Il sangue dei giusti è seme – In memoria di Giovanni Falcone

di Pietro Maria Sabella

Il sangue dei giusti è seme – In memoria di Giovanni Falcone

di Pietro Maria Sabella

Il sangue dei giusti è seme – In memoria di Giovanni Falcone

di Pietro Maria Sabella
2 minuti di lettura

Tormentata sarà questa giornata.

Pieni gli occhi di ricordi, di lacrime ma anche di sorrisi.
La memoria andrà al boato percepito persino al porto, alle ambulanze, alle urla della gente smarrita per strada e poi ad un’invasione progressiva di mezzi delle forze dell’ordine in città.
Come se fossimo stati un pezzo di Paese in guerra senza mai saperlo o forse una città accompagnata dal silenzio.
Poi la mente ricostruirà i pezzi mancanti di una Repubblica smarrita. Falcone, la Morvillo e la scorta giungeranno su vai mezzi in città, in fin di vita, alcuni morti, altri sono rimasti – come fossero parti di un puzzle sconosciuto – sull’autostrada.
Arriveranno le prime immagini in televisione.
Uno sconcerto inaudito:
-“non è possibile pensare che siano riusciti a cumminare tutto questo?”
-“Un’autostrada divelta, ridotta in polvere e cenere, decine di morti e feriti, la mano sinistra della lotta alla mafia spezzata tra le lamiere di una macchina vecchia come la Repubblica”.

E’ un giorno di miseria, di riflessione. Il 23 Maggio 1992 è un giorno cupo.

Come quando morì Cristo, ma con le dovute differenze, il sole sparì, come oggi qua a Roma.
Piove su Roma 22 anni dopo. Piove e mi domando se il cielo sia ancora quello lì – lo stesso -, sporco e intriso delle stesse nefandezze umane, dei giochi di potere ancora tenuti sotto archivio.

Il 23 Maggio non può più essere – per chi lo celebra – un giorno della “memoria”; deve essere un giorno della vita, della vita piena, coraggiosa, quantomeno onesta di un uomo. Un giorno collettivo, il giorno degli onesti.
Che la celebrazione si faccia azione di vita concreta e non bocca piena e mani in tasca. Non serve più la corona di fiori a Capaci, servono uomini e donne che Capaci non la consentano mai più, né a Roma né a Palermo.

Volevano farci paura spaccando l’autostrada, Falcone, e prima e dopo Chinnici, D’aleo, Basile, Impastato, Grassi, Borsellino e tanti altri Uomini, intimidendo gente, picchiando, spacciando e chiedendo il pizzo.
Adesso non spaccano più cose, le comprano, le fanno e poi te le rivendono. La paura è diventata piacevole, parte di quella società mista di grigi sfumati di cui facciamo parte.

Ma chi vuole li vede e li sente e capisce che ancora oggi si possono sconfiggere. Tutti loro, colletti bianchi, azzurri o senza colletto.

La paura non è niente.
Allo specchio la paura non è niente in confronto alla vergogna e alla corruzione.

Giovanni, noi siamo ancora qui, in tanti e tu sei sulle nostre gambe.

di Pietro Maria Sabella

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati

Caravaggio

Caravaggio
ritrovato: vero?

3 minuti di letturaIl lotto n. 229, Incoronazione di Spine, della cerchia di Josè de Ribera, pittore barocco detto lo Spagnoletto, è stato ritirato. Perché?

LEGGI TUTTO