Francesco Taskayali il giovane Einstein del pianoforte italiano.
Pianista e compositore, classe ’91, Francesco Taskayali nasce a Roma, cresce a Cihangir (Istanbul, Turchia), poi torna in Italia, precisamente a Latina e inizia la sua carriera di compositore e musicista, influenzata dal minimalismo di Ludovico Einaudi ma anche da suoni più vicini al jazz.
Mostra fin dai suoi primi lavori una straordinaria capacità di sperimentazione con Emre (2010), Levent (2012), Flying (2014). Si esibisce in tutto il mondo.
Il 19 maggio scorso è uscito il suo quarto lavoro dal titolo “Wayfaring”.
Come sta andando il disco?
Direi alla grande ! A una settimana dal lancio è entrato tra i 100 dischi più venduti in Italia e tra i 15 più venduti nelle Feltrinelli, un traguardo per un disco di pianoforte, senza parole ne cantanti.
E’ una produzione corale. Quali etichette sono intervenute sul tuo lavoro?
Su 4 Brani (Introitus, Cihangir, Midnight e Bazar) c’è la produzione artistica di Ale Bavo. C’è il supporto di Warner Classics, INRI Torino, Metraton come management e Only Stage per il booking.
“Wayfaring”, perchè questo titolo?
È una parola interessante, difficilmente traducibile. È l’atto di camminare a piedi o anche di crearsi la propria strada. È un modo diverso di viaggiare. Wayfaring è il contenitore di 12 tracce, in posti diversi del mondo. C’è piazza Taksim, il Bosforo, Vienna, l’Anatolia. Il viaggiare a piedi mi ricorda il cammino di Santiago che ho fatto 2 anni fa. Arrivato al quarto disco penso di averla presa una strada, o forse, ne sto già costruendo una nuova.
 
Anche questa volta sperimenti con particolari arrangiamenti. Chi ha collaborato al disco e a cosa e a chi ti sei ispirato?
Con Ale Bavo abbiamo voluto fare qualcosa che fosse da Roma in giù, per questo nel disco ci sono strumenti insoliti, come il liuto, il bouzuki, la mandola, il Cajon. Ale ha deciso che fosse il caso di metterci anche sintetizzatori e, difatti, in un brano “Cihangir” c’è anche la cassa in 4 (che sarebbe il suono di un Cajon). Il piano l’ho registrato a Milano e, per tutta la parte con Ale, siamo stati un po’ in giro tra Torino, Milano e Chivasso. Ogni volta che terminavamo un pezzo, lo andavamo ad ascoltare in macchina. Ho passato davvero dei bei momenti!
Quale componimento di questo ultimo album ti rappresenta di più?
Forse Taksim: un brano che ho composto a Piazza Taksim ad Istanbul. Sono pieno di nostalgia, Istanbul sta vivendo dei grandi cambiamenti e i miei ricordi di infanzia iniziano a sfumare. In quella città ho trascorso 6 anni della mia vita e non posso negare di appartenerle.
Vederla cambiare fa male.
 
Hai viaggiato e ti sei esibito in più di 15 paesi nel mondo. Quale Paese e quale esperienza ricordi con più soddisfazione?
A questa domanda rispondo sempre con l’Africa. I concerti ad Addis Abeba e Nairobi mi hanno colpito nel profondo. Da alcuni viaggi si torna silenziosi e l’Africa è un continente che fa riflettere. In entrambe le città ho trovato un pubblico molto caloroso, così, quando si dice avere la musica nel sangue, penso sempre a quel pubblico.
Prossimi concerti?
Il 15 giugno sarò in concerto alla Feltrinelli di Porta Nuova, poi in viaggio tra Milano e Roma ed infine sono da confermare USA e India.
di Daniele Urciuolo, all rights reserved
Intervista a Francesco Taskayali: il pianoforte e “Wayfaring” ultima modifica: 2017-06-14T16:24:34+00:00 da Redazione

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