Il nostro 23 maggio

di Redazione The Freak

Il nostro 23 maggio

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Il nostro 23 maggio

di Redazione The Freak
6 minuti di lettura

27 anni dalla strage di Capaci.

Ecco il nostro 23 maggio.

Cari Giovanni, Francesca, Vito, Rocco ed Antonio,
è di nuovo il 23 maggio: 27 anni passati da quel 23 maggio. Quanti sforzi commemorativi oggi, quanta retorica, quanti “Una tragedia del genere non deve più ripetersi”.
Giovanni, Francesca, Vito, Rocco e Antonio,
io non voglio essere retorica, ma solo sincera. Sincera nello scrivere che guardare ancora e ancora le immagini di quel tragico giorno comporta lo scendere di copiose lacrime, sincera nel confidarvi che passare da Capaci è per me, sempre, un groppo in gola ed uno spontaneo segno della croce.
Cari Giovanni, Francesca, Vito, Rocco e Antonio,
non ero nata il 23 maggio del 1992, ma ho sempre fatto di tutto per non lasciare che l’assenza diventasse indifferenza.
Ho letto molto di voi Francesca e Giovanni, mi immagino il vostro amore tenero. Ho letto molto anche di voi, Vito, Rocco e Antonio, uomini impavidi e coraggiosi.
Cari Giovanni, Francesca, Vito, Rocco e Antonio,
vorrei davvero che le vostre idee camminassero sulle nostre gambe, ma quanto è difficile vincere l’apatia, la mancanza di curiosità, di conoscenza. Quanto è difficile vincere il silenzio, l’arretratezza culturale, l’egoismo.
Giovanni, Francesca, Vito, Rocco e Antonio,
sono preoccupata. Preoccupata di vivere in questo mondo in cui spesso stento a riconoscermi, preoccupata delle mere commemorazioni, preoccupata di non riconoscere più uomini valenti, preoccupata di dover fortemente ricordare il coraggio passato per non potermi aggrappare a nessun valore presente. Preoccupata di smarrirmi, preoccupata di essere inglobata senza l’opportunità di riconoscere cosa è bene e cosa è male.

Ludovica

A Giovanni e a Paolo, ai colleghi del pool: non volevano essere ricordati come eroi, ne conserviamo la memoria come uomini al servizio dello Stato!

Mauro

Sono cresciuto con Superman e Batman, sono stati i supereroi della mia infanzia. Giovanni Falcone l’ho scoperto quando ero un po’ più grande, o meglio, l’ho imparato ad apprezzare assieme agli altri eroi di Stato. È diventato l’eroe di noi grandi, un martire civile. Perché anche lo Stato ha bisogno dei suoi martiri, dei suoi esempi. Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro non avevano superpoteri, avevano solamente un fortissimo senso del dovere e senso dello Stato. Quello che in qualche intervista lui stesso aveva definito “lo spirito di servizio”, che nell’epoca dei diritti e dell’individualismo sfrenato stiamo lentamente perdendo. Ecco, una speranza mi è rimasta: i bambini del domani magari cresceranno con i miti di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e dei tanti Supereroi di Stato che la storia, purtroppo o per fortuna, ci ha dato.

Demetrio

Un boato ventisette anni fa cancellò cinque vite innocenti.
Quello stesso boato, però, fu così forte da squarciare il velo di omertà che avvolgeva le coscienze di troppe persone, da troppo tempo.
Quasi nulla può durare per sempre, nemmeno la serpe della mafia. Una sola cosa si perpetua negli anni, vive e continua a germogliare. È il ricordo di chi ha combattuto per una giusta causa ed è morto per i propri ideali.
A Giovanni, Francesca, Vito, Rocco, Antonio ed a tutti i martiri uccisi senza colpe.

Simone

La commemorazione non accompagnata dalla rivoluzione delle coscienze è sterile rappresentazione teatrale. Uomini come Giovanni Falcone vivono nella memoria di chi agisce per distruggere le catene della cultura mafiosa. La mafia esiste ancora. Sono passati 27 anni. Agiamo affinché la morte di Giovanni, Francesca, Vito, Rocco e Antonio sia solo una morte del corpo e non delle loro idee. Sono morti ma sono immortali.

Giovanni

Che giorno è oggi?
Oggi è un giorno come tanti altri.
Oggi per me è uguale a ieri e sarà uguale a domani, perché non mi serve una data per ricordare. Non occorre un memoriale per rievocare nella mia mente chi la popola in ogni istante. Non necessito di una ricorrenza per dire a me stessa che bisogna agire… nel mio piccolo cerco di farlo sempre!
27 anni fa per me non è morto nessuno!
Ciao Giovanni, Francesca, Vito, Rocco ed Antonio!
Ci vediamo domani, come ogni giorno!

Isabella

Oggi a rimbombare é solo il silenzio
verso Capaci
un silenzio inquieto e reverenziale
su quella strada
che non è più una strada
ma un cimitero violento
un santuario laico a cui non chiedere grazie ma fare Promesse,
a cui giurare che la nostra memoria fa da sentenza
e ciò che è accaduto non è stato inutile.
Questo giorno è vostro, padri e madri di coraggio e giustizia,
questo giorno e tutti i giorni a venire che grazie al vostro contributo non sono stati più gli stessi,
nella lunga lotta alla criminalità organizzata.
Grazie

Lucrezia

Ci si ferma ancora, dopo ventisette anni, in quel tratto della autostrada A29, a rispettoso ricordo di un amore per lo Stato incondizionato. Che è l’unico modo in cui si può amare un Paese che si ferma a commemorare e poi cede ai compromessi.
Giovanni Falcone avrebbe forse detto che anche questi sono fatti umani. Avrebbe fatto un sorriso di rammarico e poi avrebbe ricominciato a studiare fascicoli.

Doveva proprio amarlo, questo Stato smemorato.

Sabrina

Giovanni,
tu ci hai insegnato che la tua lotta, la lotta alla mafia, è la nostra lotta, è la lotta di tutti.
E quel 23 maggio 1992, a Capaci, in quella macchina, siamo morti un po’ tutti. Ma allo stesso tempo siamo rinati.
Sì perché voi, tu e tutte le donne e gli uomini che hanno sacrificato la loro vita alla lotta antimafia, voi ci avete svegliato.
Voi che avete saputo vedere la mafia in un momento storico in cui la mafia non aveva ancora un nome, e si nascondeva nei meandri del crimine, nella speranza di confondersi.
Oggi, grazie a voi, anche noi sappiamo vedere. E riusciamo a vedere questa malattia che logora il nostro Paese, calpesta i nostri valori e ci ruba i sogni e la bellezza.
Oggi sappiamo che il nostro Paese è malato e che solo noi possiamo curarlo.
Tante parole verranno dette oggi per ricordare. Vorrei che tra tutte queste parole, ci fosse anche spazio per il silenzio. Non un silenzio pubblico, ma un silenzio intimo, personale in cui ognuno di noi possa riflettere sul senso più profondo di ciò che è successo quel 23 maggio 1992.
Un silenzio colmo di rispetto. Un silenzio che significa: abbiamo compreso. Un silenzio che grida: non ci arrenderemo.

Marianna

Falcone probabilmente non era un eroe, ma è diventato un simbolo, un’immagine che ci ricorda che la Mafia si combatte ogni giorno.

Rita

Vorrei solo riavvolgere il nastro per dirti due parole, poco prima che l’asfalto dell’autostrade ti inghiottisse. Solo per farti qualche domanda ma non penso che pochi minuti sarebbero bastati. Forse ti avrei guardato solo negli occhi senza dire nulla, cercherei di darti fiducia ma soprattutto farei in modo di avere un tuo abbraccio. Forse tutto quello che dicevi, sulla mafia e sulla sua fine, ancora non si è avverato ma dobbiamo vedere il bicchiere mezzo pieno. Non per accontentarci ma tenere la posizione contro chi ogni giorno stacca un pezzo del puzzle. Chi dice che le cose sono migliorate non ti dice la verità,semplicemente sono cambiate, evolute, verso quel mondo grigio che rimane liquido e gestisce tutto. Non preoccuparti, Giovanni, sai bene che le cose non cambieranno rapidamente ma adesso siamo tanti, tante gocce che stanno riempiendo il mare. La tua solitudine è la nostra, ma insieme non siamo soli. Adesso dammi quell’abbraccio.

Pietro

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