagna e discente di un amore che, spesso, si ritrova persino ad insegnare.

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I dialoghi snelli ed agili ci porgono un maschio anacronistico, presentato in chiara contraddizione anagrafica col suo personaggio, paterno e premuroso; al suo fianco, una femmina completamente prona, devota ed accecata da continue attenzioni, spasmodiche e melliflue; oso, quasi stomachevoli.

La relazione è, in realtà, un menàge a trois; il terzo elemento, spurio ed asessuato, è il di loro smartphone.

L’affetto si consuma attraverso lo scambio di giga-byte, messaggi istantanei, videochiamate, pixel. Fa i conti con inglesismi quali Skype e Whatsapp, e in generale, con la tecnologia ed i suoi incomprensibili e puntuali intoppi; si piega al giogo malsano ed acre del mezzo, vile, che si contrappone alla talentuosa fotografia di Fabio Zamarion: fredda, nordica, pulita.

L’evento di rottura, quasi propedeutico all’intera traccia, si incarna nella malcelata morte del protagonista maschile.

L’ostinato credo nella metempsicosi, però, riuscirà a tenere in vita l’amore forzato e caustico dei due, capace di alimentare uno scambio che allena lo spettatore ad un evento destinato all’oblio: Ed Phoerum non è mai morto davvero, e questo, lentamente, diventa una consapevolezza quasi rassicurante; Ed Phoerum non è mai morto; e se è accaduto, lui, ha già pensato a tutto quanto; ha già pensato al post mortem, al prosieguo più confortevole per lenire la sua assenza, per ammorbidirla e lasciarsi sbiadire con dolcezza graduale e scolastica. libro-la-corrispondenza-giuseppe-tornatore-film
Per carità: non mancano nèi. Il film trasmette arzillo nervosismo: le insistenti notifiche si traducono in una scelta ansiogena ed in un dilagante senso di non appartenenza, di non gelosia. Quello dei due astrofisici – docente e studentessa – è un rapporto maturo, il meno immaginabile del più lontano dei rapporti possibili.

A proposito, uomini!

Dopo aver guardato questo film, preparatevi a gestire un serio complesso d’inferiorità, una schiacciante invidia nei confronti dell’esponente appartenente – comunque – alla categoria “maschi”: la potenza del corteggiamento circadiano di un sessantenne perdutamente e clandestinamente innamorato renderà seconda qualsiasi vostra grande prova d’amore.
Ed Phoerum c’è agli anniversari, c’è ai lapsus, c’è ai successi e ai fallimenti: c’è persino se lei perde le chiavi;
Ed ha un pensiero ed una soluzione per tutto, persino per la morte.
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L’A-CORRISPONDENZA ultima modifica: 2016-02-03T15:09:19+00:00 da Antonietta Uliano
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A proposito dell'autore

E' logorroica ed ha continue amnesie. E' logorroica ed ha continue amnesie. Ha continue amnesie. E' logorroica, ed ogni tanto ha amnesie. Che è logorroica, l'ho già detto?! ''Essa'' nasce a Napoli, nel bisestile 1988, come Rihanna, Adele, Mengoni; tuttavia, fa meno fortuna. Esterofila, esteta, estroversa, esticazzi(!), intraprende la carriera universitaria scappandosene in Spagna, a Valencia, dove prosegue i suoi studi in diritto. Dribblando tra esperienze lavorative provanti e schiavizzanti, coltiva sempre con coraggio la sua passione per la scrittura, ascolta gli amici depressi e, in base a combinazioni randomiche e cabalistiche, li accoppia che manco l'Alberto Castagna che fu. Per farla felice basta un sushi all you can eat, un biglietto ridotto per il cinema di martedì ed un post-it imbrattato d'inchiostro nero attaccato all'abat-jour. Non beve spritz, non beve birra, non beve e basta: un cactus, più o meno. E' serena a giorni alterni, e solo e sempre dopo le 12.00 am; sul suo tappeto di casa c'è scritto "cave Noitam". Attualmente, scrive per The Freak, improvvisandosi seria ed affidabile, e riponendo tutte le sue speranze nel Dio caffè.

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