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Oggi ho conosciuto meglio un artista appartenente a un progetto di cui avevo sentito parlare in giro. Si chiama Salice ed è un musicista di origini napoletane molto interessante e ambizioso che sta lavorando al suo primo vero lavoro musicale e che ha scelto di rendere i propri sostenitori i veri produttori del disco, in cambio di gratitudine, di gadget e premi personalizzati ma soprattutto…..Facciamocelo raccontare direttamente da lui.

 

Ciao, Carmine…scusa Salice, ecco iniziamo da qui. Chi è Salice e perché hai scelto questo nome?

Ciao! Non devi scusarti, anche io ultimamente sbaglio spesso il mio nome. Salice è il nome che ho dato a questa mia cosa di scrivere canzoni, ma è relativamente recente, tant’è che un mese fa il progetto non aveva nome. Per farlo saltare fuori ho seguito un consiglio di un amico, cioè di fare un brain-storming di tutto ciò che avrei voluto fare coi miei brani. È venuto fuori che molti miei desideri per ciò che vorrei realizzare in futuro riguardano in realtà il passato, e nel mio passato c’è una vacanza passata su un viale a Mondragone – una città sulla costa in provincia di Caserta – dove, tra i tanti pini marittimi tipici della zona, c’era un albero strano che mia mamma chiamò salice piangente. Con internet poi, una decina d’anni dopo, mi sono informato su questa pianta e forse mia madre si era sbagliata, ma il piacevole ricordo mi è rimasto impresso. Ah, col brain-storming è venuto fuori anche che vorrei allevare un gufo.

 

Raccontaci un po’ di te, le tue origini i tuoi spostamenti e il tuo approccio alla musica. Se non erro è iniziato presto e ha compiuto un percorso con molti cambiamenti e molte le influenze, dico bene?

Io sono nato e cresciuto nel quartiere Priatorio (in italiano: Purgatorio) in periferia di Napoli. È un luogo che mi ha influenzato tanto artisticamente, perché non sono mai stato propriamente una persona cool, e l’emarginazione da parte dei coetanei del “rione” mi ha spinto a farmi due domande su me stesso in adolescenza e poi ad ascoltare i Dead Kennedys. Ho suonato per un bel po’ d’anni in un gruppo hardcore punk che è stato praticamente la mia famiglia. Poi, a ventuno anni, ho avuto l’esigenza di vedere nuovi posti, e sono andato a perdermi nella periferia milanese, iniziando a fare un lavoro che mi piace molto (lavoro con situazioni di disabilità e marginalità). Anche qui in piena Padania ho continuato a coltivare la mia passione per la musica, pubblicando qualche disco noise e suonando molto in giro. Oltre alla musica che fa rumore ho però sempre ascoltato gli innominabili del cantautorato italiano e tanto tanto tanto jazz. Ultimamente mi piacciono molto le produzioni del nuovo indie italiano, credo che si stiano pescando certe sonorità molto interessanti, ispirate a quelle dei dischi italiani degli anni settanta e ottanta.

 

E questo percorso dove è sfociato? Stai lavorando al tuo primo ep, che peraltro dovrebbe prendere forma attraverso un modello di produzione molto particolare, parliamo intanto della musica di questo lavoro, come lo stai pensando?

Ho scritto una decina di canzoni dalle quali ne ho estratte alcune su cui mi piacerebbe lavorare un po’ più seriamente, che come hai detto confluiranno nel primo EP. A me piacciono molto i dischi dove, quando ascolti, ti immagini nella stanza con i musicisti. Dove il frontman canta molto vicino alle orecchie e vedi nitidamente tutti quelli che ti stanno intorno. Il basso, la chitarra, il pianoforte, la batteria. E li vedi fare esattamente quello che senti. Penso che lavorerò in questa direzione.

 

Questo primo ep dovrebbe nascere grazie a un metodo di produzione un po’ particolare che in realtà mette al centro della produzione i tuoi fan stessi, si basa sul crowfunding ma non è solamente questo se ho capito bene, come funziona?


Ultimamente sto collaborando con CommON Music, una piattaforma gestita da professionisti che raccoglie fondi da persone interessate al progetto. Ma ciò che rende CommON davvero una cosa figa è che chi finanzia il progetto diventa in pratica un produttore esecutivo, ottenendo poi in futuro introiti dalle edizioni musicali. Inoltre, raggiunto il budget minimo prefissato, CommON Music non si limita a consegnare i premi ai supporter, ma li investe in un management di professionisti del settore che segue il progetto nella sua crescita artistica. Ovviamente questa piattaforma è per tutti i  musicisti, per cui se qualcuno volesse mai partecipare: commonmusic.it

 

Cosa vorresti comunicare a chi ti sta sostenendo e a chi potrebbe sostenerti riguardo a questo lavoro?

Per rispondere a questa domanda rimando al video simpaticissimo che ho caricato sulla piattaforma. Potrete vedere me in uno stato allucinato, dove sono composto per l’ottanta percento di caffè e per l’altro venti di stanchezza accumulata per la giornata di lavoro. Si vede anche il disordine che c’è in camera mia. A parte gli scherzi, credo tanto in questo progetto, e credo che CommON Music possa mettermi nella condizione di iniziare tutto davvero nelle migliori condizioni.

Cosa ti aspetti da questo progetto? La produzione è ancora tutta da fare, ma se dovesse partire hai già in mente un lp su cui lavorare? Ci sono già dei progetti futuri?

La produzione è ancora tutta da fare e forse questo è il bello. Stiamo contattando diversi produttori artistici per un parere e spero di entrare prestissimo in studio (in realtà contengo l’ansia a fatica). Sul computer, poi, ho altre idee a cui vorrei lavorare. Cosa mi aspetto da questo progetto? Che finalmente mi porti a realizzare il più grande sogno della mia vita: allevare un gufo.

 

di Tommaso Fossella, all rights reserved

Il nuovo album di Salice: una produzione dal basso che ricompensa i sostenitori. ultima modifica: 2018-10-29T12:31:19+00:00 da Tommaso Fossella

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