Chi sta vincendo
davvero sul campo?

Guerra in Ucraina, chi sta vincendo
sul campo?

Il teatro delle operazioni militari si divide in tre grandi fronti
L'avanza russa appare destinata a continuare, ma a quale prezzo?

di Simone Pasquini

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Ucraina

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Guerra in Ucraina, chi sta vincendo
sul campo?

Il teatro delle operazioni militari si divide in tre grandi fronti
L'avanza russa appare destinata a continuare, ma a quale prezzo?

di Simone Pasquini
8 minuti di lettura

Sono passate quasi tre settimane da quando, alla prime luci del 24 febbraio, le truppe della Federazione russa hanno attraversato il confine con l’Ucraina dando inizio alla cosiddetta “operazione militare speciale” voluta dal presidente Vladimir Putin. L’attacco condotto su tre lati (da Nord, attraverso la compiacente Bielorussia, da est e da sud, sfruttando come trampolino di lancio i territori separatisti del Donbass e quelli della Crimea occupati nel 2014) da una forza comprendente circa 200.000 uomini aveva fatto credere ai più che il conflitto sarebbe stato molto breve e che le forze ucraine sarebbero state in breve tempo sopraffatte dalla preponderanza russa. 

Ad oggi possiamo affermare che lo strumento militare di Putin stia incontrando delle difficoltà estremamente difficili da aggirare: l’avanzata delle truppe russe appare dappertutto estremamente lenta ed a tratti incerta (con l’unica eccezione del fronte meridionale), mentre il conteggio delle perdite aumenta vertiginosamente ogni giorno che passa.

Quale è dunque la situazione all’inizio di questa terza settimana di guerra? Le forze ucraine stanno resistendo efficacemente alle truppe russe, come molti media nazionali e non stanno lasciando intendere?

La situazione attuale: tre grandi fronti di combattimento

Attualmente possiamo dividere il teatro di operazioni in Ucraina in tre grandi settori: il primo che andremo a considerare, sia per sua importanza mediatica che per quella strategica, è il fronte settentrionale, ovvero quello imperniato sulla capitale Kiev. Sebbene la città fosse l’obiettivo di una delle prime direttrici dell’attacco russo proveniente dalla Bielorussia, le forze ucraine sono riuscite finora ad effettuare una efficace difesa in profondità, rallentando le forze russe ed infliggendo perdite significative.

1. Il fronte settentrionale: Kiev

Il fallimento dell’operazione aviotrasportata condotta dai paracadutisti russi per conquistare l’aeroporto a nord-ovest della città (condotto nelle prime ore del conflitto) conferma una errata percezione della resistenza ucraina da parte dei russi, i cui parà sono stati respinti al di fuori dell’aeroscalo prima che potesse giungere il grosso delle forze di invasione.

Attualmente non è possibile parlare di assedio in senso stretto, in quanto i lati meridionale e sud-occidentale della città risultano ancora liberi per il transito. Negli ultimi giorni il tentativo da parte russa di far affluire nuove forze verso la città su una porzione di fronte così stretta ha comportato la nascita di una colonna di mezzi blindati e corazzati (circa 30.000 uomini) che si snoda per circa 60 km fra il confine russo e la città, ed il cui lento andamento pare sia dovuto a gravi carenze dal punto di vista dell’afflusso di carburante e rifornimenti vari.

2. Il fronte orientale: Kharkiv e le due repubbliche separatiste

Spostandoci da Kiev, il fronte orientale presenta una situazione composita. Esso andrebbe distinto in due differenti fronti secondari, vale a dire il territorio nord-orientale – imperniato sulla grande città industriale di Kharkiv – e quello a ridosso delle due repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk. Per quanto riguarda il primo, possiamo qui individuare il settore dove i russi stanno incontrando le difficoltà maggiori: dopo più di due settimane dall’inizio del conflitto nessuno obiettivo strategico è stato ancora raggiunto e consolidato, la stessa Kharkiv rimane ancora nelle mani degli agguerriti difensori ucraini, i quali sono stati addirittura in grado di sferrare con successo dei contrattacchi.

Tuttavia, la massa d’urto messa in campo dai russi in questo settore (circa 200.000 uomini) è così imponente da poter essere al limite rallentata, ma non arrestata. Cosa che, peraltro, diventerà sempre più difficile con il passare del tempo, soprattutto se le forze russe, aggirando la città di Kharkiv, riusciranno a tagliare le principali linee di rifornimento e comunicazione fra la città e la sponda sinistra del fiume Dnepr

Decisamente differente la situazione nella regione del Donbass: qui la mancanza di significative avanzate da parte delle forze russe e separatiste corrisponde probabilmente ad una consapevole scelta strategica da parte degli assalitori. Si tratta dell’unico teatro di operazioni dove le forze ucraine risultavano all’inizio delle ostilità in vantaggio numerico rispetto al nemico.

Un nemico che, tuttavia, combatte in quei territori dall’ormai lontano 2014, e che dunque dispone di forze veterane ed altamente motivate (fra i 50.000 ed i 70.000 uomini) il cui compito principale potrebbe essere quello di tenere impegnate le forze ucraine con un duplice scopo: sul breve termine, impedire che l’esercito ucraino possa attingere forze dal contingente in loco così da inviare rinforzi in altri settori per paura di un cedimento del fronte; sul lungo termine, sperare di mantenere “agganciato” il grosso delle forze ucraine così da procedere ad un loro accerchiamento con le forze provenienti da nord (fronte di Kharkiv) e da sud-ovest, ovvero dalla Crimea.

3. Il fronte meridionale: la Crimea

Ultime, ma non meno importanti, sono proprio forze schierate dai russi nella penisola di Crimea, il cui esiguo numero (probabilmente non più di 17.000 uomini) non ha impedito loro di conseguire alcuni fra i più importanti successi della campagna.

Guidate dal capace ed esperto generale Mikhail Stepanovich Zusko le truppe del fronte meridionale (il cui esiguo numero rende lecito pensare che fossero in origine concepite come forze “ausiliarie” rispetto al grosso dell’offensiva russa) hanno assicurato l’estuario del fiume Dnepr (con la città di Kherson), si sono spinti lungo il corso del fiume fino ad occupare la vitale centrale nucleare di Zaporizhzhya e sono riusciti a ricongiungersi con le forze separatiste provenienti da Est, chiudendo in una sacca la città costiera di Mariupol, cosa che garantisce ai russi il totale controllo del Mar d’Azov

Le perdite di militari. I dati (da “prendere con le pinze”)

Pur non potendo in questa sede analizzare nel dettaglio ogni singolo aspetto del conflitto in corso, non possiamo sicuramente che partire dall’alto numero di perdite – umane e materiali – finora patito dalle forze della Federazione. A causa della censura russa i principali dati sulle perdite sono quelli forniti dallo Stato Maggiore ucraino (che riportiamo invitando il lettore alla cautela che la fonte stessa impone): due giorni fa sono stati reclamati circa 12.000 militari abbattuti, cui si affiancano più di 370 carri armati, non meno di 1100 mezzi blindati ed almeno 150 velivoli (aerei ed elicotteri).

La differenza nelle perdite fra corazzati ci dimostra un aggressore molto sbilanciato in avanti, ovvero schierato in maniera tale da preferire un’avanzata rapida, che però di per sé rende maggiormente vulnerabili le sue forze in caso di contatto con una resistenza più solida del previsto. Situazione aggravata dall’uso comunque limitato che sino a questo momento la Russia sta facendo dell’artiglieria: sebbene il bombardamento con missili balistici sia cospicuo, siamo ben lontani dal grado di intensità visto ad esempio nel corso del conflitto siriano, dovuto sicuramente al fatto che si tratta di territori che i russi intendono occupare il più possibile intatti.

I bombardamenti aerei vengono svolti in massima parte con bombe convenzionali dato che, a quanto risulta, i piloti russi sono ancora poco addestrati all’uso di bombe intelligenti (molto probabilmente anche da questo dipendono alcune delle scene strazianti che in questi giorni si possono vedere sui media internazionali). Inoltre, molto spesso le azioni di bombardamento aereo vengono condotte a distanza “di sicurezza” da parte dei velivoli russi, per evitare i numerosi mezzi antiaerei ancora a disposizione degli ucraini, cosa che si riflette necessariamente sulla accuratezza degli attacchi.

La sottovalutazione da parte dei russi della resistenza ucraina

La probabile sottovalutazione da parte dei russi del potenziale di resistenza delle truppe ucraine si affianca alle gravi lacune che il sistema logistico russo sembra mostrare. Oltre alla situazione della lunga colonna di 60 Km cui abbiamo accennato poco sopra, sembra ormai certo che il sostanziale rallentamento del ritmo degli scontri negli ultimi quattro giorni sia dovuto ad un bisogno da parte dei russi di riorganizzare le forze e ricevere rifornimenti, in particolare carburante e pezzi di ricambio.

Allo stesso modo non si possono tacere le mancanze russe per quanto riguarda la neutralizzazione delle forze aeree ucraine: possiamo dire, semplificando un poco, che dalla ormai lontana Guerra dei Sei Giorni (1968) sia ben chiaro come l’ottenimento della superiorità aerea in caso di ostilità sia il primo degli obiettivi da raggiungere per la forza aggredente.

Al contrario, il Cremlino sembra ancora lontano dall’ottenimento del completo controllo dei cieli: pur avendo subito gravissime perdite, l’aeronautica ucraina continua ad operare contro le forze di invasione, in particolare grazie all’intervento di droni, i cui attacchi mirati colpiscono concentrazioni di mezzi e truppe del nemico.

Una lenta avanzata

I pochi, sebbene significativi, elementi qui raccolti  fanno comprendere come, dietro alla polvere sollevata dalle esplosioni e dai cingoli dei corazzati, le forze della Federazione stiano incontrando molta più resistenza di quella inizialmente ritenuta plausibile: sottovalutazione, questa, probabilmente alla base dei gravi deficit di organizzazione e coordinamento finora dimostrate dalle truppe russe in quasi tutti i settori, fatta eccezione, come dicevamo, per le truppe del generale Zusko nel sud del Paese.

L’avanzata russa, al netto di sviluppi improvvisi (soprattutto dal punto di vista politico, diplomatico ed economico) appare destinata a continuare, non essendo le forze ucraine nelle condizioni di arrestarle completamente, sebbene ad un costo probabilmente molto più alto di quello preventivato dal Cremlino.

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