Jojo Rabbit, “una risata vi seppellirà”

di Simone Pasquini

Jojo Rabbit, “una risata vi seppellirà”

di Simone Pasquini

Jojo Rabbit, “una risata vi seppellirà”

di Simone Pasquini
3 minuti di lettura

Una risata vi seppellirà”. Questa è la prima cosa che ho pensato terminata la visione di Jojo Rabbit, uno dei film più sorprendenti degli ultimi tempi. E la sorpresa non è dovuta alla magnifica fotografia o alle inquadrature ispirate, ma alla pericolosissima carica di satira concentrata in questa esilarante pellicola. Bisognava essere un po’ folli per partorire un progetto come questo, ma Taika Waititi, che già aveva dato prova della sua buona dose di pazzia con What we do in the shadows, era sicuramente la persona giusta. La grandezza di un film come Jojo Rabbit sta nella sua grande capacità di comunicare, partendo da una storia tutto sommato semplice quanto assurda, una molteplice varietà di messaggi al pubblico, che riesce peraltro a raggiungere senza distinzione di età: se il film riesce a trasmettere ai più giovani la bellezza e l’importanza dell’individualità, allo stesso tempo impone ai più grandi una doverosa quanto salutare riflessione sulla consapevolezza.

Jojo Betzler è un ragazzino di dieci anni assolutamente tipico: ama sua madre, gioca volentieri con il suo migliore amico e adora stare all’aperto. Ma vivendo nella Germania nazionalsocialista, i suoi interessi comprendono anche la militanza nella HitlerJugend, esercitazioni belliche con tanto di armi vere, roghi di libri e così via. Ed essendo Jojo il tipico ragazzino della sua età, i suoi interessi, i suoi gusti e le sue aspirazioni devono collimare in maniera perfetta con quello che uno Stato totalitario si aspetta che egli prediliga, benché talvolta questo si dimostri difficile. Tuttavia Jojo, come molti bambini, ha un amico immaginario che lo aiuta ad affrontare i momenti difficili, in cui avviene un (pericoloso) scollamento fra il piacere e il dovere imposto dalla società totalitaria: un amico immaginario di altissima autorevolezza, nientemeno che l’improbabile alter-ego del Fuhrer (interpretato magistralmente dallo stesso Waititi), con tanto di camicia bruna ed insegne del Partito. Ma la vita del piccolo Jojo viene all’improvviso sconvolta quando scopre che a provocare gli strani rumori nella casa dove vive con la sua amorevole madre (una fantastica quanto irriverente Scarlett Johansson) non è il fantasma della defunta sorella, ma una giovane ragazza ebrea che la madre vuole tenere a sicuro dalla ferocia di una società dove la pazzia ha preso il sopravvento.

La pazzia ha appunto un ruolo importante. Il Mondo in cui vive il piccolo Jojo è un grande Paese dei balocchi (reso tale anche ai nostri occhi con l’uso di una fotografia dai colori molto caldi), dove la guerra viene presentata come un gioco e le risposte ai perché della vita sono granitiche come le convinzioni su cui si basano. Questo rende il film in questione una delle prove più convincenti della massima: “La pazzia è relativa a chi stabilisce la normalità”. Reso in termini fisici potremo dire che l’osservatore all’interno del sistema non potrà mai capire se esso è in movimento se non basandosi su riferimenti esterni al sistema stesso. E l’innocente fanatismo (quasi un ossimoro) del piccolo Jojo viene messo in discussione proprio dall’incontro con l’elemento estraneo a quel sistema, ovvero la giovane ragazza ebrea nascosta nel soppalco, che ama le poesie di Rilke e vorrebbe visitare Parigi. I personaggi assurdi che popolano il Mondo di Jojo credono di vivere e di agire come i membri di una società superbamente organizzata dovrebbero, ma la travolgente ironia con la quale Waititi ha voluto caratterizzare i loro comportamenti – e che concede a noi spettatori una risata liberatoria – non suscita il minimo stupore negli altri membri della comunità. Così, quando la realtà – della guerra, della morte, della vita – fa il suo ingresso sulla scena, è essa stessa a sembrare incredibile ed inverosimile.

Il trailer ufficiale di Jojo Rabbit (2020)

In copertina, illustrazione di Tiziano Lettieri

di Simone Pasquini, all rights reserved

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