Elezioni a Roma
Come la briscola

Elezioni Roma, si gioca per perdere
come a briscola

In piena crisi di Governo l'ipotesi di andare al voto è esclusa da più parti
Ma in molte città si terranno le elezioni, la più importante: la Capitale

di Leonardo Naccarelli

Elezioni a Roma
Come la briscola

Elezioni Roma, si gioca per perdere
come a briscola

In piena crisi di Governo l'ipotesi di andare al voto è esclusa da più parti
Ma in molte città si terranno le elezioni, la più importante: la Capitale

di Leonardo Naccarelli

Elezioni a Roma
Come la briscola

Elezioni Roma, si gioca per perdere
come a briscola

In piena crisi di Governo l'ipotesi di andare al voto è esclusa da più parti
Ma in molte città si terranno le elezioni, la più importante: la Capitale

di Leonardo Naccarelli
4 minuti di lettura

Conoscete il gioco della briscola? E’ come le elezioni a Roma. Lo scopo del gioco, per chi non lo sapesse, è quello di vincere ottenendo un punteggio migliore del proprio avversario. Esiste, tuttavia, un momento della partita in cui la scelta più vantaggiosa è la sconfitta.

Nel gioco della briscola avviene infatti, verso la fine della partita, che è rimasta soltanto una carta da pescare dal mazzo: chi perde la mano è “costretto” ad impadronirsi della briscola rimasta scoperta fino ad allora.

La bravura sta nel riuscire ad essere sconfitto, in quella limitata fase del gioco, senza però che il proprio avversario riesca ad accorgersene.

Ecco la briscola assomiglia tanto all’indegno spettacolo che stiamo vivendo per le elezioni comunali a Roma, dove si sta in pratica giocando per perdere. L’augurio, citando Nanni Moretti, è che “finisca presto” e che abbia un termine l’agonia di chi scrive e, cosa ancor più grave, di una città che, volente o nolente, qualcuno dovrà governare.

Nessuna forza politica ha la minima intenzione di governare Roma ed a nulla valgono le dichiarazioni di facciata ridicole e melliflue. Roma, infatti, non è una sfida intrigante o una stimolante messa alla prova. Tanti e storici fattori la rendono, da tempo, una patata bollente che nessuno ha intenzione di prendere in mano se non per scagliarla il più lontano possibile.

La Città Eterna, in primo luogo, ha dei problemi strutturali che avrebbero bisogno di molto più di 5 anni per essere risolti; a fine mandato si iniziano solo ad intravedere gli effetti delle misure prese e, nel mentre, si è esposti a critiche bipartisan.

In secondo luogo, le vicende giudiziarie dell’ultimo decennio mostrano chiaramente una connivenza criminale tra politica mondo dell’imprenditoria e la criminalità organizzata. Inoltre, il sindaco di Roma non ha i poteri e le competenze che sarebbero necessarie per governare la città.

Ad ogni candidato sindaco di Roma non gli si potrebbe che rivolgere un affettuoso e compassionevole macometeva’. Per questo, ogni forza politica si avvicina al voto come fosse un’armata Brancaleone. Non oso chiedermi se sia tutta una montatura perché qualunque risposta non mi piacerebbe. 

Il Movimento 5 Stelle

Partendo dai grillini, quattro anni fa non hanno capito come funzionassero le elezioni a Roma e si erano seriamente impegnati per vincere. Chiaramente avevano vinto per abbandono degli avversari ma oggi non sembrano intenzionati a recitare lo stesso ruolo di allora. La sindaca uscente, Virginia Raggi, a sorpresa ha deciso di ricandidarsi ma non è andata benissimo. L’elettorato quasi non si è accorto dell’annuncio in pompa magna; i vertici del Movimento la odiano talmente tanto che avrebbero preferito Nerone al suo posto.

Neanche l’assoluzione nel processo che la vede protagonista ha cambiato minimamente le carte in tavola per quanto la Raggi abbia tentato di prendersi la scena. Uscendo dall’aula giudiziaria ha dichiarato frasi oggettivamente pesanti. Ha accusato, infatti, i vertici del Movimento Cinque Stelle di averla lasciata da sola ad affrontare il processo ed a fronteggiare le critiche da esso derivanti. Inutile dire che queste parole non hanno incontrato una risposta e non so se sia un silenzio colpevole o d’indifferenza. Altro dubbio che non voglio sia risolto.

Il centrodestra

Poi abbiamo il centrodestra, in questo momento felice sede della fiera del no-sense. Due degli esponenti di maggior spicco dei partiti che costituiscono la coalizione sono di Roma: Antonio Tajani e Giorgia Meloni. Basterebbe una loro parola e la mia sofferenza politica avrebbe fine: una sorta di eutanasia elettorale. Ma la vittoria a Roma è uno scenario da evitare e quindi il candidato sarà scelto tra una rosa di questi soggetti: Vittorio Sgarbi, Massimo Giletti, Guido Bertolaso e Giulia Bongiorno.

Visti i nomi, sembra più un crisantemo: mancano solo Pippo Baudo, Mister Ok e Francesco Totti. Si è parlato prima di Nerone e quasi rimpiango che sia morto, peccato. Ci sarebbe poi da parlare dell’estrema destra ma, in questo scenario, la loro relazione morbosa con i più oscuri personaggi della malavita romana passa quasi in secondo piano.

Il centrosinistra

Ma ora parliamo del nulla cosmico: il centrosinistra. A pochi mesi dalle elezioni ancora si fa fatica a capire quale sia la loro strategia elettorale, ammesso e non concesso che ne abbiano una. Qualche settimana fa si era auto-candidato Calenda. Intendiamoci: Calenda è un profilo valido e preferibile, in mia opinione, a Virginia Raggi o Guido Bertolaso. Tuttavia, se lo scopo è rilanciare la sinistra proponendo un soggetto di sinistra ed inclusivo non ci siamo proprio.

Per un elettore di sinistra votare Calenda è come fare la raccolta differenziata: sai che devi farlo e sai anche che è giusto ma non puoi certo dire che sia un piacere. Il problema, a mio avviso, è un altro: se dovesse poi effettivamente essere Calenda il candidato a sindaco il motivo sarebbe che non si sono trovate delle alternative. Una sinistra che vuole governare il Paese a Roma non può chiedersi: mi si nota di più se non vengo o se vengo se me ne sto in disparte? Non è serio, sempre che la serietà abbia ancora un valore.

In conclusione, per Roma perda il migliore.

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