Franco 126 – “Stanza Singola”, tutti i guai di Franchino

di Federico De Giorgi

Franco 126 – “Stanza Singola”, tutti i guai di Franchino

di Federico De Giorgi

Franco 126 – “Stanza Singola”, tutti i guai di Franchino

di Federico De Giorgi
8 minuti di lettura

Ne è passato di tempo da quando, quel 5 Maggio del 2017, Bomba Dischi (etichetta indipendente romana, che conta le sue fila, tra gli altri, Calcutta, Giorgio Poi e Pop X) ha rilasciato “Polaroid”.

Con l’incisione di quel disco, vero punto di svolta, Carlo Luigi Coraggio, in arte Carl Brave, e Federico Bertolini, in arte Franco 126 (centoventisei, come i gradini della scalinata di viale Glorioso a Trastevere, punto d’incontro della sua storica crew), decidono di abbandonare le loro origini mettendo da parte il rap e trasformandosi in cantautori. Mai scelta fu più azzeccata (Frah Quintale docet). Dopo il grande successo di “Polaroid” (disco d’oro nel giro di pochi mesi ed eletto disco dell’anno da Rolling Stones), i due decidono di separarsi e di provare la carriera da solisti.

Dopo che Carletto ci ha tenuto compagnia la scorsa estate con il suo “Notti Brave”, ottimo album caratterizzato da tante collaborazioni di rilievo, ci si chiedeva se Franchino potesse riuscire a tenere botta se non addirittura a fare meglio di lui.

I fan del duo romano, infatti, si dividono in due categorie: quelli che pensano che Carlo sia meglio di Franco, e quelli che invece pensano esattamente il contrario, ovvero che Franco sia meglio di Carlo, pur essendo però tutti d’accordo su un punto: l’unione rimarrà impareggiabile, infatti la piacevole pesantezza di Franco viene sdrammatizzata dallo spensierato Carlo, perennemente preso a bene.

Come sempre il discorso è però sempre molto relativo, de gustibus non disputandum est.

Il sottoscritto rientra nella seconda categoria, e quindi mi permetto di dire che  Franchino è sempre stato una spanna sopra e “Stanza Singola” è solo la conferma di quanto già si poteva dedurre da “Polaroid” e “Polaroid 2.0”.

Il timbro della sua voce cupo e assolutamente peculiare forma un magico tutt’uno con  testi meravigliosi, introspettivi e mai scontati, oltre che concreti e fortemente rappresentativi della quotidianità di tutti noi.

D’altronde la forza di Franco (così come di Carl) è proprio questa: descrivere in maniera spaventosamente reale e fruibile situazioni di vita quotidiana, in cui diventa particolarmente facile immergersi ed immedesimarsi  (agli scettici si consiglia la lettura di tutti i testi dell’album, grazie).

Franchino non è solo malinconico, lui è La Malinconia, e, come tutti quelli che sono abituati ad essere perennemente ed intrinsecamente malinconici, sa che è possibile affrontare il tema alternando good (vedasi San Siro, Brioschi, Vabbè e Fa lo Stesso) e bad (Stanza Singola, Parole Crociate, Nuvole di Drago, Frigobar e Ieri l’altro) vibes.

Buona la scelta dei singoli che hanno anticipato l’uscita dell’album (Frigobar – 9 Ottobre 2018, Ieri l’altro – 17 Dicembre 2018 e Stanza Singola feat. Tommaso Paradiso – 18 Gennaio 2018): pur ricalcando l’attuale tendenza (a mio parere deleteria) a far uscire tre brani (ma quanto era bello quando se ne faceva uscire solo uno e l’album rimaneva ancora tutto da scoprire?), la scorrevolezza dell’ascolto non viene intaccata e la prima impressione  è ottima, per poi addirittura migliorare ascolto dopo ascolto.

 

Il filo conduttore dell’album è un concetto molto caro ai fan di “Polaroid”: i “guai”.

Non è un caso che il primo album da solista di Federico Bertolini si apra e si chiuda parlando proprio di questo:

 

E io ancora faccio slalom tra i miei guai” (San Siro)

 

Cercavo soldi nella borsa di mia madre e ci trovavo solo guai” (Ieri l’altro)

 

Concetto che tra l’altro viene ripreso anche nel corso dell’album:

 

E mettermi nei guai è la mia specialità” (Brioschi)

 

 

La produzione è di altissimo livello ed è firmata Ceri (che cura anche Coez e Frah Quintale): al momento dell’uscita dei singoli molti temevano che “Stanza Singola” potesse essere un album monotono e ripetitivo, invece gli scettici sono stati smentiti da pezzi originali e molto diversi tra loro. Ultimo appunto è che il disco è nato utilizzando delle basi strumentali con chitarra trovate su YouTube, che solo in seguito sono state rielaborate da Ceri.

“Stanza Singola” si compone di dieci tracce (per un totale di 36 minuti) e, ad eccezione di “Oi oi”, si fa veramente fatica a fare una classifica delle migliori canzoni, dato che sono una migliore dell’altra, ma noi ci abbiamo provato comunque.

 

TOP 3

 

  1. San Siro

 

“San Siro” è la traccia di apertura dell’album.

Sta per iniziare il fine settimana, è notte fonda e Franchino, stanco e preso male, non riesce a non pensare alla sua ex: il brano parla infatti di una storia d’amore che, dopo un lungo tira e molla (E qualcosa s’è guastato tra di noi, io t’ho detto: “Vai”, tu m’hai detto: “Rimani”) è finita per colpa di tutti e due (“Lo so, ci hai provato, lo sai, ci ho provato, ma è acqua passata, mi parli al passato”).

Franco, che si ritrova a fare slalom tra i suoi guai, si fa cogliere dello sconforto: tutto quello che vuole è passare ancora un po’ di tempo proprio con quella persona che ormai non fa più parte della sua vita (“Voglio solo respirare un altro po’ del tuo fumo passivo, e non tornare a casa, sbagliarmi apposta al bivio”).

Il nostro eroe però alla fine rinsavisce e riesce a riacquistare un po’ di razionalità: in fondo lo ha sempre saputo che non ci sarebbe stato un lieto fine, tanto vale farsene una ragione (“E ritrovarmi in una scena che mi sembra già di aver vissuto, come in fondo l’avessi sempre saputo”).

 

  1. Stanza Singola feat. Tommaso Paradiso

 

La titletrack di “Stanza Singola” è anche l’unico featuring del disco; la collaborazione è con Tommaso Paradiso, frontman dei Thegiornalisti.

La scelta è stata azzeccatissima, nessuno sarebbe stato più adatto di Tommy a scrivere una strofa in questa bellissima ballad nostalgica e toccante.

Franco non è più ricambiato nei suoi sentimenti, e questo gli provoca emozioni contrastanti: questa persona gli manca talmente tanto da fargli tornare in mente degli ordinari momenti di felicità passati insieme (E passavamo le giornate a mangiare sul letto, e dormivano stesi in mezzo a briciole di Kellogg’s. Noi sotto i raggi di un ombrello piegato dal vento, troppo piccolo per starci in due”) e da fargli notare che, nelle piccole cose, si comporta come se stessero ancora insieme (“E quando metto il caffè sopra al fuoco faccio ancora la moka per due”). Allo stesso tempo però c’è la consapevolezza che un possibile riavvicinamento potrebbe portargli  tanta sofferenza, tanta è l’empatia che si è creata tra i due (“E confondevo il mio respiro con il tuo, con il tuo. Il mio sorriso con il tuo, con il tuo. Io che aspettavo e non me l’aspettavo, stammi vicino e tienimi lontano”).

Magistrale la strofa di Paradiso, che elenca tutti i piccoli gesti da cui si poteva dedurre che tutto sarebbe finito, prima o poi:

Lo capivo dai dettagli
Da come guidavi
Da come tenevi la spesa
Da come giravi per casa nuda
Da cosa ordinavi per cena
Lo capivo dagli sguardi
Dai piedi gelati
Da come fissavi la luna
Lo capivo ogni momento
E lo capisco ancora adesso
Soltanto ci ha detto sfortuna, ah-ah”

 

  1. Frigobar

 

E’ una piovosa giornata autunnale: Franco e la sua ragazza sono in macchina a litigare: non è la prima volta, anzi, si potrebbe dire che ormai è un’abitudine.

La situazione degenera al punto che lei decide di andarsene nel bel mezzo della discussione, come al solito (“Va sempre alla stessa maniera, con te che sbatti la portiera e ti allontani dandomi la schiena”), lasciando il nostro protagonista da solo con un malessere che neanche il vino potrà alleviare (“E sto solo questa sera, che mi sopporto a malapena. Lancio i vestiti a caso su una sedia, resto in attesa. È una bottiglia aperta, ma ‘sto vino non disseta”).

Franchino però inizialmente non vuole rassegnarsi, scuote la testa e nega l’evidenza, fino a quando non si rende conto (attraverso una metafora) che “Abbiamo perso il treno e pure la coincidenza”.
Attenzione, perché questa è una caratteristica ricorrente nella narrazione di Franco126: per quanti ricordi, flashback, viaggi mentali e paranoie si faccia sulle storie passate, riesce sempre a tornare razionale e a rendersi conto che, dopo un po’ di sana autocommiserazione, bisogna guardare avanti e cambiare capitolo.

Tornando a noi, Franco rimane da solo in macchina a rimuginare dopo quella che si rende conto potrebbe essere l’ultima discussione insieme alla sua amata (“La pioggia bussa contro il finestrino e noi a discutere di niente fino a far mattino. Ricordi? Appannavamo i vetri col respiro, te ne vai di già? (ah-ah)”); non gli resta che svuotare il frigobar, sperando che l’alcol scacci via questi brutti pensieri.

Vabbè, dai, poco importa, solo un’altra giornata storta” pensa tra sé e sé Franchino, che adesso si trova ad affrontare quella che, a tutti gli effetti, sembrerebbe essere la discussione finale, senza riuscire a trovare il coraggio di finirla qua (“Se va così non è né mia né tua la colpa. E lo so, vuoi una risposta e io vorrei dire qualcosa, ma le parole mi muoiono in bocca…Ma forse è inevitabile”). Lei però non ci sta e ha coraggio e lucidità per tutti e due: basta, è finita.

Così il povero Franco si ritrova a tornare a casa in macchina, ancora frastornato e turbato da quello che è successo (“Oramai guido senza meta e penso ai fatti miei, Gli occhi fissi sul guardrail. Come mai non so che è successo? Forse ho perso un frame, non saprei”).

Franco non ha altri programmi e sa che anche questa volta dovrà essere paziente e soffrire per poi poter tornare a stare meglio.

Chapeau.

 

VOTO COMPLESSIVO: 8+

 

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