Grazie Sardine, ma i problemi restano

di Leonardo Naccarelli

Grazie Sardine, ma i problemi restano

di Leonardo Naccarelli

Grazie Sardine, ma i problemi restano

di Leonardo Naccarelli
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“Quanto sei bella Roma”. Questo ho pensato, di getto, vedendo le foto di Piazza San Giovanni gremita sabato scorso (14 dicembre 2019). Proprio in quella piazza Matteo Salvini aveva lanciato un segnale, forte e chiaro, al Paese, una sfida verso quell’Italia che non morirà leghista: provate a fermarmi, se esistete ancora. Ebbene, qualcuno resiste ancora e si sta organizzando. Si chiamano Sardine e stanno portando avanti qualcosa di straordinario.  

Non si tratta, soltanto, di riunire persone contrarie alle politiche retrograde della destra. Alle Sardine, infatti, sia riconosciuto il merito di aver rimesso al centro della discussione pubblica concetti e valori che rischiavano di divenire sempre più elitari. Sia lodato il loro sforzo di dimostrare e diffondere l’idea che l’imbarbarimento culturale, sociale e politico rappresenta, non una fatalità, ma uno scenario da respingere con tutte le energie disponibili. Sia evidenziata la richiesta di un nuovo e più edificante modo di intendere l’attività politica.  

Certo, un pomeriggio di dicembre non può spostare equilibri politici consolidati nel tempo. Sarebbe ingenuo pensare il contrario. La destra può disporre ancora di un consenso largo e diffuso nel Paese.  Dalla manifestazione di San Giovanni in avanti, però, nulla potrà essere come prima. La società italiana, infatti, ne esce responsabilizzata: si pretende un agire; chi resta inerme non può giustificarsi asserendo di non aver saputo. In altre parole, chi non si oppone alla destra, nei limiti delle sue possibilità, è perché ha scelto di non farlo. 

 Qualcuno potrebbe chiedersi: che necessità abbiamo delle Sardine quando alla guida del Paese c’è un esecutivo, almeno sulla carta, in linea con le loro idee e valori? Manifestare contro l’opposizione non dovrebbe essere un no-sense democratico? Rispondere con “Nessuna” e “Sì” vorrebbe dire prendere come assunto che questo Paese sia un paese “normale”, condizione da tempo avulsa dalla realtà.  

Abbiamo un bisogno smoderato delle Sardine. Esse riescono, infatti, a riempire un vuoto di rappresentanza che le forze di maggioranza dell’attuale governo non riescono minimamente a riempire. Per questo si può dire che a San Giovanni si sia pronunciato uno j’accuse feroce contro la sinistra italiana. 

Alle Sardine si guarda come ultima speranza perché si crede che solo loro possano contrastare efficacemente la destra. La sinistra non ha nemmeno provato ad adempiere a questo compito. Nel momento in cui a destra l’estremismo prendeva il sopravvento era lecito aspettarsi una presa di coscienza, prima che di posizione, decisa e risoluta a sinistra. Foss’anche solo per spirito di sopravvivenza, doveva esserci una presa di distanza, la costruzione di una morale e di una visione politica diversa ed opposta. “Dire qualcosa di sinistra, dire qualcosa di civiltà, dire semplicemente qualcosa”. Non è stato fatto quasi nulla. Guidata da soggetti inadeguati o fuori posto, la sinistra ha perso ogni capacità di interlocuzione, di simpatia in senso greco con l’elettorato di riferimento. In questo momento il Partito Democratico ha la stessa opinione degli operai che ha l’Ulisse di Tennyson degli abitanti di Itaca: “Gente selvaggia che accumula, che dorme, che si nutre e che non mi conosce”. Nell’incapacità di fornire una spiegazione alle innumerevoli batoste elettorali, si è spesso detto che è stato l’elettore a non cogliere la bontà delle politiche di sinistra. San Giovanni è la prova plastica che l’elettore di sinistra esiste ancora. Tuttavia, egli non vota questa sinistra perché, semplicemente, non gli piace abbastanza.  

Anche per il Movimento Cinque Stelle il confronto con le Sardine è traumatico. “Risulta evidente quanto siam diversi, quanto son diversi i tempi del percorso”, eppure qualche analogia c’è. Entrambe le forze hanno avuto un origine spontanea, entrambe sono nate mosse da uno spirito di protesta forte. I 5 stelle non possono non guardare le Sardine senza intravedere in loro qualcosa che sono stati. L’uso del passato è d’obbligo perché il contatto col potere li ha fatti sciogliere come neve al sole. Il declino inesorabile della loro portata rivoluzionaria si coglie col far notare che sono passati dal volere andare al governo solo e soltanto da soli al voler essere l’ago della bilancia dei futuri governi. Una linea programmatica degna di Pier Ferdinando Casini. Direi che basti così. 

Sicuramente il Paese si trova meglio di qualche settimana fa. Questo colpo di vento, benefico ed improvviso, ci ha fatto sicuramente bene. Affinché possa avere una qualche utilità però, è necessario che entri anche nelle sale del potere in cui questo governo si è chiuso a chiave per paura del di fuori. Governo Conte bis, avete vinto alla lotteria con un biglietto che qualcun altro vi ha comprato. Non si sa la cifra ma almeno fatelo lo sforzo di andare ad incassare. Per tutti gli altri, resistiamo che la strada è lunga. 

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