Heath Ledger, 11 anni fa si spegneva la star di Hollywood

di Fabrizio Grasso

Heath Ledger, 11 anni fa si spegneva la star di Hollywood

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Heath Ledger, 11 anni fa si spegneva la star di Hollywood

di Fabrizio Grasso
3 minuti di lettura

Il 22 gennaio 2009 l’attore australiano moriva a New York per un’overdose medicinale. Maniacale e perfezionista, è entrato nell’immaginario collettivo per la sua interpretazione del Joker ne Il Cavaliere oscuro.
«La follia, come sai, è come la gravità. Basta solo una piccola spinta».

Una semplice frase, come un aforisma, chiudeva la migliore interpretazione della storia dei cinecomic. Heath Ledger salutava così il suo Joker, testamento di una vita e una carriera troppo breve. L’attore australiano si è spento il 22 gennaio del 2008, esattamente 11 anni fa, a soli 28 anni. L’interpretazione del Joker, anarchico e folle villain de Il Cavaliere Oscuro, secondo capitolo della trilogia su Batman diretta dal visionario Christopher Nolan, è solo la punta di diamante all’interno di una carriera che lo ha portato nell’Olimpo di Hollywood. La sua clessidra si è fermata d’improvviso, a causa di un’intossicazione provocata da overdose di medicinali come sonniferi e analgesici, che l’attore prendeva sotto normale prescrizione medica.
Maniacale nella preparazione, preciso e puntiglioso in ogni sua interpretazione, tanto da non abbandonare i panni del personaggio fino al termine delle riprese. Heath Ledger studiava nei minimi dettagli le parti in cui si doveva calare, prestando particolare attenzione anche alle espressioni facciali e ai singoli movimenti da seguire.

Eccezionale risulta quanto trapelato dal suo taccuino per la preparazione del clown di Gotham.
Chiuso per sei settimane all’interno di una stanza d’albergo, l’attore ha studiato il prequel del film che si apprestava a girare (Batman Begins) per comprendere il mondo all’interno del quale doveva agire il suo Joker. Inoltre, ha analizzato tutte le varie interpretazioni precedenti del clown, sia al cinema sia nei fumetti, in modo da poterlo poi rielaborare e creare una sua personale versione. All’interno del diario trovano spazio carte da gioco – biglietto da visita del criminale – istantanee dei fumetti, schizzi di clown con inquietanti sorrisi, battute da usare nel film.

Per chi ha visto Il Cavaliere Oscuro, non stupisce che nel diario compaia spesso il termine “chaos”. È il mantra del Joker, il suo fedele compagno. «Sai qual è il bello del caos? È equo».

Da quella camera d’albergo uscì dunque il “suo” Joker. Anarchico, folle, visionario, unico. La camminata gobba, la voce stridula. «Ero molto orgoglioso di aver lavorato con questo grande artista e della sua eredità», ha dichiarato Christopher Nolan in un’intervista alla BBC. «Era una persona e un attore straordinario».
Particolare l’aneddoto inerente la scena che lo vede protagonista con Batman in prigione, durante un interrogatorio. Christian Bale, interprete del crociato di Gotham, ha rivelato lo scorso anno all’Hollywood Reporter che durante quelle scene Ledger gli chiese di picchiarlo davvero. «Più lo picchiavo, più lui godeva, più gli stavo dando soddisfazione. Il suo impegno era totale, un attore della madonna». Non stupisce che la performance abbia meritato il riconoscimento dell’Academy con l’Oscar come “miglior attore non protagonista”. Ad oggi è l’unica statuetta portata a casa da un film basato sui fumetti.

https://www.youtube.com/watch?v=TpB8Un4Iu08

La carriera di Ledger, nonostante sia stata sfortunatamente breve, è ben rappresentata da Il Cavaliere Oscuro ma conta un copioso numero di film. Molti lo ricorderanno per Il destino di un cavaliere, diretto da Brian Helgeland, o in I fratelli Grimm e l’incantevole strega, dove recitò accanto a Matt Damon e all’affascinante Monica Bellucci nei panni di Jacob Grimm, uno dei fratelli creatori delle fiabe. Nell’immaginario collettivo c’è poi I segreti di Brokeback Mountain, vincitore
di tre premi Oscar, dove Ledger ricevette la nomination come attore protagonista.

Un attore eccezionale, una delle migliori promesse del cinema internazionale, scomparsa troppo presto. A tutti coloro che attualmente lo rimpiangono, però, ci piace pensare che lui probabilmente risponderebbe in modo sarcastico e provocatorio:

«Why so serious?»

di Fabrizio Grassoall rights reserved

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