Festival internazionale del giornalismo: speranze e sogni sono “work in progress”

di Redazione The Freak

Festival internazionale del giornalismo: speranze e sogni sono “work in progress”

di Redazione The Freak

Festival internazionale del giornalismo: speranze e sogni sono “work in progress”

di Redazione The Freak
3 minuti di lettura

di Ilaria Pocaforza

Dal 24 al 28 aprile a Perugia si è tenuta la settima edizione del Festival Internazionale del Giornalismo (http://www.festivaldelgiornalismo.com), una manifestazione ad ingresso gratuito che ospita personaggi (giornalisti e non) da ogni parte del mondo e che richiama ogni anno sempre più spettatori. Il Festival è impreziosito dalla bellissima cornice della città di Perugia: nella magica atmosfera di luoghi come il tetro Pavone, la Sala dei Notari, il teatro Morlacchi e l’hotel Brufani si tengono conferenze su temi di attualità, seminari, dibattiti sul lavoro e i giovani, interviste, presentazioni di libri, mostre e workshop che riuniscono il mondo del giornalismo, dei media e della comunicazione.

Il Festival del Giornalismo, prima manifestazione in Italia interamente dedicata al mondo dell’informazione, è nato nel 2006 da un’idea di Arianna Ciccone e Christopher Potter con lo scopo di parlare di giornalismo, libertà di informazione, futuro e democrazia in un interscambio continuo di idee tra professionisti e cittadini, scrittori e lettori, giornalisti e aspiranti reporter.

All’interno del Festival, che ha anche un canale Youtube per guardare gli eventi in streaming, trovano spazio inoltre vari concorsi giornalistici: Raccontami l’Umbria-Premio Giornalistico Internazionale, riservato agli articoli e ai servizi televisivi che abbiano trattato le eccellenze artistico-culturali-ambientali e il sistema economico-produttivo di qualità della regione, contribuendo a dare visibilità in Italia e nel mondo all’Umbria; Una storia ancora da raccontare: Walter Tobagi, nato con il Festival Internazionale del Giornalismo nel 2007 e organizzato dall’Associazione Ilaria Alpi, con lo scopo di rendere omaggio ai giornalisti che hanno perso la vita svolgendo con coraggio la loro professione; Premio Nazionale Comunicazione, Nuovi Media e Informazione per la salute, terza edizione del premio nato dall’intento di favorire processi efficaci d’informazione e comunicazione della salute, che vedono il cittadino quale interlocutore sempre più consapevole, capace e culturalmente competente nel fare scelte per la propria salute.

Al Festival partecipano più di 200 volontari da tutto il mondo: si tratta di ragazzi e ragazze che si mettono a disposizione degli organizzatori per assicurare la buona riuscita operativa dei diversi eventi, occupandosi di Logistica, web magazine, fotografia, video maker, web radio e press office.

Anch’io ho avuto il piacere di partecipare al Festival per la seconda volta come volontaria, vivendo un’esperienza davvero entusiasmante: vedere da vicino personaggi come Stefano Rodotà, Bice e Carla Biagi, Benedetta Tobagi, Daria Bignardi, Roberto Saviano, Al Gore, Gianni Riotta e Piero Grasso, permette di entrare in contatto con un mondo finora percepito soltanto attraverso la televisione e la carta stampata, di conoscere da vicino la competenza, il coraggio, la passione e l’umanità di questi professionisti e di interagire con loro.

Nelle loro parole si percepisce un senso si incertezza per il futuro, soprattutto per i giovani che si approcciano per la prima volta al mestiere del giornalista e aspirano ad intraprendere questa carriera, ma anche tanto ottimismo ed entusiasmo. Beppe Severgnini ed Ezio Mauro sono stati protagonisti di alcuni degli interventi a mio parere più interessanti del Festival, e hanno espresso un’incrollabile fiducia nelle capacità dei ragazzi, accompagnati dalla speranza che coloro che saranno grandi domani riescano a fare meglio di chi è grande oggi.

In particolare Ezio Mauro, direttore de La Repubblica, e Beppe Severgnini, firma de Il Corriere della sera, hanno detto: “I talenti sono fatti per essere messi all’incanto” e “Tutti gli adulti dovrebbero diventare minatori di talenti, perché il peccato più grande che possiamo commettere è convincere i giovani dell’inutilità dell’essere onesti”.

Forse è questo l’insegnamento più importante che possiamo trarre da chi è riuscito a realizzare i propri obiettivi: non dobbiamo nasconderci, aver paura dei nostri progetti, credere che l’unico modo per arrivare da qualche parte sia prendere una scorciatoia. E’ difficile raggiungere i propri sogni, perché si rischia sempre di vederli infrangersi contro la realtà, si corre il pericolo costante di venire schiacciati, ma nei momenti più bui mi torna sempre in mente il verso di una poetessa bulgara, Blaga Dimitrova, e, come dice Roberto Saviano, con quelle parole ritrovo la strada:

“Nessuna paura che mi calpestino.

Calpestata, l’erba diventa un sentiero”.


Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati