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The Freak intervista Marcello Mencarini

Sfogliando un Piccolo dizionario degli scrittori di tutto il mondo e soffermandosi sull’apparato di illustrazioni, la Szymborska scriveva: «Balzac sembra un oste, Joyce il contabile di un’impresa di pompe funebri, Eliot il direttore di una clinica psichiatrica e Heinrich Mann un farmacista che abbia appena deciso di avvelenare i suoi cittadini senza eccezione». Sfogliando 14 fotografi in cerca d’autore, una vera e propria galleria fotografica da portare con sé, da tenere sul comodino o da riguardare di tanto in tanto, si ha invece l’impressione che gli scrittori, lì ritratti, siano tutti amici di vecchia data o familiari. Persone che hanno abitato con le loro parole la nostra immaginazione, che hanno dato sostanza alle nostre sensazioni e ai nostri sogni. Il volume in questione raccoglie, infatti, ben 200 foto di scrittori italiani realizzate tra il 1979 e il 2016 dai fotografi dell’agenzia Rosebud2. Per sapere qualcosa di più di questo esperimento, che è risultato ai nostri occhi davvero pregevole e interessante, ne abbiamo parlato con Marcello Mencarini, fotografo, giornalista, regista, curatore del volume, nonché autore di molte delle foto e con Grazia Ippolito ritrattista di personaggi del mondo culturale.

Andrea Camilleri in His House in Porto Empedocle

Porto Empedocle (Agrigento), 1999. Lo scrittore Andrea Camilleri davanti alla casa dove è cresciuto in contrada Inficherna – © Marcello Mencarini

La prima nostra curiosità è legata al nome scelto per questa agenzia, Rosebud2. Perché proprio Rosebud?

Rosebud2 nasce dalle ceneri di Rosebud, un’agenzia nata nel 1996, dunque prima ancora di Corbis e Getty. La nostra fu la prima agenzia internazionale in grado di distribuire online le foto di personaggi ed eventi legati al mondo della cultura. Ma i tempi non erano evidentemente ancora maturi, i giornali non erano affatto disposti a comprare le foto online; l’Espresso ci disse che non avrebbe mai comprato una fotografia attraverso il computer. Fu così che accantonammo la nostra intuizione e tornammo a fare i fotografi.

Quando poi nel 2009 la più grande e importante agenzia fotografica italiana, l’agenzia Grazia Neri, prima di andare incontro alla crisi, fu messa in liquidazione, si crearono due gruppi: uno interessato ai reportage e l’altro che intendeva invece focalizzarsi sul settore cultura. Ed è a questo punto che insieme a Graziano Arici, dopo aver coinvolto Vanna Daccò, responsabile dell’amministrazione dell’agenzia Grazia Neri, abbiamo deciso di rifondare Rosebud. E così è nata Rosebud2: avevamo tra le mani una storia raccontabile, abbiamo raccolto i pezzi e abbiamo deciso di raccontarla. Il nome veniva dal film di Orson Welles Quarto potere: ‘Rosebud ‘è l’ultima parola pronunciata dal protagonista prima di morire.

Rosebud2 è oggi un’agenzia fotografica ma anche un archivio che conserva oltre 600.000 immagini relative al mondo della cultura.

Gli interessi di Mencarini non si esauriscono però alla fotografia, alla quale pure ha dedicato buona parte della sua vita, occupandosi anche di ricostruire e recuperare archivi che, altrimenti, avrebbero rischiato di andare distrutti. Un altro interesse di Marcello è il cinema e anche in questo campo è stato lungimirante, almeno tanto quanto lo è stato fondando Rosebud, nel 1996. Vuoi parlarci del tuo esperimento di girare un film con il cellulare?

Nel 2005, insieme ad una mia collega, ho ideato, scritto e diretto Nuovi comizi d’amore, il primo lungometraggio al mondo (93 min.) interamente girato con un cellulare. Il film è un rifacimento di Comizi d’Amore di Pasolini (1963). Volevamo farne una seconda edizione per capire come era cambiato nel tempo il rapporto degli italiani con questo tipo di argomenti.

Italian writer Aldo Busi, in his house in Montichiari, Brescia

Aldo Busi nella sua casa di Montichiari, copyright Grazia Ippolito, 2012

Ma abbiamo usato il cellulare anche per un altro motivo: avevamo intuito che questo strumento sarebbe diventato quello che poi è diventato, ovvero qualcosa di assolutamente necessario e imprescindibile, senza il quale ormai facciamo anche fatica ad immaginarci.

A proposito di cellulari, ci spiega cos’è stato Makadam?

Quando nel 2002 fu messo in commercio il Nokia 7650, il primo cellulare dotato di fotocamera, con Michele Neri avevamo intuito che presto sarebbe nato un nuovo linguaggio fotografico. Le immagini sarebbero diventate dirette, più semplici ed emotive, alla portata di tutti. Avrebbero raccontato, mettendolo a nudo, il quotidiano di ognuno di noi. Fu così che creammo makadam.it, come un supporto creativo e tecnico per i nuovi fotografi. È stato dunque uno dei primissimi siti al mondo a cui anche i normali utenti avevano accesso e potevano inviare le loro foto. Ci tengo a ricordare che era il 2002 e che Flickr nacque nel febbraio 2004 e Facebook fu aperto a tutti solo nel 2006.

NICOLA LAGIOIA

Rome October 1, 2014.
Nicola Lagioia scrittore, fotografato a Roma nella sua abitazione.
Photo: RINO BIANCHI

Makadam divenne poi anche un magazine, non è così?

Esattamente l’anno successivo, nel 2003, Makadam divenne anche un giornale che pubblicava solo foto fatte con il cellulare. L’esperimento fu molto criticato perché voluto da quella che era considerata un’istituzione in materia di foto d’autore, l’agenzia Grazia Neri, appunto: ci accusavano di portare in basso “la poesia”. È vero che la qualità era più bassa, ma noi eravamo interessati a comprendere quella che era diventata ormai una tendenza non più arginabile. Avevamo intuito che stavano nascendo nuovi autori, che stava cambiando la prospettiva, che il punto di vista stava diventato interno, soggetto e oggetto della foto finivano in qualche modo per identificarsi. Stava nascendo un nuovo autore: il pubblico!

Umberto Eco, ph. di Mussacchio & Iannello

Umberto Eco, ph. di Musacchio & Iannello

Insomma, sei stato un vero pioniere e, ora, qual è il tuo prossimo progetto?

Sto facendo un film sul significato dell’arte: ho intervistato vari artisti contemporanei e ho chiesto a ciascuno cosa rappresenti l’arte per loro. Il mio progetto è che questo diventi una sorta di film permanente a cui si aggiungano sempre nuove interviste, nuovi pareri espressi dagli artisti ma anche dalla gente comune.

Ora torniamo al libro da cui è partita la nostra conversazione, 14 fotografi in cerca d’autore. Anche in questo caso si tratta di un esperimento: vuoi spiegarci perché?

Sì, si tratta in sostanza di una forma di scrittura o di pubblicazione on demand. Il libro viene stampato e spedito quando qualcuno lo ordina. Abbiamo già in cantiere una seconda edizione che immaginiamo, però, diversa da questa. Infatti, abbiamo deciso di pubblicare immagini d’archivio, la prossima invece diventerà una vera e propria antologia. Come le antologie scolastiche alle quali siamo abituati, ma fatta di sole foto: non foto fini a se stesse, ma che abbiano un significato. Foto che, da sole, siano in grado di raccontare una storia. Intendiamo far diventare questa antologia un appuntamento fisso, da far uscire ogni anno, riproponendo la formula della pubblicazione on demand che abbiamo sperimentato per questa prima edizione.

E speriamo al più presto di dar vita anche ad una raccolta di foto di cantanti lirici, dal momento che abbiamo un archivio vastissimo.

Il libro è un esperimento molto interessante. Non solo perché si tratta di una forma di pubblicazione on demand, ma perché propone una galleria di immagini, una sequenza di volti e solo pochissime e misurate parole. Per la prima volta leggiamo questi scrittori scoprendo la loro grammatica interiore, lasciandoci colpire dallo stile del loro sguardo e non attraversando le pagine dei loro libri.

“Se contano davvero le opere, contano anche queste facce; e se non contano le opere, contano almeno queste facce. Per ogni scatto, in un lampo di luce, in un istante, due esseri umani alleati nella stessa sfida: quello invisibile, il fotografo impegnato a scrivere con la luce; quello visibile, lo scrittore, convinto di salvarsi a parole. Struggente, comunque la si veda.”

PAOLO DI PAOLO

Paolo Di Paolo, scrittore e giornalista culturale, fotografato a Roma nel parco di Villa Torlonia..Photo: RINO BIANCHI © Rino Bianchi / rosebud2

Così scrive Paolo Di Paolo nella presentazione del volume (gli altri due scritti sono di Marcello Mencarini e di Grazia Neri) suggerendoci un utile punto di vista, una chiave di lettura per sfogliare il libro. Quando pensiamo ad uno scrittore, pensiamo alle sue parole, al titolo di qualche suo libro, raramente pensiamo al suo volto. Eppure siamo abituati a pensare per immagini più che per parole. Ma nelle antologie scolastiche dove spesso per la prima volta li incontriamo o ci scontriamo con loro, dove ci incuriosiscono a tal punto che poi cominciamo a cercarli anche fuori da quelle pagine, in altre pagine, meno frequentate, più intime, foto non ce ne sono o ce ne sono pochissime. “14 fotografi in cerca d’autore” colma in qualche modo questa lacuna. Perciò abbiamo chiesto a Grazia Ippolito, da anni specializzata in ritratti di scrittori e personaggi del mondo della cultura, ma anche una fine e appassionata lettrice, che ha collaborato al volume facendo confluire all’interno diverse sue fotografie, cosa ha visto in quei volti, cosa ha scoperto che non aveva ancora visto o scoperto nelle pagine dei loro libri. È difficile dire cosa c’è di più. C’è sicuramente qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo, una prospettiva di lettura inedita. A guardare quei volti si scopre sempre qualcosa che leggendo non era emerso, si scopre il sommerso.

Se anche voi volete scoprire questo sommerso ordinate su amazon o su ibs “14 fotografi in cerca d’autore”, non resterete delusi!

Nella immagine di copertina, Italo Calvino nel suo studio a Parigi, copyright Ulf Andersen.

di Aretina Bellizzi, all rights reserved

FOTOGRAFI IN CERCA D’AUTORE ultima modifica: 2017-03-06T10:45:42+00:00 da Aretina Bellizzi
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A proposito dell'autore

Nata a Firmo (CS), nella provincia della provincia dell'impero nell'ormai lontano 1991 si chiama Aretina ma si sente un po' Barbara nel senso di straniera. E il suo accento non l'aiuta certo a capire da dove viene. Ma non è questa l'unica sua crisi d'identità. Ancora non sa cosa vuole fare da grande, intanto studia lettere classiche perché la considera una propedeutica imprescindibile alla vita. Ama molto il cinema e il teatro e a tratti è convinta che davvero la bellezza salverà il mondo a tratti invece pensa che non basti e si chiede cosa serva. Perciò se voi lo capite comunicateglielo perché una delle cose che ama di più è parlare con tutti di tutto.

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