INTERVISTA A VIOLA DI GRADO, PENNA STRUGGENTE E SFERZANTE, GIOVANE PROMESSA DEL PANORAMA LETTERARIO ITALIANO

di Marica Dazzi

INTERVISTA A VIOLA DI GRADO, PENNA STRUGGENTE E SFERZANTE, GIOVANE PROMESSA DEL PANORAMA LETTERARIO ITALIANO

di Marica Dazzi

INTERVISTA A VIOLA DI GRADO, PENNA STRUGGENTE E SFERZANTE, GIOVANE PROMESSA DEL PANORAMA LETTERARIO ITALIANO

di Marica Dazzi
4 minuti di lettura

Provateci a farmi credere che è la bellezza che cerco. Come se io fossi così banale.

La bellezza c’è già . C’è dappertutto. La bruttezza è più umana. È potere. E’ una storia vera senza morale che comincia dalle mie forbici e finisce sull’acrilico fiorito di tutte le maglie fortunate.

Camelia Mega è una giovane studentessa universitaria la cui vita viene straziata dalla perdita del padre. Sola, con una madre che ha smesso di parlare, sopravvive stracciando dalla propria vista i colori, smette di considerare il tempo e di considerarsi nel tempo, si perde e cerca di ritrovarsi nel silenzio, si scopre infine in un unico posto: fuori.

Viola Di Grado, penna esordiente nel panorama letterario italiano, è l’autrice di “Settanta acrilico trenta lana” Edizioni e/o, la storia di Camelia, protagonista di questo esuberante racconto per il quale la scrittrice ha già  vinto il Premio Campiello Opera Prima 2011 e il Premio Rapallo Carige Opera Prima 2011, romanzo tagliente e singolare, fra i candidati al Premio Strega 2011.

Leggerla è stato interessante, così come lo è stato incontrarla.

Appena ventiquattrenne, Viola è nata a Catania e si è laureata a Torino in lingue orientali, il suo stile e il suo volto combaciano con il disegno della sua storia, tutto in lei sembra infatti piacevolmente particolare.

Noi di “The Freak” abbiamo avuto l’occasione di intervistarla:

Camelia e Viola, la scrittrice e la sua protagonista, quali sono le similitudini e le differenze fra te e lei?

In realtà  io e Camelia abbiamo molto poco in comune, forse, solo la stessa passione per le lingue orientali, sicuramente ho una visione molto più felice della vita rispetto al mio personaggio.

Perché hai deciso di ambientare il tuo romanzo proprio a Leeds? Cosa ti ha colpito di quel posto?

Ciò che più mi ha colpito di Leeds è stata la sua ambiguità , è estrema e non solo climatica, è davvero possibile – passeggiando per le sue strade – incontrare i ragazzini di cui parlo nel mio libro.

Ci sono stata in Erasmus, in realtà  non è uno scenario così tetro come può sembrare dal mio libro, ho chiaramente un po’ esagerato, lì mi sono divertita molto.

Perché hai deciso di non lasciare speranza alla tua protagonista? Perché quest’odio per i colori?

Camelia si sente esclusa da tutte le cose belle, tutti i colori che la circondano dai fiori ai pappagalli rappresentano una unica entità , è come se fosse estraniata da un’identità  compatta di cui non si sente parte, ecco perché taglia i vestiti, la moda rappresenta proprio l’illusione di questa identità della quale non riesce a sentirsi partecipe. In un libro niente è lasciato al caso, persino il richiamo del particolare sulla cravatta dell’ultimo personaggio che appare nel libro rimanda a questo messaggio, lui stesso in fondo rappresenta la bellezza, è tutto voluto.

La tua protagonista è anoressica di parole ma allo stesso tempo non riesce a privarsene, questa sua condizione rappresenta forse una critica all’odierno rapporto della nostra società con il silenzio? Pensi sia troppo sottovalutato?

Le cose che scriviamo significano spesso molto più di ciò che avremmo voluto dire. Nel libro ci sono sicuramente un sacco di cose che intenzionalmente non avrei voluto dire ed invece inconsciamente ho detto, questa probabilmente è tra loro.

Camelia vive una situazione drammatica, in momenti difficili ci sono dei libri o delle canzoni che preferisci ascoltare? Magari qualche canzone di Bjork, la cantante preferita dalla tua protagonista?

In realtà quando sono particolarmente affranta ascolto e leggo cose ancora più tristi, mi fa stare meglio. Persino Bjork mi sembra troppo allegra in quei momenti preferisco ascoltare Pj Harvey, se dovessi pensare ad una lettura mi viene in mente “Il mito di Sisifo” di Albert Camus.

C’è stato un momento in cui hai pensato di dare un finale diverso al tuo romanzo?

Sì, ho pensato ad un finale meno cruento, ma ho sentito che quella storia doveva andare in quel  modo, non potevo sottoporla a sottrazioni.

Il tuo romanzo verrà  tradotto in altre lingue?

È già  in traduzione in Spagna, Portogallo, Inghilterra e in Francia.

Ci sono dei colleghi della tua casa editrice che preferisci leggere?

Sì, apprezzo molto Elena Ferrante.

E tra le recensioni del tuo libro che hai letto quale ti è piaciuta di più? Quali definizioni ti sono rimaste in mente?

Mi è molto piaciuta la recensione di Giulio Ferroni su Il Manifesto, fra le definizioni che mi hanno colpito di più ricordo lettura plurifocale, “scrittura ideogrammatica” e “scrittura palindromica”.

Progetti futuri? Stai già preparando qualcosa?

Sto lavorando su due romanzi e una raccolta di poesie, ma non vi anticipo altro!

Ragione per la quale non ci resta che aspettare, e lo faremo pazientemente, sicuri che anche i prossimi lavori saranno un successo.

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