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Dopo aver assaggiato il concetto di-vino ed il ruolo che questa bevanda – ricordiamoci sempre che il vino di quei tempi nulla aveva a che vedere con il vino di oggi, avendo una preparazione decisamente meno complessa ed articolata, che lo renderebbe ad un palato moderno un succo d’uva più tendente all’aceto che al vino, addolcito con miele e spezie, e tagliato nei simposi, appunto, come descritto nell’articolo precedente, con acqua – ha avuto nei rituali della società greca antica, vedremo oggi il Mito del vino e quanto questo influenzò la cultura stessa, oltre che il costume, di quei tempi.

Il Mito di-vino degli Dei e degli Eroi

La mitologia greca ci offre innumerevoli spunti legati al vino che, come avverrà poi anche con i romani, è parte integrante, elemento, strumento, oggetto e soggetto della narrazione.

Impossibile non parlare sin da subito di Dioniso, che sul monte Nisa inventò il vino. Dioniso, figlio di Zeus e di Semele, fu, secondo la mitologia, il diffusore del culto della vigna in Europa. Dioniso infatti, reso pazzo in età adulta da Era per vendetta nei confronti di Zeus, errò in Egitto, Siria, Asia e Frigia, dove infine la dea Cibele lo purifica e dà inizio al suo culto, che si diffonde dalla Tracia alla Beozia e sin in India. Poi, a Tebe, ostacolato dal Re Penteo, dal cui scontro esce vittorioso, introduce le feste Baccanali. Numerosi sono poi gli episodi mitologici intorno al personaggio di Dioniso, da Argo a Nasso sin all’Ade.

Il culto della vite quindi non nasce con Dioniso, ma su questa figura fa perno per addentrarsi nei miti e nelle tradizioni della Grecia Antica. E’ di molto precedente, ad esempio, il mito secondo cui il ceppo della vite fu partorito da una “cagna”, che starebbe a simboleggiare la costellazione di Orione, la stella Sirio. La comparsa – stagionale – di questo astro era infatti ritenuta al tempo responsabile della maturazione della vite.

Altro mito molto antico di origine tessalica (il ciclo mitologico di Eneo o Oineo), riconduce la nascita del vino ad un secondo animale, il capro. Si narra qui che uno dei pastori di Eneo, Stafilo (il cui significato è, appunto, “grappolo d’uva”), si accorse che uno dei suoi capri si allontanava sovente dal gregge per brucare da una pianta di vite i grappoli d’uva presso il fiume Acheloo, e quando si ricongiungeva con il gregge appariva sazio e con un comportamento bizzarro. Incuriosito da tale comportamento, Stafilo decise di cogliere alcuni grappoli d’uva e portarli ad Eneo, il quale ebbe l’idea di schiacciarli e di miscelarne il succo con l’acqua del fiume; da questo episodio fortuito si ricavò il primo vino, che si diffuse in seguito in tutta la Grecia.

Omero, quando il vino divenne Epico

Come abbiamo già visto, è soprattutto grazie ad Omero che abbiamo oggi importanti informazioni riguardanti l’utilizzo e l’importanza del vino nella società dell’ Antica Grecia. Attraverso gli scritti di Omero possiamo infatti risalire alle abitudini “enogastronomiche” dei greci dell’epoca.

Innanzitutto Omero narra che nell’Olimpo il banchetto era il passatempo preferito degli dèi: «Per tutto il giorno, fino al tramonto del sole, essi se ne stanno al festino e il loro cuore non deve lamentarsi di un pranzo in cui tutti hanno la propria parte». Ed in origine anche gli uomini erano accettati e potevano sedere al banchetto degli dei, come racconta Esiodo: «I pasti allora erano comuni e comuni i seggi fra gli immortali e gli uomini mortali» o Teleclide: «Ora descriverò il genere di vita che in origine avevano gli uomini […] Nei ruscelli scorreva il vino»

Ma a seguito dell’“inganno di Prometeo”, il quale rubò il segreto del fuoco agli dei per darlo agli uomini, questi divennero mortali, e furono obbligati a lavorare per nutrirsi e ad accoppiarsi per riprodursi.

Omero racconta il vino e le piante di vite come parte integrante della vita delle Città (come ad esempio Arne, Istriea e Epidauro), ma soprattutto ne calca le tracce in diversi momenti ed episodi dell’Iliade e dell’Odissea.

E’ certamente da citare il vino di Lemno, dato in premio agli Achei per aver costruito in breve tempo il grande muro utilizzato in difesa dei Troiani: “Erano là a riva molte navi, venivano da Lemno con un carico di vino. Le inviava Euneo… A parte poi, per gli Atridi Agamennone e Menelao, aveva mandato mille misure di vino.” (Iliade VII, 467-471).

Ma è soprattutto nell’Odissea che il vino assurge a strumento, elemento quasi costante e talvolta deus ex machina dell’avventura di Ulisse. Già ad Itaca, isola descritta come aspra e non molto vasta, il poeta scrive che vi fosse “frumento in abbondanza e vi è vino.” (Odissea XIII, 244).

Il vino di Pramno, tra i vari, si narra, fu mescolato a droghe e offerto dalla maga Circe ai compagni di Odisseo per allettarli, prima trasformarli in porci: “Per loro mescolava formaggio e farina d’orzo e miele verde con vino di Pramno.” (Odissea X, 233-234).

Omero narra poi dell’isola di Ogigia dove Odisseo visse per sette anni con la ninfa Calipso, racconta come fra la rigogliosa vegetazione di ontani, pioppi e cipressi profumati “si stendeva vigorosa con i suoi tralci intorno alla grotta profonda la vite domestica: era tutta carica di grappoli.” (Odissea V, 68-69). E l’episodio di Polifemo, citato nell’articolo precedente, è un’ulteriore prova del costante inserimento del vino all’interno dell’ opera di Omero.

Il vino quindi ha fatto a tal punto parte della cultura Greca da accompagnarla sin dai Miti delle origini, per proseguire con i racconti epici e con il teatro, in un influenzarsi continuo tra narrazione e costume, racconto e società. Un intreccio continuo e costante, tramandato sulle pagine e sulle vigne coltivate per secoli, divenendo parte integrante di una cultura che ebbe la capacità di influenzarne molte altre a venire, e principalmente quella di Roma.

Ed è da Roma che prosegue la nostra Divi(g)na Commedia, dalla Roma delle origini e dalla Roma di influenza “ellenica”, con uno sguardo specifico proprio sui culti, sul teatro e sulla letteratura che plasmeranno questa Storia Divi(g)na.

di Fabrizio Spaolonzi, all rights reserved

Grecia e vino, un simposio dionisiaco tra terreno e divino 2/2 ultima modifica: 2018-04-04T07:05:43+00:00 da Fabrizio Spaolonzi

A proposito dell'autore

Under 30 - così non devo aggiornare questo profilo per un pò di anni - torinese, un pò veneto, un pò lombardo, con trascorsi esteri e fortemente romani. Ho studiato diritto ed economia, per ritrovarmi a scienze politiche prima di lavorare in finanza. La vita? È un fiume in piena, bisogna saper remare bene, mai perdere pazienza e speranza e sapersi rialzare quando si cade. E proseguire. Obiettivi? Tanti. Ambizioso? Certo, ma non arrivista. E, sì, c'è una sostanziale differenza. Sono un Freak? Non lo so, ma certamente a modo mio, come tutti, non posso giudicarmi normale. Tutti mi chiedono di descrivermi in tre parole, ma io preferisco dire cosa non sono, a volte suona più chiaro! Non sono: monotono, tedioso, borioso, quotidiano, grigio, tetro, troppo serio. (Alto). Scrivo di vino perchè mi piace. Sì, mi piace scrivere; sì, mi piace il vino. Degusto la vita come degusto il vino, imparando a poco a poco.

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