The Freak incontra gli Emily Plays. Intervista ad una giovane band italiana

di Redazione The Freak

The Freak incontra gli Emily Plays. Intervista ad una giovane band italiana

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The Freak incontra gli Emily Plays. Intervista ad una giovane band italiana

di Redazione The Freak
4 minuti di lettura
Intervista a cura di Pietro Maria Sabella
Gli Emily Plays nascono nell’autunno del 2002 a Pavia come progetto di Sara Poma. Dopo innumerevoli cambi di assetto e collaborazioni, nel 2008 la band si rigenera con una nuova formazione: Sara sempre alla voce e chitarra, Davide Impellizzeri alla batteria e Marco Alba al pianoforte e Giacomo Tota alla chitarra.
Nel febbraio 2010, entrano in studio per registrare  “I Had A Heart That Loved You So Much”, un album di dieci tracce
sospese, un po’ eteree, un po’ psichedeliche, ma anche orgogliosamente pop.
“I Had A Heart That Loved You So Much” è stato masterizzato da Roger Seibel, al Sae
Mastering di Phoenix, Arizona, studio che ha collaborato con artisti del calibro di Elliott
Smith, Pavement, Yo La Tengo, Cat Power e molti altri. Nel 2011 si unisce alla band Simone Fratt al bassoi.
“I Had A Heart That Loved You So Much” esce a ottobre per la Dischi Soviet Studio.

 

Come nascono gli Emily Plays? Siamo nati parecchi anni fa. Inizialmente eravamo un duo, poi ci sono stati milioni di cambi di formazione e ora finalmente possiamo dire di essere qualcosa di simile alla band che avevamo in mente quando è nato il tutto, delicata, ma anche piena di rumori nascosti.

 E le vostre canzoni? Le canzoni nascono con un’architettura cantautoriale e spesso molto pop, dalle melodie e dalla chitarra di Sara. Poi il resto della band, ogni componente aggiunge il proprio input, cercando di stratificare il tutto, ma anche provando a mantenere la semplicità  iniziale.

Quali sono i messaggi che inviate al pubblico con la vostra musica? Non sappiamo se si tratta di veri e propri messaggi, ma ci piace pensare che la nostra musica abbia un potere evocativo, che susciti ricordi o almeno qualche straccio di emozione.

Il vostro album “I had a heart that loved you so much”. Una bella scommessa, innovativa ed originale. Da dove comincia il vostro progetto? Abbiamo registrato questi dieci brani con l’aiuto del nostro amico Gianmaria Aprile (Fratto9/Ultraviolet Makes Me Sick) in una cascina abbandonata vicino a Pavia dove di solito facciamo le prove. Quelle registrazioni e quindi questo disco nascono dalla nebbia e dall’umidità che fa male alle ossa, contro la quale lottiamo sempre ma che ci ricorda anche la nostra casa.

Avete in programma un tour? Abbiamo già  fatto diverse date in occasione dell’uscita del disco e continueremo a farle. Di certo al momento quella che aspettiamo con più ansia è l’apertura dell’unica data italiana dei Low, a Milano, band che amiamo moltissimo e con la quale non ci sembra ancora vero di poter condividere il palco. Ma, in ogni caso, siamo sempre in cerca di nuove date e di fatto siamo capaci anche di fare 600 km in giornata per andare a suonare da qualche parte e tornare in tempo per andare a lavorare il giorno dopo.

Quali sono gli obiettivi degli Emily Plays? E il vostro sogno nel cassetto? L’obiettivo è quello di registrare un altro disco entro un anno. Siamo tutti un po’ troppo realisti e adulti per avere un sogno inerente alla musica. Quello che ci interessa soprattutto è continuare per la nostra strada e non perdere la motivazione. Il sogno forse è non farsi scoraggiare mai dalle difficoltà  oggettive che si incontrano provando a portare in giro un progetto musicale indipendente. Continuare a dare il cuore, insomma, pur sapendo che vivere di musicai è praticamente impossibile.

Qual è il livello della musica italiana nel panorama internazionale? Purtroppo è praticamente nullo. Persino Tiziano Ferro fatica ad affermarsi all’estero. Forse, a parte la Pausini e Eros Ramazzotti, in Sudamerica, soltanto i cantanti lirici pop ce la possono fare. A parte gli scherzi, l’unica band che sembra che stia raccogliendo dei buoni riscontri nel panorama indie sono gli A Classic Education, perchè oltre a essere una band di ottimo livello, si sono impegnati moltissimo nel farsi conoscere all’estero e ce la stanno facendo.

Vi ispirate a qualche modello in particolare? A nessuno in particolare. Soltanto a chi, quando suona, vede solo quello e non si ricorda neanche più come si chiama.

Che spazio hanno i giovani esordienti nel mercato discografico italiano? Praticamente nullo. La discografia italiana da anni non è in cerca di prodotti di qualità . Purtroppo è un mercato in crisi e quando c’è crisi, si sa, rischiare non è consigliabile.

Chi sono gli Emily Plays nella loro vita di tutti i giorni? Un cuoco, un architetto, un fotografo e una lavoratrice dei media (ma sulla carta d’identità c’è scritto impiegata).

Grazie per l’intervista ed in bocca al lupo! Grazie a voi ed un saluto agli amici di The Freak.
Ecco il link del video di “December“, tratto dal nuovo album degli Emily Plays:

http://www.youtube.com/watch?v=PTWGHuBmj8w

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