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Un caro amico una volta mi chiese: “chissà cos’ha provato il primo uomo che ha bevuto il vino?” E devo dire che la domanda ha incuriosito anche me. Ripercorrere la Storia, composta da avvenimenti inaspettati e dal Caso molto più di quanto si creda, può essere a volte più divertente che interessante, e capita spesso di incappare in aneddoti e fatti-fattori verosimili che hanno condizionato il futuro, senza che ciò fosse minimamente voluto o atteso.

 

Per quanto infatti la produzione del vino risalga ad epoche antichissime, e si abbia traccia dell’esistenza della pianta di Vitis silvestris sin dalla preistoria, il primo “concetto” di vino pare faccia la sua apparizione verso la fine del neolitico, in seguito ad una casuale fermentazione di uva di viti spontanee conservata in rudimentali recipienti, ritrovati dentro buche scavate nella terra. Insomma uve dimenticate, fermentate…Ecce Vino! Certo, non un concetto di vino lontanamente paragonabile a quello moderno, ma neanche alle tecniche ebraiche, greche o romane, ma comunque un principio di quello che diverrà poi, nei millenni e nei secoli, ciò che ancora oggi è uno dei prodotti più amati e rinomati del mondo.

 

Ma facendo un piccolo balzo in avanti, è proprio di questi giorni la notizia del ritrovamento di vasi di ceramica – e qui parliamo quindi non più del “Caso”, ma già di una vera e propria produzione primordiale di vino (che a differenza dell’unicità dell’avvenimento di cui sopra, ha caratteristiche di serialità e continuità) – scoperti in due villaggi neolitici chiamati Gadachrili Gora e Shulaveris Gora, a circa 50 km a sud di Tbilisi, in Georgia. Rilevatori chimici della presenza di vino sono stati scoperti in otto giare, la più antica delle quali risale al 5.980 a.C. Prima di questa scoperta le più antiche testimonianze di produzione vitivinicola erano state trovate sia nei Monti Zagros, in Iran, ed erano datate 5.400-5.000 a.C, sia in una grotta in Armenia, dove sono state trovate un vaso e tracce di fermentazione risalenti a circa 6mila anni fa.

ECCE VINO

 

 

In Armenia in particolare, nella grotta Areni-1, è stata trovata dall’archeologo armeno Boris Gasparyan quella che si ritiene essere la prima cantina dell’umanità, completa di giare (chiamate karasi in armeno), pressa, utensili di vinificazione e di conservazione del vino, residui di vinaccioli e raspi. Tra Caucaso e Mesopotamia ci si contende quindi il primato dell’antichità vinicola, che evolverà poi anche concettualmente, miscelando religione, culti, potere ed estasi.

 

Le produzioni successive, infatti, che si faccia riferimento ai Sumeri, all’Ebraismo, all’Egitto (dove la pratica della vinificazione era talmente consolidata che nel corredo funebre del re Tutankamon (1339 a.C.) erano incluse delle anfore contenenti vino con riportata la zona di provenienza, l’annata e il produttore!) all’antica Grecia, all’Asia o a Roma, sono tutte legate al “culto” ed hanno avuto utilizzi rituali più che squisitamente degustativi come avviene in secoli più recenti.

ECCE VINO

 

Ma quali sono le vere differenze che si sono fatte una volta stabilizzatasi la cultura della vinificazione? Come vinificavano, come utilizzavano il vino e quali significati aveva tale nettare presso queste culture? Le scopriremo una per una, tra testi sacri ed episodi profani, letteratura, arte e mitologia, in un viaggio etilico da Babele fino alle Crociate, passando per l’india, l’Egitto, Israele, la Grecia, ed il glorioso Impero Romano.

 

Abbiamo aperto il vaso (non di Pandora, ma Karasi!), quindi abbeveratevi con me con queste prossime Storie divi(g)ne…

 

di Fabrizio Spaolonzi, all rights reserved

ECCE VINO! ultima modifica: 2017-11-17T07:00:52+00:00 da Fabrizio Spaolonzi
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A proposito dell'autore

Under 30 – così non devo aggiornare questo profilo per un pò di anni – torinese, un pò veneto, un pò lombardo, con trascorsi esteri e fortemente romani. Ho studiato diritto ed economia, per ritrovarmi a scienze politiche prima di lavorare in finanza. La vita? È un fiume in piena, bisogna saper remare bene, mai perdere pazienza e speranza e sapersi rialzare quando si cade. E proseguire. Obiettivi? Tanti. Ambizioso? Certo, ma non arrivista. E, sì, c’è una sostanziale differenza.
Sono un Freak? Non lo so, ma certamente a modo mio, come tutti, non posso giudicarmi normale. Tutti mi chiedono di descrivermi in tre parole, ma io preferisco dire cosa non sono, a volte suona più chiaro! Non sono: monotono, tedioso, borioso, quotidiano, grigio, tetro, troppo serio. (Alto).
Scrivo di vino perchè mi piace. Sì, mi piace scrivere; sì, mi piace il vino.
Degusto la vita come degusto il vino, imparando a poco a poco.

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