“…Fatico a immaginare che le tavolette elettroniche, identiche, anodine, intercambiabili possano dispensare quel piacere tattile, impregnato di sensualità che offrono i libri di carta a certi lettori…”. Questo lo ha detto Vargas Llosa, premio Nobel per la Letteratura 2010, e non il cugino scemo di Paperino.

Parto da questa vera ed emozionante perla di saggezza – ripresa dall’interessante articolo di Francesco Giubilei su LINKIESTA – per rispondere a chi mi dice che investire nell’editoria è un suicidio.

Non sono d’accordo, e non sono d’accordo con chi pensa che il futuro di questo mercato è il digitale. Certo, i dispositivi di lettura elettronica, i famosi Kindle di Amazon, gli e-book, i libri virtuali, sono una scoperta e un’idea innovativa grandiosa. Io stesso – non mi vergogno a dirlo – sto pensando di presentare alcuni progetti editoriali su piattaforma digitale, per dare visibilità a prodotti originali e meritevoli di essere diffusi, anche se – ora come ora – non sono in possesso del budget per stamparli, altrimenti lo avrei fatto e sto lavorando per riuscirci, un giorno. Quindi secondo me il mercato dei libri sta solo prendendo fiato e affrontando la grande crisi globale, per riposizionarsi – mi auguro tra un anno o poco più – tra le grandi industrie produttive della Terra.

Tra le idee che non costano nulla e che secondo me sono funzionali e necessarie per il recupero della lettura romantica di un libro, ce ne sono alcune che voglio mostrarvi:

– In Colonia, Germania, sono state installate 5 librerie pubbliche sui marciapiedi, per scambiarsi i libri. Di seguito la foto:

Un architetto, John Locke, propone invece di trasformare le cabine di New York – in tutto 13.659 – in mini librerie:

Due americani (…sempre gli americani), hanno inventato un vero e proprio Business: Little Free Library è una mini-libreria fatta stile cassetta delle lettere di Wisteria Lane, dove si condividono libri, gratuitamente. Il Business sta nel costruire, come se fosse un brevetto e come un piccolo franchising, queste mini librerie con vetrinetta trasparente dove poter leggere i titoli e decidere quali portarsi a casa per un week-end all’insegna del relax e della lettura, casomai su sofà/Amàca:

In Italia, una cosa simile l’ho vista in Stazione: Il distributore di libri. :

…Solo che è, appunto, è un distributore!?!…E a fianco ci sono sigarette, bibite, barrette di cioccolato e profilattici. Non mi pare il massimo del romanticismo per risollevare la cultura italiana, ma almeno è un’idea.

Tutte idee interessanti, che io vorrei modellare e proporre in Italia, secondo il nostro modo di pensare la cultura. Intanto, in America e in Germania fanno circolare la cultura, anche gratuitamente, ma noi…:

1. Non possiamo permettercelo;

2. Se proviamo a lasciare i libri su scaffali pubblici, sui marciapiedi tra una cabina telefonica e l’altra, il giorno dopo non ci sono più. E questo è un problema legato al rispetto e all’educazione, ma questa è un’altra storia…

3. Il mercato dell’editoria, specialmente nel nostro Paese, ha bisogno di guadagnare per rialzarsi; potremmo quindi realizzare dei luoghi di cultura stile Biblioteca ma più giovanili, meno didattici, a pagamento (si tratterebbe di un gettone d’ingresso, tipo l’euro per il carrello della spesa), e lasciare le persone libere di circolare, leggere, comunicare, condividere, acquistare, noleggiare, respirare. Si potrebbero organizzare reading, incontri a tema, convegni, presentazioni.

Il tutto per il bene della cultura…e anche dell’editoria italiana.

“K”arta o Kindle? Come recuperare la cultura attraverso lo strumento principale del sapere. ultima modifica: 2012-04-14T15:26:42+00:00 da Daniele Urciuolo

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