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Per chi non conosce il Gabbiano di Čechov potrebbe essere un’occasione per scoprirne i tratti tipici e la struttura della storia assieme all’intreccio dei personaggi rievocato e modernizzato in questa Londra senza tempo; per chi già lo conosce, un modo per cogliere l’ispirazione e scoprire gli aspetti dei personaggi celati nei protagonisti di Kensington Gardens e giocare assieme all’autore ad identificare il sistema drammaturgico e registico che affronta i temi del postmoderno italiano, dalla percezione del sé dell’uomo contemporaneo all’incapacità relazionale nei rapporti umani: dai conflitti generazionali al rapporto genitori-figli, dall’integrazione sociale alla xenofobia, dall’ingordigia di successo al senso commerciale o aulico della musica e dell’arte.

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In una capitale inglese diventata xenofoba la legge espelle dal Paese tutti i cittadini non britannici: se ne salvano alcuni, chi per meriti artistici chi per meriti scientifici, costretti però, a vivere isolati in una villa di Kensington Gardens. Sono cinque italiani: una cantante in conflitto con la crisi di mezza età e col suo compagno più giovane, anche lui lì assieme al figlio e la sorella di lei, e poi la moglie di un chimico italiano costretto a far su e giù dalla casa dov’è la loro figlia, mentre è in attesa di passare un esame di cittadinanza per scongiurare l’estradizione. Girano poi per questa villa anche un magistrato che tenta di aiutarli ed una giovane inglese che aspira a diventare una famosa cantante. Le storie si intrecciano tra alcool e musica, a ritmo di un tempo che passa senza decisioni da prendere in cui ci si sente protagonisti in una illusoria attesa del futuro. IMG_6134

Scritto e diretto da Giancarlo Nicoletti, Kensington Gardens è l’ultimo capitolo della Trilogia del Contemporaneo – dopo #salvobuonfine e Festa della Repubblica – e porta in scena attori giovani e capaci assieme ad artisti esperti e dal multiforme ingegno: prova riuscita per il nucleo forte della compagnia diretta da Nicoletti già nei precedenti spettacoli (Riccardo Morgante, Cristina Todaro, Valentina Perrella e Alessandro Giova) in questa occasione accompagnati da Eleonora De Luca e Francesco Soleti ed a cui si uniscono l’esperienza e professionalità di Annalisa Cucchiara e Luca Notari, in evidenza nella scena in cui esplode il canto in un’immagine di ricerca di profondità diverse e luci di quadri del passato.

“Perché il racconto è il riso e il pianto è il suo riassunto” sintetizza la duplicità raccontata in questo testo contemporaneo, del passato e senza tempo: riadattamento di luoghi ed echi di personaggi potenti, di spessore, che emergono in un bel lavoro corale.

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Al Teatro Sala Uno in Piazza di Porta San Giovanni, in scena fino al 6 Marzo (dal giovedì al sabato alle 21 e domenica alle 18), uno spettacolo che riempie più di due ore di contenuti, di emozioni, di silenzi e rimandi musicali che rappresentano l’arte punzecchiata e quella osannata, la sfida continua tra ciò che è stato e ciò che sarà. www.planetarts.it

Foto: Luana Belli

di Alessandra Carrillo, all rights reserved 

KENSINGTON GARDENS: IL GABBIANO IN UNA LONDRA MODERNA E SENZA TEMPO ultima modifica: 2016-03-03T09:36:07+00:00 da Alessandra Carrillo

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