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I New Adventures in Lo-fi sono un interessante gruppo di prospetto nella scena indipendente italiana.
Un po’ Weezer, un po’ Get Up Kids e un po’ Pavement, i ragazzi svariano tranquillamente tra melodie più legate al pop/rock anni ’90 fino alle suggestioni elettroniche più tipiche delle moderne produzioni.
L’uscita il 28 febbraio del loro nuovo album, So Far, ci è sembrata un’ottima occasione per farci descrivere dagli stessi componenti del gruppo come avviene il processo creativo alla base delle loro canzoni e come sono arrivati a questo punto della loro carriera.

Come avete iniziato a suonare insieme?

I New Adventures In Lo-Fi nascono nel 2010, più come esigenza personale e post-adolescenziale di scrivere e registrare canzoni nella mia cameretta, tutte da solo. Ovviamente mi sono reso conto ben presto di non essere in grado di suonare dignitosamente la batteria e altri strumenti, quindi non ci è voluto molto a estendere il progetto a una cerchia di amici che nel corso degli anni sono stati quasi una ventina. Ora la formazione si è assestata: da più di un anno suoniamo in tre, classico power trio chitarra-basso-batteria. Funziona benone, riusciamo a stare pigiati dentro a un Qubo pieno di strumenti per andare a suonare in giro quando ci capita.

Quali sono state le esperienze musicali che vi hanno maggiormente influenzato?

Me ne viene in mente una: 2004, festival a Benicassim, Spagna. Ho ordinato una birra da un litro, un bicchierone che neanche riuscivo a tenere in mano, ma che è felicemente bastato a farmi compagnia durante i live consecutivi di Lemonheads e Dinosaur Jr. Forse il numero di birre bevute supera quello di live visti, ma la cosa migliore per qualsiasi musicista è ascoltare e vedere tanta musica, dai festival internazionali ai concerti punk in sala prove. Anche i brutti concerti ti influenzano, sono utilissimi per l’autostima.
Per quanto riguarda la nostra vita musicale, la primavera scorsa abbiamo avuto la fortuna e l’onore di girare in tour con i Delta Sleep: inutile dire che salire su un furgone mezzo scassato con persone che condividono la tua stessa passione è una cosa che fa del bene.

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Come affrontate la composizione dei vostri pezzi? Nascono tutti insieme oppure ognuno registra da solo?

Le nostre canzoni nascono quasi tutte voce e chitarra e vengono poi arrangiate insieme; è un processo poco democratico e rispettare lo scheletro della canzone è spesso vincolante, ma ti permette di avere un repertorio che può funzionare benissimo anche in chiave acustica. Detto questo, le nove canzoni di So Far che usciranno a fine mese sono completamente elettriche. Le abbiamo registrate tutti insieme quest’estate, chiudendoci per una settimana nello studio di Stop Records a Rimini. File under: mangia, registra, dormi. Nella produzione ci siamo fatti aiutare dai ragazzi di Stop, Ivan e Andrea, e abbiamo coinvolto anche i Girless & The Orphan, che da quelle parti vanno forte. Abbiamo poi aggiunto, oltre a banjo e tromba registrati a Torino, chitarre e voci degli inglesi Plantman, che ci hanno fatto un gran regalo spedendoci le loro tracce via mail. Siamo molto contenti del risultato e dell’essere riusciti a coinvolgere musicisti che stimiamo che vivono a migliaia di chilometri di distanza.

Come mai vi siete orientati proprio su un genere così particolare (nota bene: è un complimento!) soprattutto alla luce di quelle che sono le mode del momento musicale?

La domanda è curiosa perché quello che suoniamo non ci sembra poi così particolare. personalmente trovo che sia molto più particolare la musica di St. Vincent, che ha appena vinto un Grammy Award. Ci sono un sacco di suoni strani e sintetici nel suo ultimo album. Non saprei dire che genere sia il suo, così come non saprei definire il nostro. Marco è cresciuto a punk californiano, io e Michele ascoltiamo tutto ciò che sta tra i Replacements più sguaiati e i Sun Kil Moon più scarni, purché alla base ci sia una bella melodia. Il punto è proprio quello: la melodia. Non siamo una band che cerca la soluzione stilistica e musicale più complicata per poter vivere con orgoglio nel ghetto della musica alternativa dura e pura, che in Italia è tanto fiorente quanto autoreferenziale. A noi il pop piace, le belle melodie anche e cerchiamo di metterle nella nostra musica; è solo che amiamo più le chitarre belle forti che i suonini sintetici, ed è questo il motivo per cui veniamo inesorabilmente ricondotti al sound degli anni 90, che torna di moda solo quando qualche colosso del passato si gioca la carta reunion. Delle mode non ce ne siamo mai fatti niente, d’altronde la barba lunga ce l’avevamo già 10 anni fa.

Avete intenzione di fare dei live a breve? Dove possiamo trovare info su di voi?

Il 28 febbraio avremo il Release Party all’Astoria di Torino insieme ai Girless & The Orphan. Poi saremo il 13 marzo a Roma, il 14 a Napoli per una serata Cheap Talks, piccola etichetta indipendente che ci sta dando una mano, e il 15 a Corato, provincia di Bari. Al sud pare ci vogliano bene. Al resto ci stiamo lavorando, siamo aperti a qualsiasi proposta, anche agli house concert, perchè no?

Potete trovarci qui:
newadventuresinlofi.it
facebook.com/newadventuresinlofi

A cura di Paolo Pugliese.

Intervista ai New Adventures in Lo-FI ultima modifica: 2015-02-12T11:35:25+00:00 da Paolo Pugliese
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