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È un ordinario pomeriggio di mezza estate, ieri come allora. Alcune giornate però sono destinate a cambiare qualcosa e con molta probabilità riempiranno una pagina di storia irripetibile. Giornate che non ricordi perché non eri ancora nato ma che tutti i grandi, specialmente i nonni, sin da piccolo, non hanno mai smesso di raccontarti prima di addormentarti. 
Anche io oggi voglio raccontarti una storia e voglio farlo come se fossi la tua vicina e compagna di giochi che quando ti sussurrava all’orecchio storie di fantasia, tu la stavi ad ascoltare senza distrarti neppure un attimo, senza pensare al prossimo pallone da lanciare o alla bambola rimasta sola. L’unica differenza è che quello che sto per dirti non l’ho inventato per far colpo su di te ma è una storia vera  che devo necessariamente condividere perché non potrei fare altrimenti. 
Ebbene oggi voglio parlarti del Vomere, sì ma questo già lo sapevi perché lo hai letto tra le breaking news. Ti parlo un po’ dei suoi 120 anni di attività ma ovviamente sai anche questo. Non sai però che la redazione di The Freak, di cui faccio parte, ha intervistato per te, caro amico lettore, il dottor Riccardo, discendente diretto della famiglia Rubino che fondò assai tempo fa il più antico periodico siciliano, regalando così un altro lodevole primato alla propria città, Marsala. Perciò adesso, non posare il tuo smartphone o tablet e concediti un altro piacevole momento di pausa in nostra compagnia.
IL VOMERE: 120 ANNI DI CRONACA, LEGALITÀ E ATTIVISMO AMBIENTALE

                                Il Vomere

Devi sapere che il Vomere nasce il 12 luglio del 1896 e da allora di epoche ne ha conosciute tante, ereditando così qualcosa di speciale da ciascuna di esse. Nacque in una realtà siciliana che all’alba del XX secolo recava ancora con sé strutture quasi feudali e precisamente come organo dell’Agenzia Popolare, un’agenzia di affari commerciali, amministrativi e legali, creata dal bisnonno di Riccardo, il Prof. Vito Rubino, che agiva proprio in quegli anni a Marsala. E’ particolarmente interessante notare come quest’agenzia fosse un operatore economico che svolgeva, in un territorio che non era coinvolto nella seconda rivoluzione industriale (e non lo sarà per molto tempo), la sua attività nel solo ambito terziario. L’altra interessante intuizione del Fondatore fu quella di dotare la sua impresa di un mass media che la implementasse; formula, questa, ormai comune: la Fiat ha La Stampa, la CIR ha L’Espresso etc. Il fine perseguito è esplicitato nel primo articolo del primo numero de “Il Vomere”: infondere -collo spirito e colla tenace attività giovanile, maturata, peraltro, nell’avversa fortuna-un alito vivificatore in pro della vita economica di Marsala.
Mi rivolgo allora a Riccardo chiedendogli quali furono, oltre a quelli economici, i temi cari alla sua rivista. 
Mi risponde dicendomi che agli inizi, i temi più approfonditi furono, oltre alla cronaca, quelli relativi alla zootecnia, itticoltura e all’agricoltura, in special modo alla viticoltura. Ma le pagine della rivista hanno accolto anche contributi su temi di pedagogia, politica, economia, letteratura, storia locale e cultura. Da allora si è prontamente aggiunto anche il tema della legalità. Si tratta, dunque, oltre ogni ragionevole dubbio, di un’informazione completa, restituita al pubblico in forma consapevole e con dati scientifici e precisi. 
Ci sono, tuttavia, tante altre cose che tu, mio caro amico, meriti di sapere! Una di queste, che sicuramente desterà la tua instancabile curiosità, riguarda un piccolo aneddoto sulla Regina Margherita. Ti starai chiedendo: cosa può accomunare una regnante di casa Savoia e una rivista così scientifica che fece il suo esordio proprio in quegli anni?Domanda del tutto lecita che ha suscitato anche particolare interesse in me tant’è che ho pensato subito di parlarne con Riccardo, il quale, in quanto Rubino, avrebbe saputo dirmi molto di più in merito a tale episodio, sempre per quella stessa ragione che spinge gli adulti a tramandare ai piccini davanti al camino o ai bordi del letto, storie che meritano di essere ricordate nei secoli.
La regina Margherita di Savoia, sì proprio quella a cui il signor Esposito dedicò un’intera pizza, espresse apprezzamenti riguardo alla straordinaria attività del periodico marsalese e della famiglia Rubino. Fu innanzitutto il Re Vittorio Emanuele III, agricoltore appassionatissimo, ad onorare la rivista del suo abbonamento sostenitore, nonostante il Fondatore fosse classificato, nel casellario politico centrale, come “socialista rivoluzionario”. 
L’apprezzamento della Regina Margherita, spiega Riccardo, “nasce, soprattutto, per un’operazione di cui il Vomere si fece artefice, e cioè l’istituzione delle scuole rurali, ad uso dei contadini e dei loro figli che, abitando nelle contrade, non potevano raggiungere il centro cittadino. Conserviamo, ancora oggi, le pergamene che attestano il conferimento della carica di Cavaliere della Corona d’Italia ai direttori di quegli anni.”
Premiato alle esposizioni di Roma, Parigi e Marsala, oggi il Vomere si prefigge nuovi obiettivi da raggiungere, potresti Riccardo elencarci alcuni di questi?
“I premi sono attestazioni che fa sempre piacere ricevere, significa che il nostro lavoro viene riconosciuto ed appezzato. Ma l’obiettivo rimane uno: oltre alla ricerca di più lettori (soprattutto giovani), quello di dare alla gente gli strumenti necessari per comprendere la realtà e farsi un’idea propria.”
Tuttavia mi sorge spontaneo chiedergli, quanto l’editoria cartacea abbia risentito di tale drastico mutamento ed in special modo la sua rivista, nell’era del digitale e dell’informazione telematica. Replica dicendomi che “digitale e cartaceo non sono concetti antitetici, per quanto possa sembrare assurdo. Certo è impossibile competere, in punto di cronaca, con le agenzie che refreshano continuamente le loro home page. Al cartaceo è rimasto, però, un mercato e cioè quello dell’opinione che si forma dopo le breaking news. Internet lì non funziona benissimo, prendo Facebook come esempio, perché non c’è filtro che distingua un pensiero cosciente da una chiacchera da bar. Un articolo, invece, passa attraverso una redazione che ci mette la faccia e che se ne assume la responsabilità. Abbiamo certamente assecondato il cambiamento, ma non abbiamo radicalmente mutato la nostra natura, il nostro format. Per la verità, Internet ci dà una mano: ci aiuta a diffondere le anticipazioni delle notizie che riversiamo poi sul cartaceo.”
Il Vomere come l’omonimo organo dell’aratro deputato al taglio orizzontale lungo il terreno. Quanto è forte, gli chiedo, oggi il legame con l’agricoltura?
“Il legame con l’agricoltura, che poi è la vera risorsa di questa regione, è sempre fortissimo. Ad esempio, nei primi del ‘900 i nostri vigneti furono colpiti da una malattia chiamata fillossera che li stava distruggendo. Praticamente una catastrofe, come se all’Arabia Saudita toglieste il petrolio. Fu Vito Rubino e il sindaco di allora, Giacomo Dell’Orto, a far venire a Marsala il Prof. Federico Paulsen che all’epoca era un luminare in agraria. Convinsero i contadini ad estirpare i vitigni locali, piantare la vite americana, resistente alla malattia, e su questa innestare, infine, le viti tipiche del territorio. Fu una scommessa non indifferente. Se si beve vino dalle nostre parti, un po’ è anche merito nostro, e questo dà la misura del nostro legame con l’agricoltura.”
Ebbene sì, Marsala: patria del Vomere e del vino, quello per cui tutti i palati sopraffini dei grandi sommelier nel mondo conoscono gli italiani. Ma cosa lega, ancora oggi, il Vomere all’atavica tradizione enologica della sua città?
“Il Vomere promuove sempre il nostro Vino, sia il Marsala che quello da tavola. Cerchiamo in tutti i modi di dare sostegno alle cantine locali, che nonostante le difficoltà riescono sempre a conquistare nuove fette di mercato.”
Di grande rilevanza ancora, resta lo straordinario attivismo del Vomere per la salvaguardia ambientale del territorio siciliano. 
Questo aspetto peculiare, infatti, è stato da sempre un punto fermo nella vita del giornale e merita oggi di essere approfondito con maggiore attenzione. “Negli anni ’70, il direttore dell’epoca, mio nonno Riccardo, si batté con le unghia e con i denti affinché la perla del nostro territorio, cioè la Laguna dello Stagnone con il suo sistema di isole tra cui Mozia, divenisse riserva naturale. Sbatteva in prima pagina tutti gli abusi edilizi, purtroppo tollerati (se non proprio avallati) dalle istituzioni locali. Abbiamo anche perorato la causa contro le Trivelle nel Mediterraneo. Oggi, il nostro obiettivo è quello di rendere la laguna dello Stagnone e l’Isola di Mozia Patrimonio UNESCO.”
Ancora oggi, da 120 anni, la famiglia Rubino gestisce il Vomere mantenendo sempre accesi nel tempo un’inestinguibile passione ed un amore vero per la propria terra.
Ma Riccardo, ci sono stati dei momenti in cui, per l’attività d’informazione svolta dal periodico, avete subito minacce o soprusi? Se sì, come avere reagito?
“Il nostro giornale è sempre stato in prima linea quando c’era da riportare notizie scomode e non è mai venuto meno all’impegno civile. Nel 1995, proprio nella terra che ancora oggi (probabilmente) nasconde il boss più potente e dalla personalità più complessa della storia di Cosa Nostra, il Vomere organizzò uno storico convegno, “le indagini antimafia nelle procure distrettuali e circondariali, esperienze a confronto”, che portò a Marsala personalità del calibro di Piero Alberto Capotosti, Giancarlo Caselli, Francesco Messineo, Carmelo Carrara, Giovanni Impicciché, Luigi Croce, il Prof. Fiandaca, il Prof. Galasso, Sergio Lari, Italo Materia, Guido Neppi Modona, Massimo Russo, Gioacchino Natoli, Libertino Alberto Russo, il Ministro di Grazia e Giustizia Mancuso e Bruno Siclari. Quando veniva celebrato il primo maxiprocesso alla Cosca marsalese, il “Patti + 40”, i nostri cronisti riportavano fedelmente le deposizioni dei pentiti rivelatisi più attendibili, senza lesinare nomi, cognomi, luoghi e date. Uscì pure un libro, da noi edito, andato poi a ruba: “Cos’era Cosa Nostra a Marsala”, offrendo ai lettori uno spaccato di cosa fosse la Mafia a Marsala, quella che viveva di sofisticazione vinicola, di bische e di estorsioni. E tutto questo lo facevamo quando a Marsala c’erano i marsalesi, quando nel nisseno imperversavano gli Stiddari, quando a Trapani reggeva Virga e a Mazara del Vallo comandava Mariano Agate, quando Totò Riina e Bernardo Provenzano erano ancora latitanti e Castelvetrano era saldamente in mano a Francesco Messina Denaro. Ora sono tutti bravi  a gridare lo slogan secondo cui la “Mafia è una montagna di merda”; noi scrivevamo di Mafia e contro la Mafia quando alcuni concetti venivano a malapena sussurrati, e soprattutto non parlavamo solo di superboss, lontani e fumosi, quasi astratti, ma anche dei rais della porta accanto. Operazione, questa, ben più difficile e pericolosa. Nonostante tutto, l’onestà mi impone di dare una risposta che potrà magari deludere: ebbene, noi non abbiamo mai e poi mai subìto intimidazioni o minacce. Le vere minacce, piuttosto, sono venute dalle Istituzioni politiche che tendono a fare terra bruciata a chi esercita il legittimo diritto/dovere di critica.”
Prima di salutarci e di caricare questo articolo sul sito di The Freak, gli chiedo se vorrebbe dire qualcosa ai giovani che vogliono immettersi oggi nel mondo dell’editoria e della stampa. E lui, con l’ entusiasmo di chi crede fermamente in quello che sta per dire, mi risponde che “Il giornalista non ha a che fare coi soldi. Certo esercita un potere, ma che trascende la sfera economica, e per questo deve avere un enorme senso della responsabilità. Un giornalista tiene la penna come tiene un bisturi: una frase suggestiva o una parola di troppo possono compromettere carriere e vite. Il giornalista, poi, è il raccordo che fa sì che il controllato, cioè il pubblico, possa diventare controllore dei controllori, che poi è questo ciò che il Potere teme. Il giornalista, infine, è Pubblico Ministero di fronte al tribunale dell’Opinione Pubblica contro le cui sentenze non c’è Appello o Cassazione. Pochi soldi, tante responsabilità, tanto potere; fare il giornalista è una vocazione, e chi ha la vocazione non ha bisogno di alcun consiglio: dentro di sé sa già tutto.”

Saluto Riccardo e lo ringrazio per il tempo che ha voluto dedicarmi, per aver accettato con grande disponibilità e gentilezza di essere intervistato da me, con la speranza che le sue parole non abbiano gettato invano un seme importante nelle menti di quelli che adesso le stanno leggendo, specie se decideranno di seguire le orme della sua famiglia.

E tu, mio caro lettore e amico, che con fare deciso sposti magistralmente i tuoi pollici dal basso verso l’alto lungo lo schermo e scorri con gli occhi questa pagina virtuale, a te voglio dire: abbi sempre cura della tua curiosità, non sciuparla per il troppo scetticismo, piegati alla sua forza e se necessario, và controcorrente, abbandonandoti pure ad essa e ricercando sempre la Verità. Non accontentarti, dunque, di una laconica e sommaria cronaca, abbi sempre vivo quel primordiale desiderio di conoscenza. Se pure ti accorgessi nel mentre di fare difficoltà a trovarla, prosegui con tenacia e spirito critico per il tuo cammino e le tue ambizioni perché quando leggi e continui imperterrito nel tuo viaggio, le mete possono aspettare. Tu sei già in vantaggio.

di Enrichetta Glave, all rights reserved

IL VOMERE: 120 ANNI DI CRONACA, LEGALITÀ E ATTIVISMO AMBIENTALE ultima modifica: 2016-07-26T18:33:55+00:00 da Enrichetta Glave
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A proposito dell'autore

All'imbrunire di un afoso pomeriggio molisano viene al mondo Enrichetta. Il peso del suo nome sembra consacrarla al Risorgimento, all'amata moglie del Manzoni ed alla passione per la Letteratura e l'Arte. Alla facoltà di Giurisprudenza presso l'Università Luiss di Roma studia diritto, mossa da ideali libertari e a tratti rivoluzionari. Dà inizio al suo viaggio con the Freak pubblicando poesie e vedendo così delineato un sogno coltivato sin da bambina. Ama evocare immagini bucoliche nella mente del lettore, in grado di suscitare quiete e serenità, sviluppando nel tempo un singolare interesse per il dio Bacco e per il suo amabile nettare, il vino. Preferisce deliziare il suo palato con un buon rosso, meglio se Brunello di Montalcino. Un foglio bianco, una penna sul tavolo e tanta cioccolata fondente da mangiucchiare in fretta al sopraggiungere della notte, incalzano il suo polso, deciso ed implacabile. I poeti decadenti affascinano il suo spirito irrequieto e la conducono verso il mistero dell'Altrove. Dedica un po' del suo tempo partecipando a spettacoli teatrali in lingua arbereshe, seconda lingua del suo paese d'origine, Ururi. L'accento marcato le conferisce un'aria da straniera smentita subito dal suo fiero patriottismo romantico. Ama la fotografia di Erwitt, Bresson, Doisneau e gli scatti colorati dello statunitense Steve Mc Curry. Apprezza l'arte di strada, segue la satira del graffitista Banksy e scruta attentamente, con due immancabili cuffie alle orecchie, i murales inquietanti di Blu, sorpresa da occhi lucidi e timidi sorrisi.

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