Il “fenomeno” Alessandro Di Battista: la rivoluzione è già finita ?

di Cecilia Bonacini

Il “fenomeno” Alessandro Di Battista: la rivoluzione è già finita ?

di Cecilia Bonacini

Il “fenomeno” Alessandro Di Battista: la rivoluzione è già finita ?

di Cecilia Bonacini
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L’ex deputato pentastellato Alessandro Di Battista ha fatto rientro ormai da qualche tempo in Italia dopo il lungo viaggio oltreoceano con la sua neo-famiglia. Il suo ritorno sembra avere in qualche modo riportato il buon umore tra le fila grilline, scomposte e demoralizzate per l’altalenante iter del loro programma politico e per il prevedibilissimo sorpasso della Lega, in ultima battuta alle regionali in Abruzzo (dove è uscito vincitore il candidato della coalizione del centrodestra Marco Marsilio, FI) e in quelle della regione Sardegna (dove stando agli exit poll viene prospettato nuovamente un sorpasso del centrodestra e un crollo M5S, al di sotto del 11,3 percento) ma anche all’interno della maggioranza stessa. I sondaggi riportano infatti il partito di Salvini ad uno stabile 33,5 per cento contro il 22,1 del Movimento Cinque Stelle, ancora in calo (dati aggoirnati al 18 febbraio, Swg).

Di Battista è sempre stato presente facendo sentire la sua voce anche durante l’assenza dal bel paese sulle questioni di maggiore rilievo politico e talvolta rispondendo ad alcuni attacchi che lo hanno coinvolto anche personalmente (come per esempio la vicenda dell’azienda di famiglia e sulla questione dei padri dei politici Di Maio, Renzi e Boschi). Sono state infatti numerose le dirette Facebook, i videomessaggi e i collegamenti durante le trasmissioni televisive di politica o le kermesse del Movimento dove l’esponente M5S ha chiarito le proprie posizioni personali su svariati temi come TAV e TAP, e più in generale su economia, Europa e rapporti internazionali, democrazia diretta. Quello che si è potuto estrapolare da questi interventi è stata la più totale fedeltà al suo gruppo, che ha cercato e cerca tuttora, di supportare e giustificare con ogni mezzo a sua disposizione.

Probabilmente è stato per questo motivo che il suo consenso nonostante la “vacanza” non è mai venuto meno, ma anzi l’ha fatto uscire addirittura rafforzato. Per alcuni potrebbe rivelarsi il salvatore di un movimento al potere ma senza potere, che vada a ricompattare il malridotto gruppo del suo amico e compagno Luigi Di Maio. Oppure potrebbe andare a sconvolgere i delicati equilibri del “Regime Di Maio”, entrandovi direttamente in competizione quindi dividendo la già eterogenea compagine pentastellata tra coloro i quali potrebbero essere definiti ortodossi, tendenzialmente più a sinistra e stabilmente fuori dai palazzi, e gli eretici che si sarebbe sporcati le mani una volta al governo e che avrebbero ceduto per ragioni di mera convenienza politica anche sulle questioni a loro storicamente più care.

Una volta rientrato Di Battista non si è lasciato certamente mettere da parte ma ha partecipato attivamente alla vita di tutti i giorni del Movimento e sta combattendo in prima linea al fianco del vice-premier e ministro del Lavoro Di Maio. Lo abbiamo visto ad inizio gennaio recarsi a Strasburgo, proprio insieme a quest’ultimo, per protestare contro la sede distaccata dell’europarlamento. Il mese successivo è andato in Francia per il controverso incontro con uno degli esponenti dei Gilet Gialli Cristophe Chalençon, con il quale si sarebbe aperto un dialogo costruttivo giustificato dalle battaglie e dalle modalità di comunicazione e partecipazione politica in buona parte sovrapponibili tra i due gruppi. In realtà i Cinque stelle hanno solo cominciato in queste occasioni a saggiare il terreno per tentare di definire una valida linea in vista delle elezioni europee, che possa essere appoggiata da altre forze e realtà politiche.

È stato invitato nei salotti di numerose trasmissioni televisive, sintomo del ruolo tutt’altro che marginale non solo all’interno del Movimento ma anche nelle vicende politiche del paese. Nei giorni scorsi è stato ospite da Floris a Di Martedi dove è stato incalzato affinchè raccontasse qualcosa dei suoi progetti di breve termine: non si è sbilanciato troppo, dichiarando solo di volersi occupare in prima persona del futuro del suo Movimento ma senza andare a ricoprire posizioni di responsabilità nonostante sia ormai considerato quasi da tutti come vero e proprio leader politico che ne incarnerebbe l’anima più a sinistra. Ha poi ribadito in questa sede di essere fortemente europeista- e per questo di volersi dedicare alla preparazione delle europee- e di non voler intralciare o ostacolare in alcun modo il lavoro dell’amico Di Maio, che sostiene senza alcuna riserva.

Quale che sia il ruolo di Di Battista all’interno del movimento- collante o aspirante condottiero- si aprono diversi scenari a livello sistemico a partire dal suo ritorno.

Diversi rumors lo vedono alla volta delle europee come nuovo volto a livello internazionale del M5S, aprendo la strada alla diffusione dei loro temi salienti e dei loro strumenti di comunicazione in un contesto di più ampio respiro (dove, come si è già iniziato a vedere, potrebbe facilmente trovare  l’appoggio di quella politica stanca delle solite etichette destra sinistra e delle loro politiche).

C’è invece chi lo vede come potenziale anello di collegamento verso quella parte di opposizione, in particolare quella parte del Partito Democratico non totalmente ostile ai 5 Stelle. Questa soluzione rimescolando le carte in tavola in questo delicato periodo della storia politica del paese potrebbe avere effetti sulla stessa tenuta del governo oltre che sui consensi della Lega. Un esito poco probabile ma pur sempre da considerare. Dal canto suo, il vicepremier e ministro degli Interni Salvini ha intelligentemente lasciato la porta aperta all’ex deputato, che chiama addirittura “amico”, probabilmente immaginando gli eventuali rischi che questo personaggio dal grande peso politico potrebbe portare nel caso in cui non venga tenuto sotto il dovuto controllo. Anche Di Battista non si è tirato indietro dal cercare di mantenere con lui i più buoni rapporti, rispettando le divergenze, scambiando opinioni e consigli ed educatamente evitando di mettersi in mezzo “tra moglie e marito”.

L’ultimo aspetto da citare è il ruolo che più o meno consapevolmente l’attivista e comune cittadino (come usa definirsi) si sta ritagliando all’interno del Movimento, incarnando la sopracitata anima “più ortodossa”. Molti hanno infatti il presentimento che stia spodestando di Maio dalla guida, stando alla larga fetta di consensi che colleziona. Si riaccendebbe cosi il dibattito sulla possibilità che nel gruppo si vada ad aprire una vera e propria frattura, e quindi su una eventuale scissione nonostante le frequenti e recenti dichiarazioni in senso contrario.

Si dovrà tenere monitorato il fenomeno Di Battista per capire se il suo ritorno sia stato solo una scossa di assestamento oppure un vero e proprio terremoto politico, sia interno che esterno al Movimento Cinque Stelle.


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