Il primo partito autoimmune della storia

di Riccardo Rubino

Il primo partito autoimmune della storia

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Il primo partito autoimmune della storia

di Riccardo Rubino
6 minuti di lettura

E così i 5 stelle hanno capito a cosa servono regole e garanzie.

Uno sguardo retrospettivo, prima di tutto.

L’atteggiamento del partito grillino è sempre stato netto, in punto di garanzie. Netto come la stupidità di chi si ostina a non capire che se una cosa esiste – in questo caso una regola – vuol dire che qualcuno l’ha messa lì per una ragione precisa. E non per fare una cortesia al “politico”.

 Il “politico”: lemma d’origine greca, eppure avviluppato da fumi satanici che indica quella persona di cui non ci si può fidare.

Il “politico”: quel soggetto che, come uno sciamano, sugge il veleno della società che amministra e lo fa proprio.

Il “politico”: l’agnello che toglie i peccati dei cittadini che se buttano una carta per terra allora la colpa è del politico che non pulisce.

Il “politico”: quel personaggio che, dopo mani pulite, è diventato il Male contro cui combattono gli Arcangeli che hanno superato il concorso per tot posti di Magistrato Ordinario, indetto dal Ministero della Giustizia con D.M. e pubblicato in G.U.- sezione concorsi.

Il grillino medio pensa semplice: il politico è quello che s’è mangiato l’Italia, signora mia, e se qualcuno decide di indagare, lo faccia! Lo faccia, Signora mia! I Politici? Tutti una faccia, tutti una razza! “Fanno un etto e mezzo, lasciamo?”. “Lasci pure!”. Ed è così che, tra i prosciutti e le mozzarelle, di fronte al banco salumeria, si invocano confische, galere senza chiavi, ergastoli, fucilazioni e, perché no, anche la fine della giurisdizione. Praticamente manca solo lo squartamento e poi c’è tutto il grand guignol.

E se tu per un momento fai notare al fan a cinque stelle che, una volta eletto (perché è chiaro: il “politico” è solo quello che ha la poltrona), anche il grillino è – di per sé – diventato “politico” e dunque “ladro”, allora la pagina si fa bianca e spunta l’Errore 404.

Control + Alt + Canc: azioniamo la formula esoterica per ricominciare da capo e vediamo di mettere ordine alla confusione. Ora occorre capire a grandi linee come funziona uno Stato di Diritto, in modo da poter poi intendere come la nettezza dei grillini, alla fine, li abbia messi con le spalle al muro quando i nodi sono venuti al pettine. Come nel caso della nave Diciotti.

Lo Stato di Diritto è quella cosa che a scuola ci spiegano essere caratterizzata dalla divisione dei poteri: il legislativo fa le leggi, l’esecutivo amministra, il giudiziario giudica. E giudica – tra le altre cose – anche se l’esecutivo ha rispettato le leggi dettate dal legislativo. Sembra complesso, ma non lo è. Ora, certamente, qui non si vuole fare una lezione di diritto costituzionale, però, anche davanti al bancone di un bar, è chiaro che nessuno di questi poteri debba invadere il campo dell’altro, affinché le cose funzionino per bene.

 E come arginare i poteri? È semplice! Attraverso le garanzie, che sono quei muri che dicono ad un potere: “Bello, vedi che da qui non passi. E, se vuoi passare, devi chiedere il permesso”. Sono regole banali, che si instaurano quasi spontaneamente anche se si gioca a calcio nel cortile dell’oratorio.

Questo il quadro. Adesso vediamo di applicarlo al caso della Diciotti.

Ad un certo punto, il Ministro dell’Interno decide che i migranti a bordo dell’imbarcazione “Diciotti” non devono scendere sulla banchina. “Sono irregolari” – spiega il Ministro del Viminale – “e dunque non passano”. Al netto del giudizio sulla decisione, il punto è che il Ministro Salvini ha ritenuto di garantire la sicurezza dello Stato impedendo lo sbarco. Si tratta, dunque, di una decisione “politica”, cioè fatta da un “politico” nell’esercizio della sua funzione di… “politico”.

Certe decisioni sono appannaggio di uno di quei famosi poteri dello Stato, che per funzionare deve essere reso “immune” dagli altri due poteri. E come si fa ad applicare questa – chiamiamola così – “immunità”? Attraverso una “garanzia”. E qual è la garanzia? La garanzia è “l’autorizzazione a procedere”, che deve essere concessa dal Parlamento per processare il Ministro (Salvini, in questo caso). A questo punto si attivano tutta una serie di meccanismi assai complessi che tuttavia si possono riassumere così:

 “Se il ministro ha agito per la tutela dello Stato allora non deve essere concessa l’autorizzazione. Se il ministro non ha agito a tutela dello Stato, allora l’autorizzazione deve essere concessa”.

 La decisione sta a monte, cioè sulla valutazione circa la sussistenza dell’interesse dello Stato o meno. Una volta formulato il giudizio, la scelta tra le due opzioni è vincolata ad uno schema univoco: “Se sì (interesse dello Stato), allora no (autorizzazione) – Se no (interesse dello Stato), allora sì (autorizzazione)”.

E filerebbe tutto liscio come l’olio, se non fosse che i pentastellati abbiano letteralmente trebbiato le scatole a tutti gli italiani – per anni – con un concetto di “Onestà” che nulla ha a che vedere con la “Legalità”.

 Ed è così che il Movimento 5 Stelle è riuscito a farsi scacco matto, pur giocando da solo. Perché, vedete il Movimento per ora sta al Governo (ladro per definizione, n.d.r.), e anzi ne esprime – tra gli altri – un vicepremier.

Ed è proprio il Governo, a questo punto, ad essere sotto accusa, giusto perché sono stati tutti i membri dell’esecutivo a rivendicare l’azione di Salvini.

E a questo punto, che fai? Applichi la norma, come legalità impone, e salvi Salvini con tutti i filistei? Sarebbe la cosa più giusta, probabilmente. Ma dopo che per anni hai sostenuto che le garanzie servono a farla franca, bene che vada ti prendi gli sputi in faccia.

Oppure fai ricorso alla legge morale che è dentro di te, adotti un ragionamento schizofrenico per cui dici: “Il Ministro ha agito nell’interesse dello Stato ma va processato lo stesso” – che equivale a sostenere: “Ho un callo al piede che mi fa male, ma siccome sono un collezionista di seghe di Gigli mi amputo la gamba” – e fai saltare in aria il Governo di cui fai parte.

Con una sola mossa, sei riuscito a metterti all’angolo. Complimenti, ci vuole del talento.

Signori, tiriamo le somme.

 Se dietro a tutto questo c’è una strategia, allora la mente che l’ha concepita non ha nulla di umano. Riesumate Padre Amorth perché il Demonio vive e cammina in mezzo a noi. Se invece questa incredibile concatenazione di eventi è stata tutta casuale, allora siamo di fronte al più assurdo incidente dai tempi di Karansebes.

Una cosa è certa: finalmente i Cinquestelle hanno capito che le garanzie stanno lì per un motivo, e che le norme non sono lacci che ostacolano il potere che ti è amico, ma muri che ti proteggono dal potere che ti è nemico.

Ad ogni modo, è evidente che il Movimento grillino è la prima forza politica autoimmune. C’è da farci un trattato di anatomopatologia istituzionale.

 

di Riccardo Rubinoall rights reserved

 

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