GIORNO DELLA MEMORIA. BRANCATI LEGGE MANN

di Redazione The Freak

GIORNO DELLA MEMORIA. BRANCATI LEGGE MANN

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GIORNO DELLA MEMORIA. BRANCATI LEGGE MANN

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3 minuti di lettura

Alberico: «Notte e nebbia…
subito nessuno!»
Richard Wagner, Das Rheingold (L’oro del Reno), Scena III

Dal Decreto del 7 dicembre 1941, chiamato Nacht und Nebel (Notte e Nebbia)
All’interno dei territori occupati, gli elementi comunisti e altri circoli ostili alla Germania hanno aumentato i loro sforzi contro lo Stato Tedesco e le Forze di Occupazione fin dall’inizio della Campagna Di Russia. La quantità ed il pericolo di queste macchinazioni ci obbligano ad approntare misure severe come deterrente.

I. All’interno dei territori occupati, l’adeguata punizione per i reati commessi contro lo Stato Tedesco o la Forza di Occupazione che mettono in pericolo la loro sicurezza o lo stato di allerta è per principio la pena di morte.

III. I prigionieri deportati in Germania sono sottoposti alla procedura militare soltanto se gli interessi militari particolari richiedono questo. Nel caso le autorità tedesche o straniere chiedano informazioni circa tali prigionieri, si deve dire che sono stati arrestati, ma che le procedure non consentono ulteriori informazioni.

 *  *  *

da VITALIANO BRANCATI, Diario Romano (ed. Bompiani). 1947, Marzo

Non sapevo che esistesse una qualità di bile così pura e forte da poter generare un libro di poesia e, direi quasi, di santità. Thomas Mann ha scritto le pagine che sono oggi raccolte nel volume “Moniti all’Europa”, con tutta la forza del suo fegato, ma con un fegato che vale mille cuori. È questo il solo caso in cui mi è accaduto di ammirare l’indignazione, l’inflessibilità e la durezza d’animo più della stessa pietà e del perdono, talmente questa incapacità di dimenticare fa parte del dolore inconsolabile e dell’amore appassionato per l’umanità. Ho letto tre volte la risposta allo scrittore Walter von Mole, ex presidente della Deutsche Akademie che aveva inviato un appello a Thomas Mann perché rientrasse in patria:

«…Naturalmente mi fa piacere che la Germania desidera riavermi, non soltanto riavere i miei libri, ma me stesso in persona. Tuttavia questi appelli hanno per me qualcosa d’inquietante, di opprimente, anzi essi mi si presentano come qualcosa di illogico, persino d’ingiusto e sconsiderato. Che tutto sia accaduto come è accaduto non è certo opera mia…È un risultato del carattere e del popolo tedesco…Ma allora bisogna concluder la faccenda con un banale “Torna a casa! Tutto è dimenticato!’? Lungi da me ogni presunzione e ogni vanto! Facile era per noi dal di fuori esser virtuosi e dire il fatto nostro a Hitler!

Sì, la Germania in questi anni è divenuta per me davvero straniera. Essa, lo si deve ammettere, è un paese che atterrisce. Confesso di aver paura delle macerie tedesche, di quelle materiali e di quelle umane. Come non sentirmi toccato dalle effusioni epistolari, piene di discreta devozione, che mi giungono dalla Germania?…Però la mia gioia è un poco attenuata non solo dal pensiero che nessuna di quelle lettere sarebbe stata scritta se Hitler avesse vinto, ma anche da una certa incoscienza e insensibilità che ne emana…Arrivano talvolta anche dei libri. Ma debbo confessare che non li ho veduti con piacere e che li ho subito messi in un canto?

Sarà superstizione, ma ai miei occhi i libri che hanno avuto comunque la possibilità di uscire in Germania fra il 1933 e il 1945 sono del tutto privi di valore, e non si dovrebbe neppure prenderli in mano…Non era lecito, non era possibile fare della ‘cultura’ in Germania mentre tutt’intorno accadeva quello che ben sappiamo. Voleva dire  mascherare la depravazione, adorarne il delitto.

Fra le torture che soffrimmo ci fu lo spettacolo dello spirito tedesco che si prestava a far da pariglia alla mera mostruosità. Come fu mai possibile che Fidelio, l’opera di Beethoven creata per solennizzare il giorno dell’autoliberazione tedesca, non fosse proibita in Germania? Era uno scandalo che non fosse proibita, che anzi se ne dessero rappresentazioni accurate, e che si trovassero cantanti per cantarla, suonatori per suonarla ed un pubblico per ascoltarla. Quanta ottusità ci voleva per ascoltare Fidelio nella Germania di Hitler senza coprirsi il volto con le mani e precipitarsi fuori della sala

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