A FERRO & FUOCO: IL MESSICO DI SERGIO HERNÀNDEZ AL PALAEXPÒ DI ROMA

di Maddalena Crovella

A FERRO & FUOCO: IL MESSICO DI SERGIO HERNÀNDEZ AL PALAEXPÒ DI ROMA

di Maddalena Crovella

A FERRO & FUOCO: IL MESSICO DI SERGIO HERNÀNDEZ AL PALAEXPÒ DI ROMA

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A FERRO & FUOCO: IL MESSICO DI SERGIO HERNÀNDEZ AL PALAEXPÒ DI ROMA

Dal 9 giugno al 12 luglio il Palazzo delle Esposizioni ospiterà una mostra dedicata a Sergio Hernàndez, uno degli artisti più apprezzati del Messico contemporaneo. L’esposizione curata da Giorgio Antei, si compone di 12 olii, 19 opere in piombo e altre 14 creazioni di tale materiale, elaborate fra il 2013 ed il 2016. Il titolo evocativo “A Ferro & Fuoco” si riferisce all’impiego di tecniche e materiali diversi, tra cui il piombo e il rosso granata del fuoco, che rendono evidenti le diverse anime dell’artista di Oxaca.Mostra Hernandez 021

L’ingresso nel mondo di Hernàndez è come una vampa che, improvvisa, va a lambire tutti i sensi e dilata le emozioni a livello viscerale. La prima serie degli Ardientes, letteralmente le bruciature, irrompe con tutta la sua violenza e passione a mostrare le suggestioni e i rimandi al mondo della Mixteca. Al centro di ogni opera c’è l’aggressività del rosso cinabro, misto a olio, sabbia del deserto e fuliggine che esalta il carattere drammatico dei soggetti, incisi sulla tela con un vecchio chiodo di ferro. Lo spazio purpureo, denso di caotico movimento e ricco d’intense variazioni cromatiche, si anima di figure demoniache, volti deformati, teschi e animali simbolici che sembrano soffrire, urlare, domandare. Nell’immaginario dell’artista messicano c’è il richiamo agli ardenti, malati di ergotismo, che furono i soggetti privilegiati di Grünewald, c’è l’influsso dell’arte antica greco-romana e mesoamericana ma anche il riferimento dichiarato alle simbologie medievali, alle tonalità di Tiziano e all’astrattismo di Rothko.Mostra Hernandez 023

Dall’intensità del fuoco si passa poi, al turchino e ai bianchi dei Plomos, frutto di un’inconsueta tecnica di realizzazione che dà luogo ad affascinanti astrazioni. Per mezzo di una reazione chimica provocata da una mistura d’acqua, aceto ed eterogenei materiali, tra cui piante e pelli di serpente, ha origine la creazione di galassie plumbee, comete e astri fatti di “biacca”, ossia “bianco di piombo”, in cui sembrano promanare le prime forme viventi. Alcune opere sono il frutto di una duplice creazione con la stessa matrice: due lastre sovrapposte danno luogo alla medesima reazione che, una volta conclusa, rivela forme complementari e speculari. Nel complesso gioco di macchie, linee e colori emergono alcune forme vegetali che restituiscono centralità alla natura e ai paesaggi primordiali dell’umanità: sembra di assistere all’esplosione di una galassia, o di focalizzare con una lente microscopica gli elementi costitutivi del cosmo. Altra interessante esperienza è quella delle Repisas, mensole scultoree che inscenano minuscoli campi di battaglia forgiati nel piombo. Piccoli soldatini in pose belligeranti raccontano una storia opposta ai Plomos: dalla creazione della vita, infatti, si passa allo scioglimento nella morte. I combattenti si muovono tra animali feriti, segni di civiltà distrutta e bozzoli di proiettili su un manto di piombo fuso che incastra, immobilizza e risucchia. Lo scontro, il massacro e le atrocità contro la natura rappresentano il fulcro del panorama apocalittico allestito da Hernàndez che tuttavia non rinuncia a raccontare gli orrori della civiltà attraverso la leggerezza e l’innocenza del gioco.

L’arte come la vita è materia e mutazione e l’opera di Sergio Hernàndez ne percorre tutti i sentieri possibili. L’uso di tecniche e materiali diversi permette all’artista di rinnovarsi continuamente ottenendo sempre risultati strabilianti. Tutte le opere si configurano come pezzi della stessa catena, molteplici e unici nel divenire perpetuo e circolare dell’esistenza. Dal rosso accecante degli Ardientes, alle galassie dei Plomos, fino al decadimento delle Repisas, le forme e i colori coesistono in una dimensione indefinita che si fa contenitore di tutte le pulsioni umane: amore e morte, religione, sofferenza e rivoluzione. Sergio Hernandèz ci mostra una dimensione che è interiore ma non intimista, apre una finestra sulla tradizione, la storia e le vicende del Messico, ma ci offre al contempo un discorso fatto di continui rimandi, in cui si fa vivo l’eco di un’apparizione e l’intensità di una rêverie.

di Maddalena Crovella, all rights reserved

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