Gomorra: quando realtà e finzione scenica si incontrano

di Mauro Mongiello

Gomorra: quando realtà e finzione scenica si incontrano

di Mauro Mongiello
Gomorra: quando realtà e finzione scenica si incontrano

Gomorra: quando realtà e finzione scenica si incontrano

di Mauro Mongiello
5 minuti di lettura

Chest’è, Gennà?

Chest’è, Patrì

I lettori napoletani del pezzo mi scuseranno per la scarsa dimestichezza con il dialetto del capoluogo partenopeo, ma alzi la mano chi, nelle ultime settimane, non ha sentito più volte riecheggiare quella che è divenuta una delle catch phrases più iconiche della serie TV italiana più seguita di sempre.

Gomorra ha diviso, ha fatto e fa discutere, ha lanciato carriere di attori più o meno giovani, ha svegliato delle coscienze e ha, nonostante lo sforzo degli autori, creato dei “modelli”: indiscutibilmente, proseguendo nella scia di Romanzo Criminale, ha portato in Italia un nuovo modo di concepire un prodotto televisivo di successo, anche attraverso la capacità di raccontare un pezzo di realtà delle strade di Napoli.

E’ proprio questo elemento a rappresentare uno dei punti di forza della serie: il racconto non è mai edulcorato, i personaggi dei clan vengono raccontati per quello che sono, attraverso la lente d’ingrandimento di un’analisi psicologica che tiene insieme la persona e il membro del Sistema. Per arrivare ad un tale grado di raffinatezza, gli autori e gli sceneggiatori hanno dovuto attingere a piene mani dai racconti di cronaca, dalle indagini della magistratura, dai profili di boss realmente esistiti e di manovalanza utilizzata per il controllo dei quartieri: non è un caso che l’ideatore del Mondo di Sotto, per prendere in prestito una locuzione utilizzata in una realtà non così distante come Mafia Capitale, di Gomorra sia Roberto Saviano.

Se in Don Pietro Savastano, magistralmente interpretato da Fortunato Cerlino nelle prime due stagioni, rivive la figura del capoclan Paolo Di Lauro, un vero e proprio re con tanto di ramo di discendenza in quel di Secondigliano, Salvatore Conte altri non è che la proiezione cinematografica di Raffaele Amato, capo degli Scissionisti (insieme a Genny Marino) e protagonista della sanguinosa faida che sconvolse Napoli tra il 2004 e il 2005.

A sinistra Paolo di Lauro, a destra Don Pietro Savastano

Genny Savastano, il protagonista indiscusso di Gomorra (nonché l’ultimo della locandina della prima stagione ad essere ancora vivo, Salvatore Esposito dixit con orgoglio nel salotto di Alessandro Cattelan), ricostruisce nella fiction ciò che è stato ed è il primogenito di Paolo Di Lauro, Cosimo. Gli autori hanno deciso di non rappresentare l’intera saga familiare, il che sarebbe stato alquanto complesso, dal momento che il superboss di Via Cupa dell’Arco ha avuto dieci figli maschi in costanza di matrimonio e ha adottato una figlia femmina.

Gomorrah, Series 03, Episode 04, Unit Stills, Salvatore Esposito, Cristina Donadio e Cristiana Dall’Anna. © 2017 Beta Film

Tra i personaggi entrati a far parte del mondo di Gomorra, uno dei più intriganti dal punto di vista dell’aderenza con la realtà è sicuramente Enzo Sangueblù: il boss interpretato da Arturo Muselli è il figlio di uno dei capiclan storici di Forcella, il che potrebbe ricollegare la sua storia a quella della famiglia Giuliano, storica gerente del quartiere, mentre abiti e look scelti per Enzo e i suoi compagni  rimandano alla “Paranza dei bambini” capitanata da Emanuele Sibillo. In questo senso, è interessante sottolineare due piccole chicche: innanzitutto, la fortissima somiglianza tra Francesco Capriello, l’attore scelto per interpretare ‘o Golia (luogotenente di Enzo e poi…niente spoiler) e Sibillo stesso; in secondo luogo, l’aver immortalato la storia della Paranza in un libro omonimo, da parte dello stesso Saviano. Ancorché scollegato dal filo narrativo di Gomorra, i mondi dello scrittore napoletano si incrociano continuamente.

Nella quarta stagione, fa la sua comparsa il Pubblico Ministero Ruggieri, il cui figlio frequenta la stessa scuola di Pietro Savastano jr.: la somiglianza, anche fisica, con il magistrato Catello Maresca è impressionante. Giova ricordare due aneddoti: Maresca è stato colui il quale ha organizzato e diretto le operazioni di cattura del boss casalese Michele Zagaria, nonché il magistrato entrato in polemica con Saviano perché, a suo dire, Gomorra non presentava esempi positivi e non evidenziava l’attività della magistratura e delle forze dell’ordine nel contrasto quotidiano al potere camorristico.

Il PM Catello Maresca fa parte della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Napoli dal 2007

Le assonanze potrebbero non fermarsi qui, ma rischieremmo di annoiare il lettore. Non vi è alcun dubbio che Saviano e il suo gruppo di lavoro, Sky Italia e gli autori della serie abbiano voluto garantire la massima aderenza possibile con le vicende della realtà camorristica del nostro tempo; questo, nel corso del tempo, ha portato la serie al centro di numerose polemiche (una delle quali è stata accennata sopra), incentrate soprattutto su quanto i personaggi della serie possano rappresentare un cattivo esempio per chi, soprattutto ragazzini, vive in quartieri particolarmente vicini al fenomeno camorristico.

Indubbiamente, la scelta è stata rappresentare il mondo dei clan nella maniera più veritiera possibile: i boss vivono braccati, rischiano la propria vita in ogni momento e non possono fidarsi di nessuno e, in fondo, è proprio tutto ciò ad aver portato Gomorra al successo. E’ auspicabile – ma su questo non abbiamo dubbi – che tutto ciò prosegua nella quinta stagione e, soprattutto, nel film dedicato a Ciro Di Marzio, L’immortale, senza dubbio uno dei personaggi più riusciti ed apprezzati di tutta la serie TV.

Il teaser de “L’immortale”, film che si concentrerà sulle vicende di Ciro Di Marzio

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