Elezioni presidenziali in Tunisia: vince l’outsider Kais Saied

di Redazione The Freak

Elezioni presidenziali in Tunisia: vince l’outsider Kais Saied

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Elezioni presidenziali in Tunisia: vince l’outsider Kais Saied

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3 minuti di lettura

Domenica 15 settembre è stato il giorno delle elezioni presidenziali in Tunisia. Questa è la seconda volta che si svolgono libere elezioni a suffragio universale nel Paese che ha dato il la all’avvio delle diverse primavere arabe. Si tratta del solo Paese in cui il processo democratico, pur tra tante difficoltà, sta andando avanti. Tra i ventiquattro aspiranti alla carica di Presidente della Repubblica ad emergere è stato un outsider: il professore di diritto costituzionale Kais Saied, che se la vedrà al ballottaggio con Nabil Karoui, altro controverso esponente della vita politica tunisina (attualmente in carcere per riciclaggio).

Oggi tracciamo un ritratto di Kais Saied, questo altero professore, che parla rigorosamente l’arabo letterario (non l’idioma tunisino), arrivato primo con il 19% malgrado il tasso di affluenza alle urne si sia notevolmente ridotto (45%) rispetto alla precedente tornata elettorale di un lustro fa.

Per i suoi detrattori, la sua è una figura che incute timore a chi si dichiara laico e aperto e teme per la china che potrebbe, pericolosamente, prendere la già fragile democrazia tunisina; per gli altri, invece, che conoscono il “sentiment” della società tunisina, c’erano già tutti i presupposti perché questo professore, conservatore, sessantunenne, potesse emergere.

I più arditi lo paragonano ad un Erdogan in salsa tunisina, in quanto intende modificare la Costituzione e vorrebbe cambiare l’attuale sistema di governo, eliminando le elezioni legislative e sostituendole con l’elezione di rappresentanti locali che, a loro volta, eleggerebbero un rappresentante regionale in parlamento.

Ciò che lo rende molto simile ad alcuni partiti populisti europei è la sua propensione ad instaurare una sorta di democrazia diretta, in cui verrebbe consentito ai tunisini, attraverso la legge, di essere decisori eleggendo i consigli locali in ciascuna circoscrizione, i cui mandati possono essere ritirati dagli stessi elettori. Un sistema abbastanza astruso ma che ha avuto, evidentemente, presa sugli elettori tunisini, stufi di politici che vedono lontani dalle realtà locali e dai loro problemi, sempre imbrigliati in guerre fratricide e corrotti.

Ma ciò che forse i media stranieri non avevano compreso, decantando le libertà conquistate dal popolo tunisino, è il profondo substrato conservatore della società incarnato in maniera esemplare da Kais Saied, il quale si è detto contrario all’uguaglianza ereditaria tra uomini e donne (argomento affrontato dal Colibe di cui si stava discutendo ampiamente), nonché  all’abrogazione della pena di morte ed all’abrogazione delle leggi che puniscono l’omosessualità ed i comportamenti  considerati indecorosi.

Nonostante le sue posizioni rigorose e conservatrici, Kais Saed è stato circondato, durante tutta la sua campagna elettorale, da giovani e da studenti. Su di lui sono confluiti anche i voti di buona parte del bacino elettorale di Ennahdha, il partito islamista, proprio per le sue posizioni ultra-conservatrici.

Agli occhi di alcuni media occidentali potrebbe sembrare bislacco che un fautore della rivoluzione abbia posizioni così rigide e sia, allo stesso tempo, sostenuto da molti giovani. Ma, come spesso avviene, sostenere ciò vorrebbe dire guarda al contesto tunisino con una visione eurocentrica, con la presunzione di poter decifrare il mondo attraverso le categorie occidentali.

I tunisini, chiaramente, al salto nel buio hanno preferito il più rassicurante rigorismo populista (sembra un ossimoro, ma è così), incarnato dall’integerrimo Saed, indipendente, antisistema, anti-establishment, artefice di tutte quelle pulsioni della società tunisina espresse nella rivoluzione coniugandole ad un conservatorismo considerato ancora un valido rifugio di valori tradizionali.

A tutti coloro che sono spaventati da queste spinte populiste (che potrebbero far arretrare il processo democratico, allontanando la Tunisia dalla sfera cosiddetta “occidentale”), c’è da dire che bisogna attendere l’esito del ballottaggio e soprattutto le elezioni legislative previste per ottobre dove si conosceranno i veri rapporti di forza tra i diversi partiti!

di Emanuela Frate, all rights riderved

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