Ecco perché non siamo
pronti per andare al voto

Ecco perché non siamo pronti
per andare al voto

Il Governo è in crisi, ma si possono indire nuove elezioni?
Mancano ancora i regolamenti parlamentari e una nuova legge elettorale

di Cecilia Bonacini

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di Cecilia Bonacini

Ecco perché non siamo
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per andare al voto

Il Governo è in crisi, ma si possono indire nuove elezioni?
Mancano ancora i regolamenti parlamentari e una nuova legge elettorale

di Cecilia Bonacini
4 minuti di lettura

Il Governo Conte è in crisi. Si parla di rimpasto, di un nuovo esecutivo o di elezioni. Questi i possibili scenari. Ma nessuno si è chiesto se, dopo la riforma costituzionale che ha ridotto il numero dei parlamentari, il sistema istituzionale è pronto per andare al voto? Ecco la risposta.

Passato in sordina per il decreto spostamenti delle festività, il Consiglio dei Ministri, il 18 dicembre ha approvato in via definitiva il decreto sulla ridefinizione dei collegi elettorali per le elezioni politiche. Cosa cambia in seguito alla riduzione del numero dei parlamentari?

La riduzione del numero dei parlamentari

La legge costituzionale sul taglio dei parlamentati, dopo essere passata al vaglio delle Camere e sottoposta a referendum confermativo svoltosi il 20 e 21 settembre 2020, è finalmente entrata in vigore il 5 novembre 2020. I numero di parlamentari da eleggere nel territorio nazionale è quindi ufficialmente sceso a 392 deputati e 196 senatori. Si è stabilito inoltre un diverso numero minimo di senatori per ciascuna Regione, nonché fissato a cinque il numero massimo di senatori a vita di nomina presidenziale. 

Da quando si applicherà la riforma?

Al fine di salvaguardare la legislatura in corso tale riduzione si applicherà a partire dal primo scioglimento o dalla prima cessazione delle Camere, quindi – come direbbero gli ottimisti – dalla prossima legislatura. Nel frattempo, il Parlamento è impegnato nell’arduo compito di rendere la nuova composizione degli organi elettivi coerente con norme costituzionali, legislazione elettorale e regolamenti vari, per evitare eventuali incongruenze e effetti distorsivi.

La ridefinizione dei collegi elettorali

Il territorio nazionale, ai fini elettorali, è ripartito in circoscrizioni, collegi plurinominali e collegi uninominali. Le Commissioni competenti di Camera e Senato sono state di recente coinvolte sulla ridefinizione dei collegi elettorali alla luce della modifiche apportate dalla riforma. Il Governo con il supporto di una Commissione dedicata, composta da dieci esperti e presieduta dal Presidente dell’ISTAT, ha predisposto uno schema di decreto volto ad una nuova definizione dei collegi uninominali e plurinominali sul territorio. L’atto in questione, oltre a definire la nuova struttura dei collegi sul territorio in vista dell’applicazione della riduzione del numero dei parlamentari, va a chiarire alcuni aspetti temporali delle nuove disposizioni e di quelle attualmente vigenti. 

La nuova “geografia elettorale”

Le Commissioni parlamentari, chiamate ad esprimersi sullo schema di decreto in oggetto, in data 10 dicembre hanno dato l’ok a procedere con le proposte di “geografie elettorali” individuate dal Governo sulla base dell’omogeneità dell’ampiezza demografica dei collegi e dell’integrità territoriale delle unità amministrative e funzionali incluse nei collegi stessi. Per l’elezione della Camera dei deputati il territorio nazionale è ripartito in 27 circoscrizioni elettorali (più la Valle d’Aosta). Con la nuova definizione, si passa quindi da 232 a 147 collegi uninominali e da 63 a 49 plurinominali. Per il Senato invece, le 20 circoscrizioni vengono suddivise in 74 collegi uninominali (prima 116) e 26 collegi plurinominali (prima 33).

Nonostante alcune questioni, sottolineate dalle commisisoni parlamentari – relative ad alcuni collegi plurinominali della Regione Lazio, alla determinazione dei collegi uninominali della regione Friuli Venezia Giulia, e su un possibile profilo problematico derivante dalla modifica delle modalità di svolgimento del censimento della popolazione, previsto per il 2021 – il Consiglio dei Ministri nella riunione del 18 dicembre ha deciso di approvare in esame definitivo il decreto legislativo sulla determinazione dei collegi per le elezioni politiche. 

Cosa manca per andare al voto?

Resterebbero quindi “solo” l’adeguamento dei regolamenti di Camera e Senato, e la predisposizione di una nuova bella legge elettorale. Il taglio dei parlamentari dovrà infatti essere completato in primis con una riforma dei regolamenti parlamentari, ad oggi tarati sull’attuale composizione delle Camere. Nello specifico, occorrerà intervenire sulla composizione di commissioni parlamentari, giunte, presidenze, gruppi parlamentari, nonché sui quorum per le votazioni, al fine di evitare situazioni di stallo e garantire la regolarità dei lavori.

Lo snodo principale: la nuova legge elettorale

Il secondo step sarà poi la revisione del sistema elettorale, che costituirà lo snodo principale delle riforme istituzionali post taglio dei parlementari e nonché l’oggetto di maggiore scontro tra le forze politiche.

L’attuale sistema elettorale – misto, con attribuzione dei seggi in parte in collegi uninominali maggioritari con la possibilità di esprimere una preferenza, e in parte con metodo proporzionale mediante contrassegno della lista per i collegi plurinominali – a detta di molti sarebbe incompatibile con i quadro delineatosi con la riduzione dei parlamentari. L’aumento delle dimensione dei collegi uninominali avrebbe infatti effetti distorsivi sulla rappresentanza e per questo si pensa di procedere con un sistema proporzionale

Il sistema proporzionale

E’ in corso presso la Commissione Affari costituzionali della Camera l’esame di proposte di legge che modificano il vigente sistema elettorale di Camera e Senato. Ad oggi è stata adottata come testo base, con alcune modifiche, la proposta presentata dall’On. Giuseppe Brescia (Movimento 5 Stelle, presidente della Commissione Affari costituzionali) che prevede l’assegnazione dei seggi con metodo interamente proporzionale, la rimodulazione delle soglie di sbarramento e il superamento della ripartizione del territorio in collegi uninominali. Di qui all’adozione della legge passerà però molto tempo viste le priorità date dall’emergenza Covid e per il profondo disaccordo tra le stesse forze della maggioranza di Governo, principalmente sul tema delle soglie di sbarramento. 

E dunque se cade il Governo Conte, si può andare al voto?

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