Fontana e La Russa,
una ventata di novità

Fontana e La Russa,
una ventata di novità

I due nuovi presidenti di Camera e Senato sotto il bersaglio della sinistra
che applica il solito triste sistema dei due pesi e due misure

di Flaminia Camilletti

Fontana e La Russa,
una ventata di novità

Fontana e La Russa,
una ventata di novità

Fontana e La Russa,
una ventata di novità

di Flaminia Camilletti
Fontana

Fontana e La Russa,
una ventata di novità

Fontana e La Russa,
una ventata di novità

I due nuovi presidenti di Camera e Senato sotto il bersaglio della sinistra
che applica il solito triste sistema dei due pesi e due misure

di Flaminia Camilletti
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Lorenzo Fontana, il neoeletto presidente della Camera cita e saluta Papa Francesco nel suo primo discorso a Montecitorio. Come lui, il giorno prima, aveva fatto anche Liliana Segre, incaricata di presiedere la prima seduta di Palazzo Madama prima che venisse eletto Ignazio La Russa come presidente del Senato. 

Eppure, fin dall’inizio di questa legislatura, la XIX della Repubblica, le opposizioni iniziano ad applicare il solito inevitabile triste sistema dei due pesi e delle due misure. Infatti se alla senatrice a vita è consentito salutare il pontefice, all’antiabortista, cattolico, leghista e quindi per questo ostile, Fontana, lo stesso privilegio non è concesso. 

Ed è per questo che l’elezione di Fontana alla Camera e di La Russa in Senato, non possono che essere accolte come una ventata di novità, di possibile cambiamento di una cultura politica ancorata a preconcetti, vecchi modelli e ancoraggi che nulla hanno a che fare con il mondo in cui ormai viviamo.

Da oggi non esistono più figli di un Dio minore

Ignazio La Russa è il primo missino eletto a seconda carica dello Stato. Preziose le sue parole per i ragazzi che per troppi anni hanno dovuto perdere la vita per combattere in nome delle loro idee. A destra così come a sinistra, non ha importanza. A differenza di quello che sostiene il Pd e l’universo politico che gli ruota intorno. 

“Senza paura e senza speranza”, così ha lottato per anni il mondo di La Russa che proprio nel suo primo discorso non ha paura di citare proprio Sandro Pertini, antifascista e partigiano. 

Il passaggio di consegne tra Liliana Segre e Ignazio La Russa segna la fine di un conflitto, la fine della guerra. Anche se poi non tutti vorrebbero che fosse così. Le opposizioni, dure, severe, tornano a leggersi negli editoriali, nelle cronache sporcate di propaganda, di falsità. E lo stesso accade con Lorenzo Fontana, atteso con uno striscione alla Camera: “No a un presidente omofobo e pro Putin”, testo rivendicato poi da Alessandro Zan.

“Peggio di così nemmeno con l’immaginazione più sfrenata. L’Italia, non merita questo sfregio. #Fontana”, scrive Letta su Twitter.

“Fontana è una persona che in una democrazia liberale non dovrebbe presiedere un’assemblea parlamentare”, ha detto il leader del Terzo Polo, Carlo Calenda. La sua colpa? Essere un cattolico convinto, militante. 

Matteo Renzi è più sobrio: “La Russa e Fontana noi non li abbiamo votati, ma rispetto il voto. Sono la seconda e la terza carica dello Stato e faccio loro un in bocca a lupo”. 

Il governo ancora non si è formato, Mattarella non ha dato l’incarico a Giorgia Meloni, ma l’opposizione promette una battaglia senza quartiere, che rischia però solo di alimentare brutti episodi fuori dal Palazzo (un esempio: lo striscione appeso al Colosseo con la scritta di La Russa a testa in giù). Insomma nella morte della sinistra (celebrale ormai certa) non resta che il nemico: il nuovo, solito, vecchio mostro da combattere.

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