Italia-Cina, gli accordi: vittoria o sconfitta per l’Italia?

di Redazione The Freak

Italia-Cina, gli accordi: vittoria o sconfitta per l’Italia?

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Italia-Cina, gli accordi: vittoria o sconfitta per l’Italia?

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Dopo settimane di ammonimenti da parte di Washington, perplessità da Bruxelles e liti tra Lega e M5s, il nostro esecutivo ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping, siglando dieci intese commerciali e 19 istituzionali, sotto un quadro giuridico che prende il nome di “Memorandum of Understanding”. Dall’energia ai porti, fino alla divulgazione dell’amato stile di vita italiano nella capitale cinese: un pacchetto diversificato, comprendente vari settori. L’Italia rappresenta il primo paese del G7 ad accettare di essere parte integrante di questo progetto, consentendo alla Cina di avere un’influenza politica nel cuore degli accordi tra le potenze europee. E’ utile distinguere i livelli del problema, sul piano pratico, il ministro dell’economia Tria, conoscitore profondo dei vantaggi e dei difetti di Pechino, ha liquidato i più dubbiosi affermando il tutto come una tempesta in un bicchier d’acqua, più interessanti sono le intese economiche ed istituzionali inserite a fianco del Memorandum of Understanding.

Dal punto di vista politico, la questione rimane più complessa, incrocia la riconosciuta volontà Statunitense di isolare il nemico comune, in seguito alla così detta “Trade War” fino alle questioni più recenti che riguardano la corsa alle telecomunicazioni e alla rete 5G. Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dopo l’incontro iniziato il 23 Marzo con il Presidente cinese ha affermato che insieme al decreto “sblocca cantieri” potrebbe arrivare un rafforzamento della Golden Power, cioè dei poteri governativi di veto negli ambiti strategici di energia, trasporti e telecomunicazioni.

Dal punto di vista economico e commerciale l’Italia ha sicuramente da guadagnare dall’intesa con la Cina sulla nuova via della seta in quanto entreremmo in un circuito di investimenti e di commerci che migliorerebbe la nostra portualità, in particolare Genova e Trieste e ci collegherebbe in maniera più stretta e diretta con i mercati asiatici. Il problema principale per i più scettici rimane il fatto che la Cina non rappresenti solo una potenza commerciale ma anche geopolitica con l’obiettivo di guardare alle vie della seta come una grande opportunità per diventare più influente e potente nel mondo.

Il rischio, come viene annunciato da molti, che l’Italia diventi il cavallo di Troia non è da considerare solo un’eventualità. La volontà Cinese è proprio questa, inserita in una logica di potenza che un Paese dalle grandi ambizioni non può farsi mancare. Dietro a queste nuove forme di apertura da parte della Repubblica Popolare Cinese si cela una prospettiva di dominio, che va a sostituire la potenza, ormai decadente, degli Stati Uniti e quindi ha bisogno di creare questi collegamenti queste influenze. L’unico limite italiano, come annunciato dal Presidente Americano Trump, è la non negoziazione italiana dei termini della nostra partecipazione, come sarebbe normale visti i rapporti di cosi detta “subordinazione” con la potenza Americana.

Il sovranismo o per meglio dire, il confusionismo dell’attuale governo Italiano è un esempio lampante delle attuali critiche rivolte all’accordo, seppur non vincolante, con il Presidente cinese Xi Jinping. Un governo, quello presieduto dal Professor Conte che dice di “NO” al CETA, che attacca le politiche giudicate neo-coloniali del Presidente Macron ma dall’altra parte si dice favorevole ad un accordo con la Cina, le cui mire sono legate all’espansione commerciale. Un governo che non sa quello che vuole e rischia di essere manipolato da Paesi più potenti. La potenza emergente cinese, prima di questo accordo, era già visibile all’interno dei confini nazionali italiani, non solo a livello di investimenti ma specialmente con la presenza, in alcuni Consigli di Amministrazione di aziende italiane, di cittadini cinesi. Ormai questo è il nostro destino, non possiamo vivere separati dalla Cina ma allo stesso tempo non dobbiamo necessariamente consegnare loro l’Italia.

di Lorenzo Cecchi,all rights reserved

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