Like
Like Love Haha Wow Sad Angry

Ieri c’era l’election day a Parigi e, voi capirete, la gente di mondo – quella in altre parole che sa come si vive a la page – stava attenta agli exit poll per intuire quale PR chiamare, e cioè: mettersi in lista Macron per l’accesso al Louvre oppure imbucarsi a Chalet du Lac, dove avrebbero sbocciato i Lepenisti. Alle 20,00 era chiaro che il gruppo What’s App cui fare riferimento era “Ema(nnuel Macron) @ Eliseo 2017”. Mondanità a parte, occorre smaltire la sbornia da champagne e analizzare un voto che sembra recare con sé, in embrione, il vaticinio di quel che sarà l’Europa negli anni a venire. Su tre linee occorre muovere i passi, perché tre sono i temi che hanno caratterizzato questa campagna elettorale: le identità dei candidati, l’affermazione della Le Pen e il concetto di Europa. Andiamo con ordine.

Lo scontro tra i candidati è stato uno scontro tra chi un’identità ce l’ha (cioè Le Pen) e chi invece sembra essere stato allattato dal SunTzu del Bing-Fa (cioè Macron): se da un lato, infatti, abbiamo una destra precisa, con una altrettanto precisa ideologia che ne fa da background, dall’altro abbiamo il Tao che è senza forma e al di sopra della dualità. Ma quale Giolitti? Quali convergenze parallele? Macron si definisce “né di destra né di sinistra”, “liberale di centrosinistra”, “centrista e moderato”. È amico del libero mercato ma attento all’unità sociale, il che è un’operazione alchemica da fare invidia ad Ermete Trismegisto, amici miei, perché capite che è un po’ come dire: sono laziale, ma anche un po’ romanista. È la società liquida, bellezza, e non c’è niente che tu possa farci. Giustamente, chi una identità ce l’ha è passibile di accostamenti pericolosi, e se sei di sinistra sei “ora e sempre un povero comunista!”, mentre se sei di destra rischi che ti vengano attribuite marce su Roma, elmi prussiani e colpi di stato cileni. Questo è successo a Marine Le Pen, che deve ringraziare di essere nata nel ’68, perché sennò l’avrebbero accusata di collaborazionismo con il governo di Vichy. Il Fascismo è lo spauracchio che viene agitato ad ogni tornata elettorale, ma la domanda è: se si ripresentasse questo simpatico movimento politico, indosserebbe il Fez, i pantaloni alla zuava e il moschetto? O, come il diavolo, cambierebbe forma e blandirebbe l’elettorato, magari sotto le mentite spoglie di un liberismo solo di facciata? Affiniamo il senso critico, signori: in questa società liquida – dove tutto, come nella cena di Trimalcione, è diverso da ciò che sembra – servono strumenti ben calibrati, ché prendersi il pacco è cosa semplice ed immediata.

Il risultato elettorale va interpretato a dovere. Fino a 7-8 anni fa, l’affermazione di un partito di destra (ma destra proprio destra) sembrava fantascienza. E lo era, perché le crisi economiche/sociali/migratorie non lambivano minimamente l’elettorato che, in modo signorile, si adagiava nella sonnolenza del voto moderato. Ora che l’economia ristagna e le tensioni sociali fibrillano, i cittadini esigono risposte radicali da partiti altrettanto radicali. La fazione “liberal” sostiene: “la Francia ha detto no al fascismo”, ammesso che di “fascismo” si tratti. Ma è proprio così? Certo, affermativo… ma quando a concorrere per l’Eliseo c’era sì un Le Pen, ma Jean Marie: correva l’anno 2002 e al ballottaggio contro Chirac, il frontista prese solo il 17% delle preferenze. Quello sì che fu un No, però altrettanto non si può dire avendo riguardo a Marine, visto che la stessa s’è portata a casa – da sola – un dignitosissimo 30 e passa per cento di voti, contro la Grande y Felicisima Armada di Macron + altri. Se questo dato, poi, lo confrontiamo con un astensionismo che non si vedeva dal 1969, allora è facile capire che chi, ideologicamente distante dalla Marine, doveva turarsi il naso e votare Macron, ha deciso di opporre un Gran Rifiuto e di rimanere a casa. Qualcosa è cambiato in Europa, lo si avverte nell’aria: è il segno di un disagio sociale che viene raccolto dagli estremi, ma le cui istanze – al centro – non sembrano trovare udienza.

L’Europa. Ma l’Europa, di preciso, cos’è? Si dice un’Unione di Stati, ok. Ma di che tipo di Unione si tratta? Economica, politica? Paradossalmente, la vittoria della Le Pen avrebbe dimostrato che l’UE è un contenitore capace di contenere, e sopportare, una sovranista. La quale, come Trump del resto, non avrebbe potuto fare il buono e il cattivo tempo a piacimento. La vittoria, un po’ stiacciata, di Macron, invece, mostra il contrario: l’UE sopravvive se e solo se i governanti dei paesi che ne fanno parte adottano una sola dottrina economica e dunque sociale. In altre parole, l’UE non sopporta, e dunque rigetta, la diversità politica. E, allora, voi capirete che la baracca europea è più precaria del sottoscritto, perché basta che nei paesi chiave, tipo la Francia, la Germania e… l’Italia vincano le elezioni partiti eurofobici e tutto va… va dove sappiamo tutti. Il politico, si dice, guarda alle prossime elezioni laddove lo statista guarda alla prossima generazione. Ma le prossime generazioni sembrano non avere in grande simpatia la bandiera blu con le stelle gialle: vogliate o no, il voto dei 18-24 anni è centrifugo rispetto a Bruxelles, e l’andazzo non sembra fermarsi. In sostanza, sembra che la generazione erasmus abbia smesso di partorire pargoli dall’88 in poi. Aspettate dieci, quindici anni, e l’inno alla gioia – musica ufficiale dell’UE – tornerà ad essere suonato solo nei teatri. Voi vi chiederete a cosa sia dovuto tutto ciò; io non lo so, onestamente.

Elezioni in francia

Ma io avevo capito che le cose cominciavano ad andare male da quando m’hanno tolto Giochi Senza Frontiere. Giochi Senza Frontiere era bellissimo e ti prendeva così bene che ti veniva pure da tifare San Marino. Questa era integrazione, signori miei.

di Riccardo Rubino, all rights reserved

Elezioni in Francia, ossia Le cose vanno male da quando hanno tolto giochi senza frontiere ultima modifica: 2017-05-08T16:47:54+00:00 da Riccardo Rubino
Like
Like Love Haha Wow Sad Angry

Utilizziamo cookie analitici e di profilazione di terze parti per migliorare la tua esperienza di utilizzo. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi