“Non resta che perdersi”. 10 anni di Io?Drama

di Cristina

“Non resta che perdersi”. 10 anni di Io?Drama

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“Non resta che perdersi”. 10 anni di Io?Drama

di Cristina
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‘Non resta che perdersi’ è l’ultimo lavoro sfornato in casa Io?Drama. A 10 anni dall’esordio la band milanese continua a riscuotere grandi successi dovuti forse alla nuova sperimentazione elettronica mista ad una scrittura intensa e riflessiva a cui il violino fa da collante. Non conosciamo le dinamiche che si creano dietro ad ogni nuovo progetto ma crediamo di aver assistito ad un ben pensato cambiamento di rotta rispetto ai precedenti ‘Il testamento di un pagliaccio’ e ‘Da consumarsi entro la fine’, un cambiamento dettato forse dal disincanto con cui si affronta la crescita (anagrafica e personale) che ha coinvolto il gruppo.
Ad ogni modo, lungi dal fare congetture, abbiamo intervistato per voi – a nome della band – il cantante Fabrizio Pollio.

La prima domanda è sempre scontata, ma chiariamo a chi non vi conosce e si pone di certo questo interrogativo: perché Io?Drama?

Ormai ha quasi perso di significato, ma diciamo che era il modo in cui chiamavo il mio stato d’animo in adolescenza. L’introspezione, il senso di inutilità che ci coglie talvolta mentre esistiamo, guardare i passanti come fosse un teatro… tutto questo è IO?DRAMA.

Siete giunti al vostro terzo lavoro ‘Non resta che perdersi’ e sono trascorsi 10 anni dal vostro esordio, quali differenze avete riscontrato nel vostro sound? In cosa siete mutati e cosa invece avete conservato durante gli anni?

Della formazione originaria oggi restano Vito, Mamo e me. Il grande cambiamento è avvenuto quando Fabrizio Vercellino, co-fondatore della band, prese altre vie. Volevamo reinventarci e proprio mentre lavoravamo sulla nostra identità è entrato nella band Giuseppe Magnelli, che stimavamo da diversi anni e che dal primo giorno ha rappresentato moltissimo per noi, sia dal punto di vista creativo che umano. Quello che è cambiato negli ultimi anni è soprattutto la nostra vita al di fuori della musica: gli anni passano e ti ritrovi in una realtà più “reale” di quella in cui vivevamo quando uscì il nostro primo disco. Ciò che abbiamo conservato negli anni è la voglia di creare sempre e comunque canzoni che ci rappresentino per poi suonarle dal vivo. Questa volontà ci fa superare gli ostacoli. E’ stato un lungo lavoro sul sound quello che ha portato alla pubblicazione di “Non resta che perdersi”, ma è stato anche un tortuoso cammino di crescita personale.

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Tra le tracce ben riuscite del vostro ultimo lavoro è notevole ‘Chiedilo alla cenere’. È evidente una certa inquietudine accentuata dai toni aspri e rarefatti. Mi piacerebbe sapere di più su questo pezzo e sul vostro intento comunicativo.

“Chiedilo alla cenere” è una sorta di viaggio visionario, una sorta di confuso punto della situazione. Qualcuno chiede informazioni sul suo passato in un’epoca in cui l’informazione ci tartassa. Chiede di raccontare cosa c’era prima che lui nascesse. Voleva essere una specie di mantra. Gli archi così gravi e dilatati sono stati utilizzati proprio per accompagnare un viaggio interiore durante il quale bisogna incontrare anche i propri fantasmi e fare i conti con alcune caratteristiche proprie degli esseri umani.

Uscendo fuori dal panorama musicale, abbiamo appreso della vostra collaborazione al progetto Younger’s in design e Younger’s in movie, raccontateci qualcosa al riguardo.

Sì, sono stato chiamato da Andrea di Rv e ci siamo capiti su alcuni punti riguardo la vita e l’arte e così, dopo un bicchiere di vino, non si poteva fare altro che procedere. Ci sono un po’ di idee che al momento però non svelo.

Vi vedremo in tour?

Stiamo programmando altre date, ma al momento quelle confermate sono:

06/02 – MARIANO COMENSE – IL CIRCOLO
20/02 – GROSSETO – FAQ
20/03 – MILANO – PRIVATE SHOW
27/03 – CREMA – IL PANIERE

A cura di Cristina Comparato.

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