Irene Caltabiano presenta “Granelli di Rabbia”

di Redazione The Freak

Irene Caltabiano presenta “Granelli di Rabbia”

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Irene Caltabiano presenta “Granelli di Rabbia”

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4 minuti di lettura

Con Granelli di Rabbia, The Freak Editori aggiunge la quarta pubblicazione alla collana Carthago, dedicata alle opere in prosa. È la volta di Irene Caltabiano, giovane autrice e scrittrice messinese, che nei suoi 14 racconti tesse e intreccia trame e storie che si sviluppano intorno all’elemento del mare. Questo diventa specchio e luogo di confronto, lo spazio metafisico nel quale tutti i personaggi, ognuno con i suoi drammi, ritrova la propria dimensione. Che sia una rinascita, o la morte, che sia l’amore o la disperazione, il mare è luogo di catarsi, un estraneo con il quale entrare immediatamente in confidenza e liberarsi o lasciarsi scuotere.

I racconti di Irene Caltabiano sono un tracciato di contemporaneità, un viaggio nell’umanità di questo nuovo secolo, nelle sue fragilità, nei suoi peggiori vizi ma anche nelle sue qualità. Una narrazione schietta, priva di fronzoli, diretta, che buca lo stomaco, emoziona e fa riflettere.

Sinossi

Granelli di rabbia è un groviglio di emozioni e tumulti in grado di restituire al lettore una sensazione di ebbrezza assoluta, quella curiosità adrenalinica tipica dei novelli viaggiatori.

Tra le parole di Irene Caltabiano si finisce presto per essere catapultati in un caldo giorno di luglio, nel pieno di una afosa estate, immaginando ora l’odore di salsedine sulla pelle, ora l’eco delle conchiglie arenate sulla battigia o la felicità spontanea di due adolescenti sul pedalò.

Non è dato conoscere quale sia la destinazione finale del viaggio intrapreso, ciò che realmente conta è esserne padroni e trarre dalle difficoltà inaspettate scoperte.

Ci si ritrova così presto precipitati in mare, in cerca di un appiglio, di un’ancora salvifica che pone i personaggi di fronte ad una scelta ineludibile: cedere o resistere all’oblio dei fondali.

Il mare “Sua Maestà”, come all’autrice piace definirlo, è l’unico elemento naturale onnipresente nell’intera raccolta di racconti. Egli osserva imperturbato il caos degli uomini, gli antichi vizi e la pudicizia tradita, restandone spettatore impassibile, Divinità silenziosa e neutra ma mai maligna.

Il mare, quella distesa immensurabile di acqua “se ne sta lì, e con il suo imperterrito movimento osserva l’annullamento dell’uomo, lo scruta e quasi lo invita a perdersi nel suo tiepido abbraccio. Resta lì solo per lui. L’acqua che tutto calma e tutto fa dimenticare. L’acqua, il vino, la sete.  Sete di morte e di oblio che porta lontano con i suoi flutti”.

L’eterno dilemma del lasciarsi andare o sopravvivere apre, in questa raccolta, ampi interrogativi e fornisce soluzioni da interpretare con dovizia, obbedendo unicamente alla propria sensibilità. Parimenti, l’autrice non ha la pretesa di rispondere in maniera univoca ai dubbi posti con la narrazione; piuttosto, familiarizza con il lettore, cerca conferma nella sua percezione del narrato e con delicatezza propina un finale sospeso, concedendo uno spazio aperto all’immaginazione, anche a quella più fervida.

E così queste storie, apparentemente disconnesse tra loro, cominciano e finiscono in mare, completandosi ed intrecciandosi nella spuma delle onde, ora più simile agli artigli ora alle carezze.

I personaggi si abbandonano ai suoi flutti per trovare in essi fonte d’ispirazione e nel loro moto ribelle un impulso alla rinascita.

Luca, Stefano, Daya, Guglielmo, Ada etc. si trasformano presto in mere comparse per lasciare spazio all’unico vero protagonista dell’intera raccolta, il Mare, nelle sue infinite forme e sfumature, quel deus ex machina che, sin dalla sua prima apparizione, è in grado di soverchiare l’intero impianto narrativo costruito.

Nei racconti, il Mare inghiotte tra le sue fauci profonde le urla disperate dei profughi libici ma diventa anche consigliere fidato, forziere sicuro per i desideri taciuti. Quella distesa di acqua è poi il ricordo doloroso dei suoi figli lontani, di Odisseo sempre in viaggio, senza prospettiva di ritorno e con una lacerante nostalgia nel cuore. Quello stesso Mare, a cui piace sussurrare l’Amore e restarne ammaliati.  Quel compagno leale che “trasforma il suo rollio afasico in dolci parole d’amore che nessuno ancora ha insegnato mai a dire. Mare che sta già sussurrando e che vediamo riflesso negli occhi del nostro amato”.

Dalla Postfazione

<<…Nel leggere i racconti di Irene si percepisce l’intento di rendere esasperatamente realistici i fatti, le persone e gli oggetti narrati, arricchendoli di una moltitudine di dettagli, talvolta grotteschi, senza perdere mai in originalità e genialità creativa. Un’esistenza che diventa in queste pagine stanza degli specchi dove il lettore continuamente si guarda, si scruta, si vede.

Al contrario di quello che si potrebbe pensare, Granelli di rabbia, in accordo con la personalità di chi li ha scritti, è un’opera estremamente variegata e complessa che si presta ad altrettante variegate e complesse letture…>>

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