Il caso Cucchi e le insufficienze della politica

di Leonardo Naccarelli

Il caso Cucchi e le insufficienze della politica

di Leonardo Naccarelli

Il caso Cucchi e le insufficienze della politica

di Leonardo Naccarelli
4 minuti di lettura

Giustizia è stata fatta, finalmente. Circa due settimane fa, infatti, è stata pronunciata da parte dei giudici di Roma una sentenza dal valore inestimabile: vi è affermato che la causa della morte di Stefano Cucchi è stato il pestaggio subito quando si trovava nella custodia dello Stato. In altre parole, la forza pubblica, che dovrebbe proteggere tutti i cittadini, ne ha ucciso uno. Nessuno stupore è ammesso, nessuna sorpresa è accettabile: stiamo parlando di una verità la cui conoscenza era alla portata di tutti. Chi non sapeva era perché non voleva sapere. Eppure, quanto appena successo non deve essere sottovalutato: emerge il dato che lo Stato può processare se stesso; può smantellare i suoi oscuri centri di potere; può proteggere il cittadino di fronte agli abusi da esso stesso praticati. Eppure, non tutto è roseo.

Anche in questo contesto, a suo modo, storico, la politica riesce a dare il peggio di sè. Vista e considerata l’attualità, non è un azzardo ipotizzare che lo faccia per spirito di coerenza. Matteo Salvini, nel commentare la sentenza, non ha trovato di meglio da dire che la droga faccia male. “Il genio è fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione”.

C’è, infatti, della genialità in queste parole. Salvini ha trovato la sintesi tra apparenti opposti inconciliabili: il politicamente corretto e le idee estreme. Se non fosse per la pericolosità delle sue parole, ci sarebbe quasi da complimentarsi. “La droga fa male”. Chi è che potrebbe eccepire alcunché? E’ un dato inconfutabile, una frase di buon senso, un’opinione unanimemente condivisa. Eppure, il leader della Lega è stato criticato aspramente dall’opinione pubblica. Perché?

Per un motivo molto semplice: perché il tema della droga nel contenuto della sentenza ci rientra tra il poco ed il nulla. Stefano Cucchi non è morto di overdose in una piazza di spaccio. Non ho timori a considerare non imitabile la sua condotta di vita. Tuttavia, un principio, in qualsiasi ordinamento democratico, non può subire deroghe: a prescindere da tutto, chi si confronta con lo Stato deve veder tutelata la propria persona ed i diritti ad essa collegati. La dichiarazione di Salvini è un’enorme arma di distrazione di massa: si sposta l’attenzione sulla vittima per evitare di assumere posizioni scomode circa quanto emerso nelle indagini e nella sentenza: l’esistenza di un circuito di potere omertoso e cameratesco, la presenza di sacche dell’illegalità nei luoghi dove essa dovrebbe incontrare punizione.

Ritenendo di una gravità assoluta le parole di Salvini, Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ha deciso di presentare una querela contro di lui. Per lei è ravvisabile non solo un’offesa alla memoria del fratello. Il rischio, concreto e tangibile, è che sia limitata la portata storica della sentenza. Personalizzare il caso vuol dire relativizzarlo. Concentrare l’attenzione sulle vicende personali del fratello suggerisce l’idea che possa dirsi un caso isolato. Il merito di questo processo è stato quello di aver fatto luce sui rapporti tra Stato e parti deboli della società e sull’effettiva capacità del primo di tutelare i secondi. Sarebbe davvero un peccato se tutto questo fosse dissipato.

Non credo che l’azione di Ilaria Cucchi porterà a qualche risultato. I decenni del berlusconismo dovrebbero averci insegnato che le azioni giudiziarie, in sè considerate, non sono capaci di fermare l’ascesa di un leader politico. Ciò che spaventa è che, come nel caso delle Sardine di Bologna, la società civile si trovi, a suo malgrado, a dover recitare il ruolo di supplente della politica. Era lecito aspettarsi una presa di posizione forte della sinistra in questa vicenda. Essa ha sempre posto al centro della propria riflessione politica il tema della protezione dei deboli e della salvaguardia dei diritti. Se questo è vero, dov’è ora? Il governo più a sinistra della storia repubblicana, per quelli di centrodestra, latita. Ciò che è peggio è che non credo sia una scelta ma uno stato di cose imposto dalla necessità. Troppi sono problemi da fronteggiare e troppa poca è la coesione interna per esporsi in un tema in cui è forte il rischio di essere in minoranza.

Stefano Cucchi è morto ormai più di 10 anni fa ed ancora non abbiamo intrapreso, per intero, una vera riflessione su quanto successo. Da due settimane, però, dagli interrogativi da porsi dobbiamo espungere chi siano i responsabili. C’è una sentenza che conferma quanto si è sempre pensato, a mezza bocca ed in percentuale sempre maggiore: è stato lo Stato. Non è molto ma ripartiamo da qui, per un mondo più civile.

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