ECOBONUS ED ECOTASSA: LE DUE FACCE DELLA TRAIETTORIA GOVERNATIVA SULL’AUTOMOTIVE

di Guglielmo Pilutti

ECOBONUS ED ECOTASSA: LE DUE FACCE DELLA TRAIETTORIA GOVERNATIVA SULL’AUTOMOTIVE

di Guglielmo Pilutti

ECOBONUS ED ECOTASSA: LE DUE FACCE DELLA TRAIETTORIA GOVERNATIVA SULL’AUTOMOTIVE

di Guglielmo Pilutti
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Il 30 dicembre 2018 viene approvata la Legge di Bilancio 2019. All’interno delle innumerevoli novità portate dalla manovra del governo giallo-verde, emerge un punto sulle misure d’incentivazione per gli acquisti di autovetture ad impatto zero per l’ambiente alimentate ad elettricità o ibride (disegno di legge n. 981, art. 1 – approva al Senato).

La norma voluta dai 5Stelle, prevede un sistema sperimentale di bonus/malus (ecologico) sull’acquisto di auto di nuova fabbricazione dal 1° marzo 2019 fino al 31 dicembre 2021. Tale intervento risulta necessario per evitare la procedura d’infrazione all’Italia da parte della Commissione Europea. Nella fattispecie, con l’emendamento viene delineato l’ammontare degli incentivi e dei disincentivi – da pagare una tantum all’acquisto dell’automobile – sulla base delle emissioni di CO2 per km.

Come funziona l’eco-bonus?

Non è la prima volta che vediamo un Governo promulgare incentivi per l’acquisto di automobili (di nuove generazioni), dando un forte indirizzo al mercato automobilistico: l’abbiamo visto  con l’invenzione di automobili a diesel e prima ancora anche con l’alimentazione a benzina. Oggi il contributo per le auto è stato differenziato sulla base di due fasce di emissioni (inizialmente tre), mentre per l’acquisto di scooter elettrici o ibridi è previsto un contributo fino a 3.000 euro per chi rottami una moto della stessa categoria. Per calcolare il numero dei grammi di biossido di carbonio emessi per chilometro si fa riferimento al ciclo di prova NEDC (New European Driving Cycle) riportato obbligatoriamente a seguito dell’immatricolazione, sulla carta di circolazione di ogni veicolo alla voce “V7”. Per le auto a bassa emissione, da 0 a 20 CO2 g/km il bonus sarà di 6.000 euro o di 4.000 senza rottamazione di un veicolo della stessa categoria, da 20 a 70 CO2 g/km sarà 2.500 euro o 1.500 senza rottamazione; sostanzialmente si parla di veicoli elettrici o ibridi. Per usufruire dell’incentivo, il valore della nuova automobile non deve superare i 50.000 euro Iva esclusa (al 22% per un totale di 66.000 euro) e l’auto deve essere acquistata ed immatricolata in Italia. Ad entrare così nel novero delle auto premianti vediamo anche un modello di Tesla e uno di Mini, numerose vetture di case produttrici tedesche come Bmw, Audi, Volkswagen e ulteriori marchi come la pioniera Toyota, altre asiatiche come Hyundai, Kia e Mitsubishi, e anche le francesi Citroën, Renault e Peugeot. L’incentivo monetario verrà emesso dal venditore direttamente al consumatore e di conseguenza le imprese costruttrici o importatrici rimborseranno il venditore recuperando l’esborso sotto forma di credito d’imposta.

Il provvedimento mira anche ad incentivare le relative infrastrutture di ricarica. È previsto uno sgravio fiscale per l’acquisto di colonnine di ricarica elettrica, sul 50% delle spese per l’installazione, fino a un massimo di 3.000 euro in 10 anni.

Con queste caratteristiche l’ecobonus segna l’inizio di un percorso verso la green mobility. Nel 2019 vengono finalmente gettate delle prime basi volte a rinnovare il parco auto cercando di diffondere i veicoli rasenti le zero emissioni.

La storia dell’eco-tassa

L’eco-tassa, con la quale verranno finanziati i bonus, è stata oggetto di una spaccatura ai vertici del governo e di numerose proteste da parte della società civile. Come emerso dal dialogo tra il Ministro dell’Ambiente, Costa, e il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Toninelli: i 5Stelle hanno promosso questo provvedimento con la volontà di ideare un sistema virtuoso che aumentasse la presenza di auto a basse emissioni, attualmente in minoranza per elevati costi e mancanza di infrastrutture, disincentivando l’immissione su strada di veicoli inquinanti e al contempo sostituendo le vetture dall’Euro 3 già in circolazione. L’altra faccia del governo, la Lega, si è posta subito contraria al sistema. Il Ministro Salvini, appellandosi alla mancata presenza di tale punto nel contratto di governo, vede nella tassa ecologica una misura a discapito delle famiglie italiane in difficoltà economiche in quanto verrebbe osteggiato loro il diritto alla mobilità, espresso nella capacità di acquistare una vettura di piccola cilindrata. Il malus era inizialmente previsto per tutte le nuove auto ad alte emissioni (dai 110g di CO2) – per cui si parla di diesel e benzina – acquistate da gennaio 2019. La tassa andava dalla minima di 150 euro per emissioni tra 110 e 120 CO2 g/km fino alla massima di 3.000 euro per emissioni oltre i 250 CO2 g/km, preventivando così un gettito di 300 milioni di euro.

Il nuovo compromesso della maggioranza

Successivamente, la maggioranza è arrivata all’accordo di tassare solo auto di lusso e Suv – solo auto di grandi cilindrate – escludendo perciò che le categorie di persone più “fragili” potessero essere ostacolate da questo provvedimento.

Rimane però ancora incerta la definizione che il governo vuole dare di “auto di lusso” e Suv”. La categorizzazione per le nuove vetture da sottoporre a ecotassa è espressa in termini di veicoli con emissioni di almeno 20 punti superiori alla norma originaria. Viene anche modificato l’ammontare della somma che il consumatore dovrà versare al concessionario per l’acquisto della nuova vettura. Dal 1° marzo bisognerà pagare 1.100 euro per l’acquisto di veicoli con emissioni tra 160 e 175 grammi di CO2 per chilometro, la tassa va ad aumentare a 1.600 euro tra i 175 e i 200 CO2 g/km, fino ad un massimale di 2.500 euro per emissioni oltre 250 CO2 g/km. Ad essere colpite non saranno perciò solo le cosiddette supercars, bensì saranno soggette ad eco-malus anche auto più del popolo come la 500L della FIAT, oltre a colpire alcuni modelli di Ford, Alfa Romeo, Jeep, Suzuki e anche alcune ibride Lexus.

Le proteste

Nonostante la circoscrizione delle automobili soggette a imposta, la risposta dell’amministratore delegato di Fca, Mike Manley, non è stata incoraggiante. Il capo di Fiat-Chrysler ha minacciato la revisione degli investimenti previsti – 5 miliardi – per l’Italia prima dell’entrata in vigore dell’eco tassa, in quanto numerosi modelli della casa automobilistica avranno uno svantaggio sul mercato. Le associazioni di categoria – Anfia, Federauto e Unrae – danno peso a queste preoccupazioni, sottolineando l’impatto negativo che il malus ambientale avrà sugli automobilisti (in quanto è direttamente su loro che grava la tassa), sui livelli occupazionali, sulla vendita delle auto e di conseguenza sulle entrate dello Stato.

Sono giuste preoccupazioni per i diretti interessati, miopi però verso un futuro scandito e dominato dallo sviluppo tecnologico. Le imprese dell’industria automotive dovranno prima poi adeguarsi al mercato. Chi prima come Bmw che si affida alla sharing mobility con Car2go e Drivenow e si prefigge di produrre 10 modelli elettrici entro il 2020.

La roadmap

Sembra che il Governo del Cambiamento stia percorrendo la strada di una progressiva de-carbonizzazione anche per il settore mobilità, oltre a quello dell’energia, come è successo anche per il caso trivelle. La spinta che proviene dal Movimento 5 Stelle diventa così una spinta “green” che mette delle basi a monte per il progressivo rinnovamento del parco auto in Italia. In questo periodo di caos per produttori e consumatori, questo provvedimento non aiuta a scegliere inequivocabilmente nell’acquisto di una macchina a Diesel o a Benzina, perché in oggetto vi è il danno ambientale prodotto dalla circolazione, misurabile sotto forma di emissioni di CO2, che va oltre la differenziazione per alimentazione. Non è altresì chiaro se si sia iniziato un effettivo percorso verso l’addio al diesel. Dopo anni di individuazione “nemica” nell’alimentazione a benzina ora la questione sembra esser passata contro il diesel e i suoi più elevati livelli di inquinamento. Ne risulta perciò un pensiero incerto da parte del consumatore posto davanti alla scelta di “che auto devo comprare?”. Quello che però è inequivocabile è la rinnovata attenzione all’ambiente – in termini di qualità dell’aria e di sostenibilità futura – che inizia oggi ad essere rimessa al centro.

L’intento di questo provvedimento può essere visto come un primo punto su una tabella di marcia che vuole portare un miglioramento nella mobilità urbana, assieme al futuro – si spera prossimo – ridisegno delle nostre città. Non bisogna però pensare che questa strada vada in collisione con quella già in essere dai produttori del settore. Il cambiamento in tal senso porterebbe con sé il rinnovamento progressivo dell’intero mercato, generando una capacità di adattamento al nuovo contesto in primis dalla filiera produttiva, che dovrà essere sempre più capace di soddisfare la domanda green dei consumatori.

                                                                                                                                  di Guglielmo Piluttiall rights reserved
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