Forza Nuova:
giusto scioglierla?

Forza Nuova, scioglimento?
Non con decreto del governo

L'assalto dei militanti di Forza Nuova alla Cgil
fa tornare alla mente le immagini di Capitol Hill. Riflettere prima di reagire

di Pietro Maria Sabella

Forza Nuova:
giusto scioglierla?

Forza Nuova, scioglimento?
Non con decreto del governo

Forza Nuova, scioglimento?
Non con decreto del governo

di Pietro Maria Sabella
Forza Nuova

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Forza Nuova, scioglimento?
Non con decreto del governo

L'assalto dei militanti di Forza Nuova alla Cgil
fa tornare alla mente le immagini di Capitol Hill. Riflettere prima di reagire

di Pietro Maria Sabella
7 minuti di lettura

Probabilmente non è un caso che i traghettatori violenti di Forza Nuova della manifestazione di Piazza del Popolo di sabato scorso abbiano deciso di dirigersi verso la sede della CGIL di Corso d’Italia. Eppure, non appare così scontato e utile ai giorni nostri effettuare una comparazione diretta con le azioni efferate, gli attacchi e le barbarie perpetrate dalle squadre fasciste contro le Camere del Lavoro all’alba del ventennio che ci ha condotti nel baratro più totale. 

In un certo qual modo, sovrapporre i fatti commessi da alcuni esponenti di Forza Nuova con quelli compiuti un secolo prima dagli “antenati” squadristi non darebbe un’immagine chiara e completa della realtà odierna. 

Aiuterebbe solo a trovare un caposaldo nel proprio modo di ragionare, di comprendere, accettare e archiviare le cose, ma non consentirebbe di guardare alla realtà astraendosi dai singoli fatti, divorati come merce da consumo dall’informazione in poche giornate e in migliaia di visualizzazioni.

Se la storia non è un cerchio entro il quale si ripetono piattamente tutti i fatti, ma un nastro sul quale gli eventi si compiono in condizioni diverse, più che il biennio 1920-1922, dovrebbe tornare in mente quanto di recente accaduto nel 2021 a Capitol Hill a Washington, con quel balordo tentativo di “colpo di stato” intrapreso da una pletora di trumpiani a danno della Casa Bianca.

Quella sera, gli Stati Uniti e le democrazie occidentali sembrarono sconvolte da un accadimento senza precedenti, inimmaginabile fino a quel momento nel seno più profondo della patria delle libertà e dei diritti della nostra storia contemporanea.

Come immaginabile, del resto, è sembrato l’attacco violento ad un sindacato qui da noi.

L’accesso inizialmente quasi indisturbato di un gruppo di manigoldi, divenuto poi aggressivo e vandalico nel corso di pochi minuti, avrebbe messo sotto scacco il potere costituito, da poco rigeneratosi con l’elezione di un nuovo Presidente, Joe Biden. Ma cosa è che accomuna – e se qualcosa accomuna realmente – lo sciamano Jake Angeli con uno fra gli arrestati di Forza Nuova a Roma e Milano nella scorsa settimana?

Il paragone – ammetto – potrebbe essere peregrino. Nonostante ciò, qualcosa si muove nell’immaginario come quando si mescola fra i pezzi di un puzzle ancora da inquadrare.

Per capire quanto è successo in America potrebbe essere più utile guardare il film “Borat 2” di Sacha Baron Cohen che leggere interi trafiletti del New York Times o del Washington Post. E per comprendere quanto accaduto in Italia sarebbe probabilmente più efficace allo stesso modo andare a vedere al cinema il prossimo film di Checco Zalone che rimuginare su saggi ed editoriali.

La verità che emerge dagli sketch allucinanti e grotteschi di questo genere di film, sagaci e brillanti, è che una consistente porzione della popolazione afflitta dalla disoccupazione e da vistose lacune culturali ed educative, dalla devastante crisi sanitaria, che ci ha lasciati in casa per svariati mesi, si è trovata del tutto priva di riferimenti chiari, balenante fra proposte e offerte politiche di corto raggio, incapaci di traghettare una civiltà, da un mondo che fu a uno che sarebbe stato completamente diverso in pochissimo tempo. 

Piccola parentesi. La caduta delle Torri, le guerre contro la Jihad, due crisi economiche, la digitalizzazione e l’informatizzazione crudele di ogni settore socio-economico, la c.d. “globalizzazione”, la migrazione climatica ed economica, arrotolatesi l’una dopo l’altra dopo la fine della guerra fredda e la caduta del blocco sovietico, hanno creato una fame di certezza e di equilibrio, che l’esplodere della pandemia non ha fatto altro che enfatizzare e moltiplicare negli effetti patogeni fino a far traboccare un vaso vuoto. 

La probabile verità – ora si che ci vuole – come è stato all’inizio degli anni ’20 del secolo scorso in mezzo mondo, è che non si è più stati capaci di interpretare la realtà, dando visione, speranza e futuro ad una civiltà bloccata fra disagi e necessità di affermazione.

E non è un caso che il tema del Green Pass e della vaccinazione siano diventati i veri detonatori di una crisi esistenziale e più profonda che, per certi versi, non ha nulla a che fare con il Covid-19, ma che attiene appunto al modo di identificarsi di una società sbrindellata a causa dei cambiamenti che per loro natura intervengono nell’economia, nel diritto e nei rapporti sociali.

Nello scompiglio assoluto, nel vuoto magico creatosi, nell’effervescenza dell’individualismo sboccato ed arrogante, l’Io ha dovuto correre ai ripari cercando informazioni, documenti, certezze, pilastri in modo autonomo, spesso così imbattendosi, come Alice nel Paese delle meraviglie, in specchi stupefacenti, in labirinti di aporie informative rispetto alle quali molto poco è stato fatto per riportare le cose alla realtà. 

La prospettiva del “mi vaccino” contro il “non mi vaccino” è diventato il volano, la punta dell’iceberg, di un’infinita crepa interiore e sociale comune, un momento per trovare sé stessi e dire al mondo della propria nuova identità.

In questa mischia cieca, non tutti hanno saputo poi resistere al canto delle sirene e in assenza di guida si sono lasciati trasportare, spesso inconsciamente, verso derive losche, verso quei vicoli oscuri in cui l’anti-stato vigila attento, in cui l’idea sovversiva perpetra i propri fini.

Ecco i Jake Angeli, ecco anche i violenti fascistoidi (ma anche le mafie). Sono stati creati o alimentati quasi involontariamente dalle proprie comunità di appartenenza nell’illusione che nulla di tutto ciò potesse accadere o tornare. È stata sottovalutata la capacità che ha il sottobosco di nutrire quelle canoniche condizioni che, nel corso del tempo e con le dovute differenze, conducono ad esplosioni inaspettate e dagli effetti che i contemporanei non sanno controllare.

E l’errore ancora più grande è trattare i sintomi di una malattia con la prospettiva neo-consumeristica dell’informazione sui fatti. Se ne parla oggi, domani altro capitolo, altro frammento di una storia che non sappiamo vivere, di un ruolo che non sappiamo recitare. 

Come Capitol Hill è sparita dall’occhio dei molti nel giro di pochi giorni, anche i fatti della CGIL saranno dimenticati da qui a poco, di qui alla prossima votazione.

E questa miopia frettolosa non ci farà comprendere adeguatamente se questi episodi siano realmente il frutto di dinamiche sovversive, di movimenti fascisti proiettati verso la restaurazione della dittatura o piccole gemmazioni virulente di un tessuto del tutto sano. 

In questo fragoroso rumore non siamo in grado di cogliere l’essenza dei pericoli che minano la democrazia e il vivere civile poiché concentriamo tutto sulla prospettiva dell’oggi, del gridare la propria e di contraddire l’altro. 

Di certo è che non c’è alcun dubbio che bisogna reagire prima che la lucidità sparisca nuovamente innanzi ad un altro incendio e non per soddisfare le dinamiche dei rapporti dei Guelfi contro i Ghibellini (colpa del Ministro degli Interni o di Fratelli di Italia) ma per curare laddove possibile e soprattutto per recuperare il senso della visione, della comunità, dei diritti e dei doveri, dell’importanza della democrazia quale unico attuale baluardo entro il quale sia possibile crescere e progredire senza violenze o soprusi. 

Nel caso di specie, la cura esiste, è la legge Scelba del 1952 che da attuazione pratica alla dodicesima disposizione transitoria e finale della Costituzione che vieta in Italia la ricostituzione del partito fascista.

Cura che andrebbe inoculata con cura e pazienza, attraverso gli strumenti che la legge ha fornito alla magistratura per verificare se esista ipotesi di reato, ovvero se vi sia una riorganizzazione del disciolto partito fascista (che si ha quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegua finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista).

Senso della visione che dovrebbe accomunare tutte le forze politiche verso un processo di responsabilizzazione e di prospettazione di modelli di società a lungo termine, in cui vi sia inclusione e risposte chiare rispetto ai problemi reali e in cui, comunque, non possa esservi spazio alcuno per il fascismo.

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