Il meglio di Settembre: Aiello – Ex Voto

di Stefano Frisenna

Il meglio di Settembre: Aiello – Ex Voto

di Stefano Frisenna
Il meglio di Settembre: Aiello - Ex Voto

Il meglio di Settembre: Aiello – Ex Voto

di Stefano Frisenna
14 minuti di lettura

Quale è il tema più ricorrente nella canzone italiana? No, la risposta non è il rapporto con Dio o la satira politica. Basta scorrere velocemente una qualsiasi playlist “commerciale” per rendersi conto che tutto gira intorno all’amore. “All you need is love”, come capirono I The Beatles già cinquant’anni fa. Amore che nei tormentoni italiani viene visto sostanzialmente in due sfaccettature: dalla luna piena delle serenate, alle eclissi degli amori perduti. Un sentimento che è stato ripreso talmente tanto da sembrare scolorito, come una maglia fluo finita troppe volte in lavatrice. E cosi come i due colori più resistenti sono il bianco e il nero, anche l’amore della musica pop è bi-cromatico, può essere perfetto o malinconico, non ha spazio per vie di mezzo. L’innamorato può sentirsi il re del mondo o essere l’ultimo dei perdenti, mendicando compassionevolmente il ritorno della propria ex. In altre parole, colui che ama è quasi una macchietta, una maschera carnevalesca, una marionetta nelle mani dell’altra persona. Insieme a questo c’è un altro grande cliché che accompagna da sempre il mondo discografico: il paragone col passato. Esempi come “questo è il vero erede di Battisti”, oppure “questo è il Vasco degli anni ’10”, “il Mengoni 2.0”, e così via. Quante volte abbiamo sentito titoli di questo tipo? Almeno tante quante quelle in cui le aspettative sono state deluse. Sicuramente un ruolo primario è giocato dal fatto che la musica “commerciale”, come da definizione, ruota intorno alle stesse strutture musicali, osando una volta ogni 3/4 anni e, per il resto, seguendo le mode imposte dagli sporadici innovatori. Così come da un importanza fondamentale a due componenti: la voce e l’aspetto esteriore. Certo, entrambi son sicuramente alcuni tra gli aspetti fondamentali per fare successo, ma allo stesso tempo non sono gli unici ingredienti della ricetta di una buona produzione.

L’album di cui parliamo questo mese è il convenzionale “Ex Voto“, disco d’esordio di Aiello.

Convenzionale perché parla principalmente d’amore. Un ragazzo che piace, con una bella voce e tanta personalità da vendere. Aiello va scoperto – come ho fatto io e come vorrebbe il cantante – in un viaggio pezzo per pezzo di quello che, a conti fatti, è un unico grande racconto.

La mia ultima storia non è più disponibile“, si apre cosi il primo pezzo. Il viaggio inizia dalla fine, portandoci ex abrupto nel mondo del giovane cantante calabrese .La sua storia d’amore è finita. Parallelamente a quelle di Instagram è stata breve ed intensa: una volta terminata – dopo 24 ore – non è più disponibile. Non c’è spazio per un secondo tentativo, per provare a farla ricominciare, per cliccare sul lato sinistro dello schermo. Cio’ che resta è solo uno schermo nero con una scritta bianca, vuoto e asettico.
Uno schermo che lascia un senso di impotenza, non potendo rivedere cosa è successo, e questa è propria la sensazione che ci trasmette il cantante, che dimostra già di allontanarsi dalle succitate macchiette bicolore. La fine del suo amore non è nero, la sua reazione non è quella di un mendicante in cerca di emozioni. “Le scarpe nuove che piacciono a te, ma le userò per correre lontano” è l’esempio di come Aiello sia più che altro un pugile all’angolo, che reagisce con le sue ultime forze per sopravvivere, e, proprio come un pugile alle strette, la sua reazione non è lucida. Invece di allontanarsi, di scappare via, lui risalta al centro del ring: “E sono quattro anni, mi devi Parigi l’ultima neve in città, mi devi le pizze che ho lasciato a metà”. E’ incazzato, si sente scippato, la sua ex è passata come un ladro in motorino portandogli via una borsetta che conteneva quattro anni della sua vita. Quattro anni che sembrano buttati via, sprecati come le pizze lasciate a metà o la prima volta a Parigi che non potrà essere vissuta nemmeno con la futura moglie. Sprecati come “tutte le ragazze che non ho vissuto”. La sensazione che si ha è proprio quella di aver buttato via un pezzo della propria vita. Aiello è come un cane accolto in casa e poi abbandonato, che ha sprecato il proprio affetto con le persone sbagliate. Ciò che però rende questa reazione sfumata è proprio il senso di indecisione: vuole allontanarsi ma contemporaneamente fa un salto nei ricordi, in un perenne scontro all’interno della sua mente e del suo cuore. Scappa via fisicamente ma resta ancorato con la memoria, proprio come un pugile che ha perso la ragione, che ha preso troppi colpi per capire di dover ritirarsi. E come un pugile stordito ciò che vuole è solo dare un gancio a chi ha davanti, alla persona che odia, facendoci capire che si può odiare veramente solo chi si è amato, perché nessuno può ferirci tanto. Con la voglia, vendicativa e irrazionale, di “svitare l’ultima stella per lasciarla nel panico”, solo per farle provare, per una notte, la sensazione dell’abbandono.

In “Arsenico”, primo singolo che ha anticipato l’uscita dell’album e che lo ha fatto conoscere a tutti, la storia continua. Ancora una volta, la canzone è costruita su misura intorno alla sua particolare voce ed ha degli arrangiamenti pop raffinatissimi. Perché Aiello non è un “commerciale” innovativo solo nei testi, ma anche dal punto di vista prettamente musicale: come un sarto utilizza tessuti già esistenti da tempo, ma lo fa per creare nuove vesti. “Le mie notti su Instagram, a cercare l’America”. L’autore continua a usare uno strumento di tutti i giorni come mezzo della sua narrazione, portando molti ascoltatori ad identificarsi con facilità, con un testo diretto che non necessita astruse chiavi di lettura per andare a segno. Emergono i ricordi di quando, come Cristoforo Colombo, ci si è lanciati alla folle ricerca disperata dell’America, di notizie, di foto o di “instants” per poter finalmente gridare “terra!”. Per smetter di avere il mal di mare e di sentirsi persi nell’oceano. Storie per vedere che l’altra persona è ancora viva, per capire come sta, per avere ancora un accenno di legame. Dal mio punto di vista, cosi come da quello temporale di uscita, “Arsenico” è una sorta di prequel a “La mia ultima storia”. Qui viene rivissuto il momento della rottura, in cui la pioggia perde la sua magia dei momenti romantici catturati nel rullino dell’IPhone e ritorna quello che invece è per tutti gli altri: qualcosa di freddo e grigio. Aiello, appena abbandonato, non fa altro che provare dolore, aspetta un segnale qualunque dalla sua personale America, la supplica di “scrivergli qualcosa di logico”. Nel finale però, con un fantastico collegamento con il primo pezzo, la tristezza si trasforma in rabbia. La rabbia irrazionale di coloro che si sentono derubati, che rivivono continuamente il momento in cui si realizza di essersi sacrificati inutilmente, il momento in cui ci si rende conto di essere stati lasciati bruscamente. Di aver subito un agguato una volta girato un angolo. Quell’angolo “dove mi hai lasciato quel sabato. Vomitavo all’arsenico per odiarti un pò.

Il viaggio all’indietro continua con “Il Cielo di Roma”, in cui il cantante rivive la sua giovinezza. Parte dai momenti in cui si sentiva incompreso a scuola con la maestra Gianna, che “mentre spiegava io giocavo col sole”. Successivamente passa alle lotte con il padre, ancora una volta perché troppo emotivo per comunicare con razionali adulti (“Mio padre mi cercava sul telefono, ma sul telefono c’era la musica”). Questi due esempi fanno capire che Aiello sia sempre stato un hopeless romantic, una persona che non ha mai voluto seguire la ragione ma solo vivere intensamente ogni singola passione della sua vita. Anche qui, infatti, riviviamo la storia con questa ragazza con cui gli “pare di stare sopra il cielo di Roma”. In realtà però, proprio in questo pezzo, sembra cominciare la fine della storia amorosa, sembra come se lui si stia chiedendo perché tutto non sia più come all’inizio, perché adesso il fiore del suo amore stia appassendo. Perché le cose non sembrano belle come prima ed il legame sia sempre meno forte. E allora, in un discorso parlato tra sè e sè, si autoconvince che “torneranno i cinema d’estate, le corse a casa dopo il mare, le lucciole a Roma”. E cosi, come l’adolescente che decideva di non rispondere alla razionalità del padre, anche l’innamorato non risponde ai segnali dati dalla sua amata. E’ convinto di poterla farla innamorare di nuovo, senza rendersi conto che ci si può innamorare solo una volta di una determinata persona. Vivendo nell’illusione che “Roma è bella sempre, quasi come noi, dimenticandosi però di tutti i problemi che la Capitale. L’illusione di un bambino che giocava con il sole.

Il flash forward continua con “Sushi”, l’unico brano con un ospite (Tormento). Qui Aiello mostra di poter potenzialmente reggere, da buon cantante pop, anche dei featuring in cui canta solo il ritornello. Della voce ne abbiamo già parlato, degli arrangiamenti di livello anche (con sonorità quasi urban in questo caso). Nel viaggio nei ricordi qui si ritorna al momento in cui l’attrazione per l’altra persona era massima. Attrazione che, come in ogni coppia che si rispetti, non è solo emotiva. La parte fisica giocava ancora un ruolo centrale in questo momento della storia. Talmente centrale da spingere a pensare “Che cosa importa… se fuori è caldo e dentro poi si suda. Se ho il raffreddore e tu invece la tosse”. L’attrazione deve essere talmente magnetica da sconfiggere tutto questo, emotivamente e soprattuto sessualmente, perché “siamo malati dello stesso male, ci fa gridare stringere sudare” e, successivamente, proprio come in un orgasmo, “ci fa stare bene”.

C’è un tempo” è la ballad del disco, pezzo che forse avrebbe dovuto conservare per Sanremo. Qui il lato intimo riemerge, il presente ritorna quello del post-rottura. “Ti aspetto perché quando torno a casa io ti penso. E non dormo finché non chiudo gli occhi per sbaglio”. La realtà è come una doccia gelata, la storia è finita ma lui non vuole ancora crederci. E così, di nuovo, è come quel cane al ciglio dell’autostrada che aspetta per giorni nella speranza del ritorno del propio padrone. I giorni, anzi, i mesi passano però anche per Aiello, portandolo a smettere di essere un sognatore e a diventare adulto. E’ passato abbastanza tempo da rendersi che l’attesa ha un limite, ormai “C’è un tempo per sdraiarsi al sole” con di fianco una nuova ragazza, con cui non “si portano gli stessi tatuaggi”, con cui non si hanno esperienze in comune. O anche un momento per allontanarsi dai ricordi: “C’è un tempo per scappare e farsi un viaggio”, in modo tale da strappare definitivamente il cordone ombelicale della relazione. Come un cane che si strappa via dal collo a morsi quella targhetta col nome, per lasciarne spazio ad una nuova. Il tempo per sentire i consigli della maestra Gianna e del padre razionale, consigli come “Capire se ha un senso aspettare o se aspettare poi fa rima con morire”, perché, come prima erano stati persi quattro anni di ragazze, anche adesso continua a perdersene di nuove facendo “morire lentamente ogni sera”. La vita dovrebbe andare avanti, perché se prima aveva un senso non cogliere occasioni per rispetto dell’amata, ora è diventata solo una pratica autolesionistica. Un modo per farsi scippare ancora di più opportunità di divertirsi nella propria vita, momenti che probabilmente non torneranno più, un modo per provare solo più rancore per l’altra persona, accusandola di essere l’aguzzino della propria prigione mentale. Di essere il marionettista che muove i propri fili. Tristemente però, come nel caso de Il cielo di Roma, l’Aiello romantico non può morire da un momento all’altro ma ha ancora bisogno dell’altra persona, forse in una nuova veste come quella di un amica fidata pronta a dare consigli. “Dimmi se è uno sbaglio, dimmi cosa è meglio”.

La doccia del 25” è il pezzo più indie dell’album. Gli eco di Cosmo si sentono fortemente, mostrando come Aiello sia qualcosa di più complesso del classico belloccio che passa in radio. Tematicamente si allontana un po dal resto del viaggio di Ex voto, come una sorta di “spinoff” utile solo come divertissement. Dall’altra parte, però, la qualità della produzione è probabilmente una delle più elevate dell’album regalando un pezzo perfetto da ascoltare quando si hanno “solo” 2 minuti da regalargli.

Il paragone del cane spuntato un paio di volte nell’articolo viene confermato direttamente da Aiello in “Quel Cane”. “E ora che vedo quel cane lo invidio con il padrone”. Questo è il tipico pezzo che se fosse stato cantato in inglese sarebbe stato on air 24/7. Qui il nostro eroe ha ormai ha superato la fase depressiva, probabilmente non è neanche più innamorato della sua ex. “Adesso l’estate è finita, che cosa vuoi per te”, il sentimento ormai è parte del passato; ciò che vorrebbe avere sono solo sue notizie (“ti ho cercata ma non c’eri, dicono che sei partita”). Questo voler rimanerle legato è ovviamente qualcosa di impossibile. Un ipotesi che può solo portare a viaggiare con la mente, scontrandosi con la cruda realtà (“E se l’estate non fosse finita, che cercheresti in me? Che poi vorresti in te”). Aiello è ancora nel mondo dei se. Un mondo ipotetico, un mondo fantastico in cui l’autunno non arriva mai. Un mondo di sognatori. E forse proprio per questo è stato lasciato da parte, per essere troppo sognatore, per non essersi svegliato al suono dei segnali lasciati dalla ex. Una canzone fantastica nel far capire come staccarsi sia difficile, ma spesso sia la cosa migliore da fare.

Festa” è l’ultimo pezzo “completo” dell’album. Qui cambia il ritmo, si ritorna nel mondo elettro-pop di Cosmo. In modo geniale, con il cambio di ritmo cambia anche il mood con cui ci si immerge nel testo. Ora che è andato finalmente avanti, Aiello si rende conto che ha ripreso possesso della propria vita. Ragazze da vivere, viaggi da fare, pizze da mangiare. “Che cos’ho nella testa? Il deserto, forse una festa”: dal deserto della fine si passa alla festa dell’inizio. Aiello è pronto a ricominciare, e a farlo con tutta l’energia accumulata nei quattro anni precedenti. Con una “fame di nuovi mondi”, pronto ad imbarcarsi nel futuro. Perché vivere nel passato è utile solo in letto di morte.

Outro” chiude l’intera opera con un riassunto piano e voce di alcuni pezzi dell’album. E qui si capisce l’ambizione produttiva di Aiello: il voler creare un album che sia come un film, diversamente dalla storia del pop italiano e forse più vicino al mondo indie.

Questo riassunto si lega perfettamente al titolo: Ex Voto. Questa locuzione latina indica un dono da dare a una divinità. Così Aiello da un dono a se stesso: il bagaglio dell’esperienza. Dal mood rabbioso di “La mia ultima storia”, fino all’allegria conclusivo di “Festa”, rendendosi conto di potersi guardare indietro con un sorriso, di dover essere grato di aver amato ed essere stato amato tanto. E di poterlo fare ora, di nuovo, un’altra volta. Di poterlo fare meglio avendo imparato quali sono i suoi difetti, imparando a non dover sacrificare nulla che non sia necessario. A non dover mai essere un cane dipendente dal padrone, ma ricordando sempre che non c’è nulla di male ad innamorarsi continuamente nella vita. A sognare di poter essere sopra il cielo di Roma, a non uccidere mai il bambino che gioca con il sole.

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