Ecco perché Conte
non è Mussolini

Ecco perchè Conte non è Mussolini

I DPCM non sono leggi liberticide ma solo misure necessarie per contenere il contagio

di Simone Pasquini

Ecco perché Conte
non è Mussolini

Ecco perchè Conte non è Mussolini

I DPCM non sono leggi liberticide ma solo misure necessarie per contenere il contagio

di Simone Pasquini
Conte-Nuovo-DPCM

Ecco perché Conte
non è Mussolini

Ecco perchè Conte non è Mussolini

I DPCM non sono leggi liberticide ma solo misure necessarie per contenere il contagio

di Simone Pasquini
3 minuti di lettura

Quante volte negli ultimi mesi abbiamo sentito dire “siamo in dittatura!”, oppure “siamo tornati al fascismo”? Si sa, la vita è fatta di piccole cose: solo quando ci viene tolto ciò che diamo per scontato ci rendiamo realmente conto della loro importanza.

Qualcuno potrebbe dire che talvolta ci si trova in situazioni, come nel caso di una emergenza mondiale, nelle quali è normale mostrare flessibilità e spirito di adattamento. Tuttavia, non tutti hanno preso bene il fatto che negli ultimi mesi la loro piccola e sonnacchiosa vita fosse diventata oggetto dell’interesse del Governo.

In effetti, facendo tutti insieme uno sforzo di memoria, risulta che mai prima d’ora l’autorità si fosse spinta addirittura al punto di dire al cittadino se e come andare al supermercato, oppure come e quando portare a spasso il cane? Già nei primi mesi dell’emergenza sanitaria alcuni fini politologi del web, ricordatisi della biblioteca universale in 58 agili volumi acquistata in edicola per riempire lo scaffale di mezzo della libreria, hanno scoperto l’esistenza di un periodo della storia del nostro Paese chiamato “Ventennio Fascista”.

A partire da quel momento, i social si sono letteralmente scatenati, paragonando il presidente Conte ad una sorta di novello Duce senza balcone intento a vessare l’onesto popolo lavoratore, impedendogli di godere dei suoi sacrosanti svaghi. Quando si vive in democrazia è facile gridare alla dittatura ed alla sopraffazione dei propri diritti. Dopotutto, mica si rischia una bella condanna a cinque anni per propaganda sovversiva. Ma quanto sono realmente azzeccati paragoni di questo tipo? Possiamo definire qualcuno un “dittatore” perché intende limitare temporaneamente le nostre libertà senza il nostro consenso?

Dato che gli italiani amano tanto la nostra Costituzione (o perlomeno così sembrerebbe a giudicare dagli ultimi referendum), potrebbero concedersi una rapida letta dell’art. 16: in questo modo scoprirebbero che esso già contemplava la possibilità per la legge di limitare libertà anche importanti per motivi legati alla salute pubblica. E dato che le tempistiche fisiologiche del Parlamento non permettono una risposta pronta alle situazioni di emergenza, è naturale che sia il Governo a sopperire.

Ora, è innegabile che una situazione di emergenza prolungata come la presente abbia in qualche modo ridimensionato la usuale centralità del Parlamento. Ma è anche vero che il Governo può esercitare questi poteri per tutto il perdurare dello stato emergenziale e fintanto che esso goda della fiducia del suddetto Parlamento. Purtroppo, come tutte le situazioni di eccezione, questa emergenza sta mettendo in crisi gli strumenti che la società ordinariamente utilizza per organizzare la propria vita. Mussolini fece in modo di creare una situazione di emergenza nazionale così da fare apparire inadeguate quelle istituzioni che intendeva smantellare. Al massimo, di Conte possiamo dire che l’arrivo della crisi lo ha trovato per puro caso ad occupare una sedia vuota nel momento di massima crisi politica e morale del nostro Parlamento.

Quella fascista è stata l’unica dittatura con cui l’Italia si sia mai dovuta confrontare. Ciò non dimeno, o forse proprio per questo, essa ha lasciato delle pesanti eredità nella nostra memoria collettiva, che con il corso del tempo si sono distorte in maniera mostruosa. Probabilmente è per questo motivo che ogni volta che il Governo, o certe opposizioni, fanno o dicono qualcosa di poco gradito, quello di “fascista” è uno dei primi appellativi che viene gridato ai quattro venti.

E’ tuttavia controproducente abusare di certe definizioni, a cui corrispondono concetti ben specifici.

La verità è che la società in cui viviamo, per parafrasare un noto statista, non ama la libertà, ma la licenza. Solo chi non ha ben chiaro l’alto significato di questa parola così importante può pensare che il concetto di libertà sia sovrapponibile a quello di volontà. La libertà è qualcosa che può essere realmente goduto e preservato solo tramite la sua condivisione. Ciò comporta non solo pretendere dei diritti, ma anche e soprattutto osservare dei doveri. Quando non si è più in grado di distinguere una misura di contenimento del contagio da una legge liberticida, si è ormai perso completamente il senso della realtà che ci circonda. Se non fosse per i morti, la cosa farebbe ridere.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati