Elezioni europee, Partito Democratico: un nuovo umanesimo culturale

di Alice Blangero

Elezioni europee, Partito Democratico: un nuovo umanesimo culturale

di Alice Blangero

Elezioni europee, Partito Democratico: un nuovo umanesimo culturale

di Alice Blangero
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Un’eredità molto pesante pesa sulle spalle del Partito Democratico in vista della competizione elettorale europea del 26 maggio. Come molti si ricorderanno, infatti, al turno precedente il PD aveva ottenuto il 40% dei voti degli italiani, una percentuale più che onesta che gli ha garantito 29 seggi al Parlamento europeo. Ma dal 2014 sono cambiate tante, troppe cose: c’è stata la sconfitta referendaria del 4 dicembre 2016, è caduto il Governo Renzi, sono cambiate due segreterie e per chiudere in bellezza le elezioni politiche dell’anno scorso hanno segnato una debacle elettorale non indifferente. Insomma, il renzismo dei tempi d’oro con i suoi se e i suoi ma, è poco più di un ricordo lontano, forse addirittura fuori luogo e apparentemente superato.


Il 26 maggio sarà un momento fondamentale per il Partito Democratico, una prova del nove per capire se gli italiani, dopo il primo tragicomico anno di Governo giallo-verde, hanno capito la lezione e decideranno di “tornare a casa”, spaventati da parolone come spread, recessione e debito pubblico. Ma a prescindere dallo stato di salute del Governo del Cambiamento, la partita fondamentale si gioca sul pericolo di attacco agli assetti democratici del nostro continente e sulla tenuta del processo di integrazione europeo.

Per questo il Partito Democratico affronta le elezioni europee puntando tutto, o meglio, tanto sul programma: “Una nuova Europa per un’Italia migliore, che cresce, che cambia, più giusta, più forte e più verde”. Non c’è nulla di nuovo nella sua volontà messa per iscritto di voler cambiare l’Unione, infatti questa è un po’ l’aspirazione di quasi tutti i partiti che si sfideranno domenica 26 maggio, in Italia e in Europa. Ciò che colpisce è l’aspirazione umanista dell’intero programma, un’attenzione all’individuo che grida da tutte le parti la necessità di creare un nuovo umanesimo culturale.

Il programma si articola intorno a quattro punti, definiti cruciali.

Il primo, appunto, ha come obiettivo quello di avvicinare le persone all’Europa per metterle al centro del suo agire istituzionale. Tradotto in azioni concrete per il PD significa un’ indennità europea di disoccupazione, un piano straordinario di investimenti in capitale umano, un’aliquota minima europea contro il dumping finanziario, investimenti per rispettare le scadenze del 2030 e del 2050 a livello di emissioni, una riforma e un ampliamento della garanzia giovani, più fondi per l’educazione e la ricerca, una carta europea dello studente, un salario minimo europeo e parità di retribuzione tra uomini e donne.

Il secondo è incentrato sulla tutela e sulla valorizzazione dei prodotti, delle culture e delle diversità: un mercato interno che protegga la produzione italiana dalla contraffazione e colga le opportunità della rivoluzione digitale, 5 miliardi volti alla riqualificazione delle aree urbane e dei piccoli comuni e, infine, un’agricoltura sostenibile a tutela di produttori e consumatori.
Il terzo punto del programma è dedicato alla politica estera europea e al protagonismo dell’Unione nel mondo. Per questo si parla di un sistema europeo comune per l’asilo e l’immigrazione, di un rafforzamento della politica di sicurezza e di difesa, di un nuovo partenariato tra Europa ed Africa e di un rafforzamento delle misure comuni nella prevenzione e nella lotta contro la criminalità organizzata, il terrorismo e la radicalizzazione.

Il programma si conclude con il quarto punto che prospetta due obiettivi da mettere in campo per rispondere in maniera proattiva ai bisogni dei cittadini, degli Stati membri e delle imprese: una cittadinanza attiva europea per la piena uguaglianza tra tutte le persone in Europa e la parità tra Parlamento e Consiglio, in termini di capacità decisionale e di competenze.

Tutto questo viene raccontato dalle voci di una lunghissima lista di candidati divisi nelle cinque circoscrizioni elettorali.
Partiamo dal nord-ovest dove per la gioia di tanti milanesi scende in campo come capolista colui che ha spezzato il susseguirsi di amministrazioni di centrodestra nella capitale finanziaria del Paese: Giuliano Pisapia, l’ex sindaco di Milano. Pisapia, dopo la sfortunata parentesi di Campo Progressista, mette a servizio del Partito Democratico la sua virtuosa esperienza da amministratore locale e da avvocato. Dopo di lui seguono Irene Tinagli, Enrico Morando, Patrizia Toia, Brando Benifei, Mercedes Bresso, Caterina Avanza, Giuliano Faccani, Monica Bersanetti, Piero Graglia, Ivana Borsotto, Pierfrancesco Majorino, Edda Crosa, Luigi Morgano, Anna Mastromarino, Pier Luigi Mottinelli, Angela Radicchi, Carmine Pacente, Ernestina Signoroni Lomi, Daniele Viotti, Giovanni Farina e Giuliano Faccani.

Nel nord-est, invece, il capolista è Carlo Calenda, già Ministro dei Governi Renzi e Gentiloni. Dopo aver lanciato la sua piattaforma “Siamo Europei” ha rischiato di essere un competitor del Partito Democratico. Fortunatamente si è trovata una quadra, soprattutto con il nuovo Segretario Nicola Zingaretti, e così Siamo Europei e il PD giocano da compagni di squadra la partita per le europee 2019. La formazione, con molte presenze femminili, comprende Elisabetta Gualmini, Paolo De Castro, Achille Variati, Isabella De Monte, Roberto Battiston, Cécile Kyenge, Antonio Silvio Calò, Maria Cecilia Guerra, Furio Honsell, Alessandra Moretti, Massimiliano Santini, Roberta Mori, Francesca Puglisi e Laura Puppato.


La circoscrizione del centro che include Toscana, Umbria, Marche e Lazio, è guidata da Simona Bonafè, campionessa di preferenze ottenute in una singola circoscrizione durante la tornata elettorale del 2014. Insieme alla già eurodeputata Bonafè ci sono David Sassoli, Roberto Gualtieri, Camilla Laureti, Pietro Bartolo, Beatrice Covassi, Nicola Danti, Alessandra Nardini, Angelo Bolaffi, Lina Novelli, Mamadou Sall, Alessia Centioni, Massimiliano Smeriglio, Olimpia Troili e Bianca Verrillo.


Scendendo per lo stivale, al sud la squadra del PD è guidata da Franco Roberti, magistrato, ex Procuratore nazionale antimafia ed antiterrorismo e attualmente Assessore regionale alla Sicurezza nella Giunta De Luca. Gli altri diciassette candidati sono Pina Picierno, Andrea Cozzolino, Elena Gentile, Giosi Ferrandino, Gerarta Ballo, Nicola Brienza, Caterina Cerroni, Nicola Caputo, Lucia Anita Nucera, Anna Marro, Francesco Antonio Iacucci, Massimo Paolucci, Leila Keichoud, Eduardo Piccirilli, Anna Petrone, Ivan Stomeo e Mariella Verdoliva.
Infine, la circoscrizione isole è rappresentata da Caterina Chinnici anche lei magistrato ed eurodeputata. Ad accompagnarla ci sono Pietro Bartolo, Andrea Soddu, Michela Giuffrida, Attilio Licciardi, Virginia Puzzolo, Mila Spicola e Leonardo Ciaccio.

Se il programma e la lista dei candidati sono chiari e definiti, quello che è più nebuloso riguarda il futuro della famiglia europea della quale il Partito Democratico fa parte: S&D. Infatti, poco tempo fa Matteo Renzi ha strizzato l’occhio alla lista di Marcon Renaissance, che vorrebbe una nuova alleanza transnazionale in contrapposizione agli attuali gruppi del Parlamento Europeo contro sovranisti e nazionalisti.

Mancano ora mai pochi giorni al voto e ça va sans dire ciò che è fatto è fatto. Sicuramente il Partito Democratico si è speso molto per queste elezioni da nord a sud, dal centro fino alle isole, con uno storytelling incentrato sull’importanza dell’Europa per l’Italia. A prescindere dai risultati, è oggettivo che il PD abbia finalmente smesso di leccarsi le ferite e si sia rimboccato le maniche capendo la serietà della posta gioco: l’Italia a causa del tira e molla domestico rischia l’isolazionismo.

Di questo passo, infatti, in un futuro poco lontano, potremmo davvero non contare più nulla, perdendo completamente credibilità a livello internazionale. Sicuramente l’Europa va cambiata, migliorata, adattata alle contingenze del nostro tempo. Dall’altro lato, però, bisogna anche fare lo sforzo di comprendere che questa caccia alle streghe contro un nemico comune, di cui è vittima anche l’Unione Europea, è una trovata propagandistica deleteria per il nostro futuro e per quello delle generazioni che verranno.

Homo faber fortunae suae: vogliamo veramente contribuire a scrivere questa storia?

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