Il meglio di Gennaio: Ainè – Niente di me

di Stefano Frisenna

Il meglio di Gennaio: Ainè – Niente di me

di Stefano Frisenna

Il meglio di Gennaio: Ainè – Niente di me

di Stefano Frisenna
6 minuti di lettura

E’ sempre difficile importare nuove sonorità nel nostro paese, ancora di più farlo avendo riscontro nel circuito mainstream (ne sanno qualcosa Fabri Fibra, Salmo o perfino il più recente Cosmo).
L’R&B sta avendo un peso sempre più importante in un certo tipo di Pop music americana, basta guardare il successo di artisti come The Weeknd o Frank Ocean.
Proprio alla seconda più rilassata sfumatura di R&B si rifà particolarmente Ainè (Arnoldo Santoro) nel suo secondo album “Niente di Me”, venuto a circa 3 anni di distanza dall’esordio bi-lingue “Generation One”.

Ainè è maturato molto in questi anni, probabilmente aiutato dal passaggio ad Universal, proponendo ora una musica più vicina alle orecchie e ai gusti degli italiani.
L’obiettivo era quello di dare un sound moderno e contemporaneo, ascoltando generi diversi, un requisito fondamentale per fare buona musica oggi”.
Questi generi spaziano dal già citato R&B fino a chitarre rock o anche influenze dall’indie italiano, il tutto con una delicata coerenza pop e non creando una specie di playlist minestrone.

 

E’ chiaro come Ainè punti a suonare per il puro gusto di suonare, dando sì importanza ai testi ma solo come elemento complementare alla ritmica e non viceversa.
Attenzione, i testi non sono banali, semplicemente l’aspetto che più salta all’occhio è che l’artista metta al centro del suo progetto un tipo di musica non “ragionata” a tavolino ma più pensata per essere suonata dal vivo, come dichiara lui stesso in un intervista.
Un ruolo in questo modo internazionale di vedere la musica è stato sicuramente giocato dalla particolare educazione musicale di Ainè grazie agli anni passati negli USA tra Los Angeles, New York e sopratutto in un istituzione musicale come il Berlee di Boston.

“Niente di me” è un album che mischia suoni già esistenti e grazie all’ampia cultura musicale del cantante lo fa talmente bene da suonare totalmente nuovo nel panorama italiano, ed Ainè di questo ne è consapevole.

Esemplificativa è la prima traccia “Ascolta Bene” con un ritmo alla Timberlake e che inizia con la frase: “Ora ascolta bene ti porterò dove non sei stato mai”, perfetta per un aprire un album quasi nuovo nel panorama italiano.
Troviamo anche una canzone come “Ormai”, a mio parere il capolavoro dell’album, che mischia pop americano e italiano con un ritornello quasi mono-parola che una volta entrato in testa non vuole saperne di andarsene.
Si continua con pezzi come “Fatti così” in cui il funky-pop alla Jamiroquai si fa sentire in più di un occasione.
Cosa Vuoi” potrebbe essere una versione all’italiana di Frank Ocean, terminando con qualcosa che in giro si sente sempre meno, cioè un assolo di chitarra alla rock old-school.


Non è un caso che tutte le influenze citate siano di artisti stranieri; tuttavia anche l’indie italiano gioca un ruolo nei suoni di Ainè, come da lui stesso dichiarato.
Due esempi chiari sono i due featuring dell’album, “Mostri” feat. Mecna e “Parlo Piano” feat Willie Peyote, entrambi in forma e che si prestano talmente  bene al ritmo delle due canzoni che sembrano scritte per loro, dimostrando ancora una volta la duttilità sonora di Ainè.
Questa vicinanza al nuovo modo di fare musica in Italia si può trovare parzialmente anche già citata “Ormai” cosi come nella title track, una ballad batteria e voce che sfocia nel finale in sonorità “alla Calcutta”.

In poche parole “Niente di Me” è un album suonato (e sottolineo, suonato) con passione da un ragazzo che sente tanta musica e vuole renderla fruibile a più gente possibile.

LA TRACKLIST

1) “Ascolta Bene” = “Come giovani promesse con la voglia di arrivare nonostante questa gente che non ama ascoltare”.
Apre con questa frase il primo pezzo dell’album, significativo nel far capire come Ainè si identifichi in una giovane promessa che vuole arrivare a quanta più gente possibile. Allo stesso tempo lui è consapevole della propria originalità nel panorama italiano, sottolineata dal ritornello: “Ora ascolta bene ti porterò dove non sei stato mai”.
Dal punto di vista musicale si sentono forti le influenze di Timberlake con il suo misto di funky-elettronico per l’intera traccia.

2) “Cosa Vuoi” = La prima parte di questo pezzo è la dimostrazione pratica di come Ainè cerchi di far giungere influenze di artisti come Frank Ocean alle orecchie dell’ascoltatore medio di pop italiano. Nella seconda parte, invece, viene ribadito che la “musica” è il tema centrale dell’album (“ricominciamo se vuoi da questa musica”), segue poi qualcosa che in radio si sente sempre meno: un assolo rock old-school.

3) “Fatti così” = “Fatti così” è un allegro pezzo funky-pop alla Jamiroquai in cui l’artista da un lato parla di se stesso e dall’altro  ribadisce in qualche modo il suo vasto bagaglio musicale (“sai ascolto tanta musica”), e soprattutto propone un finale che potremmo definire come soul.

4) “Il corpo che si muove” = Pezzo intermedio che ruota principalmente intorno ad un ritornello dall’ottimo ritmo e ad un finale in cui ci sono assaggi di musica dub.

5) “Io sono qui” = Forse la prima canzone “intima” dell’album , una ballad semplice in cui tutti gli strumenti fungono soltanto da contorno alla voce, seguendo ancora una volta la scia della soul music americana.

6) ”Mostri” feat. Mecna =  “Questa storia che non ha mai fine quando finirà?” Una frase simbolo per la canzone che apre il quartetto magico dell’album. Ascoltandolo potrebbe venire in mente di avere a che fare con un pezzo di Mecna, che infatti entra perfettamente nella strofa finale mostrando di prestarsi molto bene ad una collaborazione con Ainè.

7) ”Niente di me” = La seconda ballata dell’album, pezzo che inizia concentrandosi sulla formula più semplice del pop americano: dare uguale importanza alle parole cantante e alle note suonate.
E voglio solamente respirare, cadere e stare meglio qui con te. A te che non importa niente, io voglio solamente vivere”.
Nel finale poi Ainè sembra sfociare in sonorità e stile tipici di quello che oggi viene definito come “indie italiano”, dimostrando di ascoltare ed apprezzare anche lui artisti come Calcutta.

8) “Ormai” = Capolavoro dell’album. Un gran pezzo pop, che riesce ad incrociare l’allegria delle canzone pop americana con un cantato nuovamente simile a quello tipico della scena indie nostrana, e, soprattutto, ritornello che entra in testa e non va via per giorni.

9) “Parlo piano” feat. Willie Peyote = Due indizi fanno una prova. Se con Mecna può venire il dubbio che sia stato tutto casuale, qui si capisce che evidentemente Arnoldo Santoro è bravissimo ad adattarsi alle peculiarità di altri artisti.
Il cantante parte riprendendo Timberlake, ma poi lentamente cambia registro per permettere a Willie Peyote di far quello che gli riesce meglio: essere se stesso.

10) “Resta con me” = Canzone leggermente sottotono se paragonata alle quattro precedenti ma che può essere presa quasi come preludio alla successiva per l’importanza data alla ritmica.

11) “Solo un po’” = Pezzo di chiusura in cui Ainè ritorna ad alti livelli musicalmente parlando, tanto da rendere la parte cantata quasi superflua e far sperare nel rilascio di una versione strumentale. Salta all’occhio anche il ritornello, che rende omaggio a gruppi della prima ondata indipendente in Italia, come Verdena o Marlene Kuntz.

 

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