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Al thendbrooklyn (per non allungarvi fino alla vera Brooklyn lo potete trovare su instagram) qualche mese fa hanno creato il perfetto mix di: anni ’80 + myminipony + health beverage + instagramproduct = ovvero l’Unicorn Latte.

Una bevanda nata a base di latte, zenzero, miele e sprinkles multicolor che nei mesi ha talmente irretito gli occhi e il cuore delle masse da essere un influencer perfino per Starbucks, che farà uscire solo per qualche giorno in America il Frappuccino in versione Unicorno Limited Edition. Un tripudio di colori e cremosità che ricorda quasi delle nuvole di zucchero filato e che rimanda i nostri pensieri più a Jem & le Ologram che a tutte le millemila calorie contenute nei loro famosissimi bicchieri con cupola integrata.

Insomma, tra questa botta glicemica di zuccheri e il libro che sto leggendo di Fred Vargas e il suo “spalatore di nuvole”, ovvero il commissario Adamsberg, ultimamente mi sembra di vedere nuvole e zucchero dappertutto; sarà per questo che mi è saltata all’occhio l’influencer che ho intervistato questa settimana: Sabrina Musco e il suo freakyfriday.

Sabrina Musco

Nome: Sabrina Musco
Anni: 27
Città di nascita: Benevento
Città di residenza: Milano
Città del cuore: Londra
Followers: 89 Mila Instagram

61 mila Facebook

5800 Twitter

– Vorrei aprire questa intervista citandoti nella tua sezione About: “Raccontare. L’idea di raccontare un po’ di cose di me, di questo lavoro-non-lavoro di questi sogni e questa vita soffice come nuvole e dolce come lo zucchero filato”. Raccontaci questo tuo approccio alle etichette, di cosa ne pensi del mondo moda e del suo apporto alla tua immagine.

Mi piace raccontare, in questo potrebbe essere riassunto il mio blog. Mi piace raccontare un punto di vista che sia attraverso le immagini o i testi, purché racconti una mia personalissima emozione. Tutto è partito con la moda, la ‘mia moda’. Non sono una fashion victim, mi piace lasciarmi contaminare da alcune tendenze e poi mi piace personalizzarle, come ogni cosa che passi anche solo per qualche istante fra le mie mani, io devo lasciare la mia impronta. E ciò che è per me la mia impronta è fatta spesso di sogni, di percezioni sempre un po’ fatate, surreali, personali, romantiche e con un tocco di rosa.

– Il nome del tuo blog è freakyfriday e in comune credo abbiamo questa indole un po’ freak: spiegaci questa scelta, in cosa ti senti freak o cosa vuol dire per te come parola.

Il mio blog nasce il 1 aprile del 2011 (ormai ben sei anni fa!). Quando ho cominciato non c’erano molti blog e di per sé era un’idea un po’ pazza, raccontarsi sul web, quando ancora in pochi lo facevano, quando per chi leggeva e guardava era tutto nuovo, in più era un venerdì sera ed era la sera del pesce d’aprile, da qui questa idea di pazzo venerdì in primis, e la mia idea, sempre personale, di raccontare le cose a modo mio e come dicevo prima, di provare a seguire la moda sì, ma anche controtendenza e con uno stile personale.

Sabrina Musco

– ti ho conosciuta principalmente attraverso uno dei miei social preferiti, Instagram. Che tipo di relazione hai con questo mezzo e cosa vuoi raccontare attraverso le tue foto? Quali sono le tue foto con più like e cosa, secondo te, spinge gli utenti di Instagram ad avere più reazioni ad una foto rispetto ad altre?

Instagram, al momento, è il canale che preferisco, attraverso le mie foto ed i miei testi vorrei raccontare il mio punto di vista, che non riguarda solo la moda, i viaggi, i prodotti, ma è tutta una fusione, fra ciò che sono, vivo e le emozioni che provo. Un diario virtuale che possa essere uno spunto, quotidiano, di positività. In realtà, in assoluto, la foto del mio profilo ig che ha più like è una pizza, così, al secondo posto fra quelle con più like c’è una foto piuttosto recente in cui indosso un abito color pastello, e al terzo posto con il maggior numero di like c’è un blush, in still life, uno dei miei preferiti. Con la mia esperienza potrei dirti che non ho ancora capito cosa smuove a cliccare like, forse ciò che ci avvicina alla quotidianità.

– Ti hanno mai definita influencer? Quando pensi a questa etichetta che cosa pensi racconta di te?

Sì, mi hanno definita influencer, al momento credo significhi tutto e niente, io non mi considero un’influencer, mi piace di più immaginarmi come una viaggiatrice dallo stile particolare e raccontastorie, quelle storie che si possono raccontare quando ti misuri spesso con altri luoghi, quando incontri persone sempre nuove che hanno esperienze da condividere con te. Per il mondo influencer è una parola inflazionata, una manciata di follower, una spolverata di like e si è influencer, ma influenzare non è una questione di numeri, ma di contenuti.

– con facebook invece che tipo di interazione hai?

Con facebook ho un bel rapporto, se così si può raccontare. La maggior parte delle interazioni con le ragazze che mi seguono e vogliono comunicare con me avviene privatamente su facebook, il mio vero e proprio diario virtuale di quotiditanità, condivido molti più contenuti che su IG non condivido.

Sabrina Musco

– dici che influenzare è una questione di contenuti, ci puoi spiegare meglio cosa intendi?

Credo che per poter influenzare bisogna riuscire a raccontare qualcosa, per riuscire a raccontare qualcosa l’aspetto più importante è riempire le cose di contenuto, dar loro un’anima ed un cuore, in questo modo, quando qualcosa avrà una storia da raccontare sarà qualcosa che ci piacerebbe avere con noi, perché ‘diverso’. Se si diventa solo vetrina, si finisce per non avere contenuti, svuotando tutto ciò che facciamo del proprio significato.

Io, come credo tanti altri, mi chiedo spesso come sia possibile arrivare a questi numeri? Questa quantità sempre crescente di followers che ti seguono e sono interessati alla tua vita, che commentano, chiedono… Come ti rapporti a queste attenzioni e curiosità da parte di tutti questi sconosciuti?

Ciò che per me ha fatto la differenza è stato sicuramente essere fra le prime, nell’ormai lontano 2011: in quel periodo avere visibilità era molto più semplice, ma non è stata comunque una cosa ‘facile’ perché abbiamo dovuto far affermare una realtà che non esisteva, quella del blogging (o meglio, esisteva da tempo, ma cominciava ad essere riconosciuta da tanti). In quel momento è iniziata la mia visibilità. Successivamente grazie ad un piccolo pubblico che inizialmente si è affezionato ai miei racconti, con il tempo, i numeri sono cresciuti e continuano a crescere ancora oggi. Io cerco di raccontare le cose come ho sempre fatto, che io sia a parlare con una persona oppure un milione cerco di trasmettere sempre le stesse emozioni, ciò che amo di più è quando riesco a comunicare qualcosa, quando ho il feedback di chi mi scrive, per me che sono dall’altra parte del pc la sensazione più bella è leggere i messaggi di chi ti legge.

– a proposito proprio dell’essere blogger, Vogue America, tempo fa, ha scatenato una polemica alla fine della settimana della moda nei confronti delle blogger/influencer con l’editoriale di Vogue America in cui le giornaliste attaccavano le fashion blogger. Cosa ne pensi di tutta questa polemica? Quanto sono davvero in concorrenza i vostri blog contro gli editoriali delle riviste di settore?

Giornaliste e Blogger non sono strettamente in concorrenza lo è però uno degli aspetti remunerativi, e cioè i brand che stanziavano grandi budget di pubblicità sulle riviste ora, molto spesso, spostano quel budget sul web, è questa la reale concorrenza. Capisco la polemica di chi questo settore lo vive da anni, ma purtroppo con il tempo alcune dinamiche possono cambiare, il web ha drasticamente rivoluzionato alcuni settori, soprattutto quello dell’informazione e della comunicazione, di riflesso quello della moda. È tutto più veloce, le riviste di moda, come già stanno facendo, dovrebbero aprirsi al web e sperimentare.

Sabrina Musco

Ho letto un tuo post su fb: “Quando ho scritto sulla pelle ‘freedom’ intendevo questo, abbiate sempre il coraggio di essere voi stessi, a dispetto delle aspettative. Abbiate il coraggio di sbagliare, di rischiare. La bellezza è nelle cose imperfette.” Quali sono le cose imperfette che reputi belle? cos’è la bellezza e come la ricerchi?

Le imperfezioni sono ciò che ci fanno davvero affezionare alle persone (o alle cose), che siano imperfezioni fisiche, caratteriali, un po’ come la filosofia giapponese degli oggetti rotti ed imperfetti in cui le crepe non vanno nascoste, ma dipinte di dorato, perché sono ciò che rendono diverso e speciale un oggetto, così per le persone. Personalmente mi piace quando qualcuno ha un difetto che lo caratterizzi, per farti un esempio amo come attore Adrien Brody insieme al suo naso grande e storto, e senza il suo naso non avrei la stessa empatia con lui. La bellezza, a dispetto di ciò che il mio lavoro potrebbe subito far pensare, per me, non è nei tratti somatici, ma riesci a vederla solo quando conosci davvero le persone, le persone più belle sono quelle che credono in qualcosa.


– Quando parliamo di bellezza io penso anche all’Italia e alla sua bellezza un po’ sprecata… che ne pensi dell’Italia e del made in Italy? ti proponi più come influencer italiana o come cittadina del mondo?

Credo che l’Italia sia uno dei Paesi più belli, ed il suo stile e qualità sono riconosciuti in tutto il mondo, spesso non siamo altrettanto bravi a valorizzarci come altre parti del mondo, avremmo un grande potenziale anche se l’Italia al momento zoppica su molti fronti ed offre pochissime possibilità ai giovani. Io mi sento cittadina del mondo, ma tengo molto alle mie origini, amo l’Italia e non è un caso che, nonostante presto dovrò comunque cedere sul web all’internazionalizzazione, i miei testi sono sempre in italiano, per quanto ormai tutti leggiamo tranquillamente la lingua inglese credo che il calore e le sfumature della nostra lingua madre, per me che parlo ad un pubblico soprattutto italiano siano diverse.

– quando ci dici che “presto dovrò comunque cedere sul web all’internazionalizzazione” cosa intendi? ci puoi dare qualche preview sul tuo futuro e sul futuro del tuo blog?

Credo che, al momento, il mio blog abbia uno stile ed impatto ‘molto italiano’ in primis perché scrivo solo in lingua italiana, ma anche come taglio e stile. Sto pensando di organizzare un progetto particolare su Instagram che però è tutto in via di definizione e per ora non posso anticipare nulla, in più, presto, probabilmente, vorrei dare una nuova immagine e veste grafica a Freaky Friday, qualcosa di assolutamente nuovo.

– in uno dei tuoi ultimi post ho letto una frase che ho subito sentito mia, poiché molto spesso me la ripeto ed è: “Imparare a lasciare andare…” il classico buon proposito molto più facile a dirsi che a farsi. tu cosa vuoi imparare a lasciare andare?

Imparare a lasciare tante cose, da quelle più personali a quelle lavorative. Spesso anche quando siamo in prima persona a prendere decisioni abbiamo difficoltà a lasciar andare le cose, per egoismo o per abitudine, e spesso la cosa migliore che potremmo fare per noi è lasciar andare, tagliare i rami secchi che ci appesantiscono, scrollarci di dosso situazioni che non ci vanno più bene, sentirci leggeri. Io sto lasciando andare, in tutti i campi, dall’amore all’amicizia, dal lavoro alle passioni, scelgo e tengo con me solo ciò che mi fa stare bene e mi illumina.

– un’altra frase a cui io sono molto affezionata (da brava maniaca del controllo e ambiziosa della perfezione) è di Dalì e dice: non aver paura della perfezione, non la raggiungerai mai. Una frase che nella sua crudità trovo quasi consolatoria. Tu che ne pensi? Dimmi una tua interpretazione…

Sabrina Musco

Credo che chiunque sia ambizioso e voglia fare bene le cose, progetta, immagina e crea paragonandosi alla sua idea di perfezione, ognuno di noi (anche se non è sempre così) vorrebbe dare e raggiungere il massimo, un risultato perfetto, ma la verità è che non possiamo raggiungere la perfezione, perché lungo la strada si cade, si sbaglia, si cambia, possiamo però essere sempre il meglio di noi stessi senza lasciarci spaventare dall’idea di perfezione che ci aspettiamo da noi stessi e a volte dagli altri.

– Infine per tutti i nostri lettori che ti hanno conosciuta attraverso questa intervista, e che attraverso questa serie di interviste di bloggers si stanno un po’ approcciando a questo mondo, cosa vorresti dire? che miti sfatare e che chiave di lettura dare al vostro mondo e al vostro lavoro?

La cosa bella di questo lavoro è che non è una ‘fortuna’ farlo, è un qualcosa che si decide di costruire e che potenzialmente ognuno di noi può fare. Questo lavoro diventa reale quando sono le altre persone a sceglierti, quando si lasciano ‘influenzare’ e contaminare da te, ognuno può essere così fortunato, deve solo fare in modo di essere scelto.

di Martina Cotena, all rights reserved

Freakyfriday – Intervista a Sabrina Musco ultima modifica: 2017-04-21T08:21:22+00:00 da Martina Cotena
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A proposito dell'autore

Martina a 7 anni voleva fare la pittrice, poi il padre le ha chiesto se voleva morire come Van Gogh: povera e con un orecchio mozzato (sì, esattamente con queste parole…) e così ha deciso che avrebbe optato per la sua seconda passione: Gira la moda… così, adesso fa la stilista.

Le piace: Paolo Conti, la punteggiatura e il punto e virgola (che nessuno sa mai come usare), la mozzarella di bufala, Dior e Valentino, cambiare colore ai capelli, Baricco, l’odore della pittura ad olio, il mare d’inverno, il pistacchio di bronte, il violoncello, i classici Disney, i tatuaggi.

Non le piace: avere un agenda, i bigotti, il caffè dolce, l’ipocrisia, sudare, la gente spocchiosa, le zanzare, Desigual, i peperoni, le mani non curate, quando le si ricorda che a 28 anni ancora non ha la patente, la puzza della metro, i film horror, chi parla male delle persone tatuate.

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