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Esimersi dal parlare del Festival di Sanremo corrisponde a esimersi dal vivere quotidianamente questo Paese.

Gli Italiani sono un popolo che predilige la brevità e gli eventi di impatto. Dai mondiali fino ai Telegatti, mediaticamente parlando, ogni persona non si sottrae dall’esprimere una personale, costante e puntuale opinione sull’argomento del secondo. Ci atteggiamo da sempre a voler essere tutti, nessuno escluso, l’allenatore della nazionale di calcio, come del resto desideriamo profondamente dirigere,condurre, promuovere e votare il Festival della Canzone Italiana (sigh).

Ebbene l’ultima edizione in corso non poteva regalare migliori spunti critici da poter posizionare al bancone del bar, sui mezzi pubblici a lavoro o davanti a un caffè e iniziare la propria orazione.

In questo caso più che in altri la prima serata di Sanremo ha mostrato una piccola porzione di come e in che modo il Paese sta vivendo la quotidianità .

Un mix evidente di tentativo di andare in direzione ostinata e contraria verso una politica lenta e verso governanti fin troppo rock e di impacciati e timidi gridi di politically correct che perdono peso da soli poiché sorti senza gravità e giusta intonazione.

E questo riguarda lo show nel suo complesso, riguarda l’imbarazzante, confusa, noiosa e completamente fuori contesto e fuori senso logico performance di Adriano Celentano, questo riguarda il revival di spalle comiche e veline scadute dell’anno passato, riguarda la completa mancanza di tempi comici tra Morandi e Papaleo (che dovrebbe giocare da solo) e infine riguarda la solita cattiva tendenza a non voler dar spago alla musica, comunque essa sia.

La ragione sociale che giustifica il Festival è, meglio dovrebbe essere, la musica, la canzone italiana, la canzone autoriale, la tradizione italiana e tutti i mandolini e i mambi loreniani che ne seguono.

La musica per sua stessa natura e nell’istante in cui tende ad unire universi a sé stanti, è in grado di separare e dividere, di creare confronto e far discutere, è la sola su cui tutti getteranno il loro istinto emotivo o accademico, su cui nessuno si negherà  mai  di discorrere.

Ma sembra, e dentro i giorni di Sanremo accade spesso, che ieri la musica sia stata eclissata e non ravvivata per fare da altarino all’incomprensibile teatrino dell’ormai ex Molleggiato, di Pupo, di Morandi, nel loro tentativo di essere alti e colti a tutti i costi quando per una volta forse era squisitamente necessario nonché dovuto vedi alla voce Bersani, Nina Zilli e Marlene Kuntz- spegnere le luci, accordare gli strumenti, restare in trepidante ascolto ed elegantemente tacere.

Consigliamo anche la lettura della twitterstory di Daniele Urciuolo su #Sanremo2012 sul sito Formiche.net: http://www.formiche.net/dettaglio.asp?id=27714&id_sezione=93

Festival di Sanremo, serata d’apertura: fate parlare la musica, fate tacere il resto. ultima modifica: 2012-02-15T12:13:56+00:00 da Vittoria Favaron

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