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Benvenuto Ferrazzi in mostra a Villa Torlonia

Fino al 25 settembre, il Casino dei Principi di Villa Torlonia ospita la prima rassegna antologica dedicata al pittore Benvenuto Ferrazzi dopo quasi cinquant’anni dalla sua scomparsa (1969). La mostra, curata da Laura Moreschini e Valerio Rivosecchi, contribuisce ad una riscoperta dell’artista, attivo nell’ambiente della Scuola Romana ma escluso fino ad ora dal grande panorama artistico del XX secolo.
Il percorso espositivo attraversa gran parte degli eventi storici del nostro Paese: dagli anni Dieci al Ventennio Fascista, passando per la seconda guerra mondiale fino agli anni Sessanta. L’ampia produzione artistica di Ferrazzi è riassunta nei sessanta dipinti, trenta disegni e diversi frammenti autobiografici che, costellando le pareti del Casino dei Principi, raccontano una personalità volutamente isolata ma dal grande valore sia artistico che storico.
La prima apparizione di Ferrazzi nell’ambiente romano avviene nel 1918 in occasione di un’importante collettiva che vede esposti i suoi dipinti accanto ai capolavori di De Chirico, Carrà e Prampolini. Fin dai primi disegni che costituiscono il nucleo iniziale della mostra, s’individua il carattere visionario e aberrante che accompagnerà tutta la poetica di Ferrazzi, annoverato per tal motivo tra i principali esponenti del “realismo fantastico” in pittura. Nei dipinti e nei disegni degli esordi, infatti, emerge ben presto l’attenzione a una realtà carica d’implicazioni che non trascura mai l’aspetto spirituale e la riflessione sui drammi umani. Negli interni vuoti e silenziosi che offrono la visione, talvolta macabra, delle strutture a lunga degenza, s’inserisce la presenza di soggetti difficili, come malati e cadaveri, caratterizzati da una forte marcatura dei contorni e un’essenziale ricerca cromatica. I ritratti dal vero, eseguiti nella camera mortuaria dei santi Cosma e Damiano, i corridoi bui degli ospedali e le figure consumate dalla follia nei manicomi, creano un senso di angoscia e disperazione che culmina con la coscienza della morte, impressa nei toni freddi del dipinto ad olio Ofelia, annoverato tra i capolavori di Ferrazzi.

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Incubo di un sogno, 1961, olio su tela

I primi lavori del pittore sono accolti con favore dalla critica che vede in lui un giovane promettente in grado di “rappresentare il mondo, anche nei suoi aspetti più semplici, con la paura di chi sente il mistero impenetrabile delle cose.” Nell’arte di Ferrazzi si percepisce l’influsso delle Avanguardie europee e la presenza di una componente metafisica che assume, a differenza dei contemporanei, tratti originali e atipici. Eppure, ad un passo dal successo, l’artista compie la scelta di rimanere in disparte, di essere solitario e lontano dai salotti mondani della città. Emarginato e tormentato, come i soggetti dei quadri che costituiscono il secondo nucleo espositivo, si divide tra camere mortuarie, carceri e osterie alla ricerca di nuovi personaggi per i suoi dipinti.

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Paesaggio di Casamari, 1954, olio su tela

Sono gli anni del Fascismo e dell’arte concepita come strumento per esaltare il trionfo e la gloria della Patria, in cui le logiche del Partito sono spesso anteposte alle finalità puramente individuali dell’artista. Ma le implicazioni politiche, che Ferrazzi conosceva bene, sono estranee alla sua pittura, volta piuttosto a documentare un altro Ventennio fatto di personaggi esclusi e schiacciati dalla dimensione umana. Ferrazzi non si schiera espressamente ma neanche esclude la presenza della Storia: apre uno spaccato sul substrato urbano in cui a parlare sono le facce pallide, gli occhi vitrei, le mani scheletriche in preda alla disperazione che chiedono aiuto e meditano la loro condizione.
Dagli anni Trenta in poi lo stile di Ferrazzi si modifica: la pittura si accende di colori e dalle immagini di dolore e angoscia, l’attenzione si sposta sulla rappresentazione dei paesaggi e le vedute di Roma, che per il valore documentaristico consacrano il pittore al riconoscimento e al successo.
In queste opere si fa più vivido l’elemento fantastico: nascoste tra le crepe degli edifici di una Roma destinata a scomparire sotto il “piccone restauratore” si nascondono figure zoomorfe, immagini surreali e misteriose che fanno da cornice alle situazioni quotidiane. I selciati che ricoprono le strade si muovono come onde, le piante nei campi si rincorrono come draghi e i vicoli di sanpietrini della sua Trastevere sembrano essere risucchiati in un movimento vorticoso, accentuato dalle prospettive urbane distorte e velocizzate.

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Vedute

Con le sezioni Chimere e Ultime Visioni, invece, si giunge al nucleo conclusivo della mostra in cui l’ossessione della morte e l’angoscia lasciano spazio a immagini mistiche che non escludono un’accettazione serena e spirituale del destino umano. Nei dipinti della maturità, accanto al realismo si acuisce l’elemento simbolico e il microcosmo pittorico s’infittisce di memorie in cui gli oggetti sembrano avere vita propria e appartenere a un altrove inaccessibile. Nei ritratti e autoritratti, che costituiscono una parte cospicua dei lavori di Ferrazzi, sorprende la cura nei dettagli che riempiono l’ambientazione: gli oggetti si fissano inamovibili sulla tela come se fossero una barriera impossibile da attraversare. Sorprende infine in Lo studio con Autoritratto, Chimera una scultura etrusca che sembra lanciare un avvertimento allo spettatore, stabilendo un contatto con il mondo dell’artista. Nell’opera alcune icone sacre riempiono gli angoli della stanza, i frammenti di una poesia giacciono a terra e uno specchio riflette l’immagine dello stesso Ferrazzi in due età differenti. Una sorta di testamento artistico e spirituale dove più che le trame della tela è possibile intravedere l’intreccio di un’ intera vita.

Lo studio con autoritratto, olio su tela

Studio con autoritratto, olio su tela

Libero da compromessi e nascosto al grande pubblico, oggi Benvenuto Ferrazzi si rivela attraverso la potenza di Vedute su un passato lontano ma riconoscibile, e di Visioni surreali e incredibili ma allo stesso tempo estremamente reali, in una mostra che offre l’opportunità di adempiere ad un dovere morale: conoscere e ri-conoscere un artista di grande valore che non può essere dimenticato.

di Maddalena Crovella, all rights reserved

BENVENUTO FERRAZZI A VILLA TORLONIA: TRA VISIONI E VEDUTE ultima modifica: 2016-09-05T15:46:10+00:00 da Maddalena Crovella

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