E se Renzi per una volta
avesse ragione?

E se Matteo Renzi per una volta
avesse ragione?

Le richieste del leader di Italia Viva sono tutte pretestuose?
Conte ha commesso qualche errore nel metodo o nel merito?

di Claudio Rinaldi

E se Renzi per una volta
avesse ragione?

E se Matteo Renzi per una volta
avesse ragione?

E se Matteo Renzi per una volta
avesse ragione?

di Claudio Rinaldi
Renzi

E se Renzi per una volta
avesse ragione?

E se Matteo Renzi per una volta
avesse ragione?

Le richieste del leader di Italia Viva sono tutte pretestuose?
Conte ha commesso qualche errore nel metodo o nel merito?

di Claudio Rinaldi
4 minuti di lettura

E se Matteo Renzi per una volta avesse ragione? Se il problema non fosse il leader di Italia Viva, ma l’attuale inquilino di Palazzo Chigi? 

Lo dico chiaramente: Renzi paga la sua proverbiale inaffidabilità che risale a quel “se perdo il referendum, lascio la politica”, una frase che gli resta impressa più di un tatuaggio. Dopo quella dichiarazione non rispettata, la sua credibilità è scesa infatti ai minimi storici.

Certo, se usassimo la stesso criterio per giudicare anche gli altri principali esponenti politici, forse non si salverebbe nessuno. O quasi.

Zingaretti disse che non avrebbe mai governato con i 5 Stelle. Di Maio che non avrebbe “mai avuto a che fare con il partito di Bibbiano”. Salvini che non si sarebbe mai seduto al tavolo con i grillini. Calenda che il sindaco di Roma non l’avrebbe fatto “manco morto”. E via dicendo… 

Ma Renzi, rispetto agli altri, porta con sé un’antipatia di fondo che lo rende insopportabile agli occhi dell’elettorato sia di centrosinistra che di centrodestra. Un vero fuoriclasse in questo, non c’è dubbio. Tanto che Massimo D’Alema è arrivato ad affermare che “non si può mandar via l’uomo più popolare del Paese per fare un favore a quello più impopolare”

Ed ecco che vengo al punto. Renzi ha posto sul tavolo alcune questioni proprio sull’operato di Giuseppe Conte. Ora non so se abbia ragione D’Alema, ma indubbiamente il premier ha raccolto consensi e ammirazione da parte di molti (ma non di tutti). Quello insomma che non riesce più a fare Renzi. Il modo di affrontare la pandemia da parte del capo del Governo è piaciuto a un gruppo nutrito di italiani e questo è un dato di fatto. 

Ma siamo proprio sicuri che l’ex avvocato del popolo si sia comportato nel miglior modo possibile? Le critiche di metodo e di merito di Italia Viva sono davvero tutte pretestuose

Metodo

Partiamo dal metodo. Il portavoce del premier, Rocco Casalino, con la sua comunicazione a tratti spregiudicata, è il primo ad essere sul banco degli imputati. È giusto che un presidente del Consiglio abusi delle conferenze stampa a reti unificate? È la domanda che pone Renzi. Una domanda legittima, aggiungo io. Mi si dirà: lo hanno fatto anche Macron e Boris Johnson. Vero, ma non con le modalità del duo Conte-Casalino. Perché si riconosce un piano per catalizzare l’attenzione con interminabili attese e scegliere con cura orario e giorno per parlare.

I tanto amati Dpcm poi. Non si contano più i costituzionalisti che ribadiscono la loro totale contrarietà a provvedimenti, mai usati prima a questo scopo. Nella nostra Costituzione tra l’altro non c’è traccia, al contrario dei decreti-legge, atti legislativi utili – guarda un po’ – “in caso di necessità ed urgenza”. Ma basta leggere o ascoltare un po’ di Sabino Cassese – mica pizza e fichi – per avere un’idea più chiara. 

Merito

E il merito? Beh, non è un segreto che la prima bozza del Recovery Plan, presentata da Palazzo Chigi, fosse pasticciata e incompleta. Non che adesso sia perfetta, come ha dichiarato tra gli altri Carlo Cottarelli (“Il nuovo Recovery apporta alcuni miglioramenti, ma ci sono ancora dubbi e diverse cose che mancano: ad esempio, c’è molto poco sull’eccesso di burocrazia e sugli appalti che non funzionano”). Ma se sono stati quantomeno raddoppiati i soldi alla sanità, il merito non è certo di Conte. 

Così come non si capisce ancora bene perché l’Italia debba rinunciare a prescindere – senza neanche discuterne in Parlamento – al Mes, proprio quando in realtà la crisi è prima di tutto sanitaria. 

Insomma sembrerebbe che questa volta le questioni di fondo per contestare l’operato di Conte non manchino. E allora perché sono pochissimi quelli che ritengono corretta la mossa di Renzi

Ragioni (in parte giuste), ma la crisi non adesso?

In molti sostengono che – pur ammettendo la bontà di alcune pretese del senatore fiorentino – non si possa aprire una crisi politica adesso. Una roba da irresponsabili. Io però mi chiedo: abbiamo rinunciato alla nostra vita per la pandemia. Abbiamo deciso di limitare i nostri affetti, i nostri amori, le nostre amicizie, i nostri viaggi. Possiamo davvero rinunciare anche alla nostra democrazia

Se un partito non si riconosce più nella maggioranza, cosa deve fare? E’ meglio stare lì e aspettare o ha il diritto di manifestare la propria insofferenza? Perché siamo più attenti alla tempistica che al merito delle questioni? Davvero pensiamo che possa andare peggio di così

Siamo tra i Paesi con più morti. Abbiamo un’economia al collasso. Alcuni ristoratori hanno deciso di iniziare una protesta pacifica, riaprendo le loro attività anche di sera. Le file della Caritas ormai sono impressionanti. Gli ospedali faticano.

Governare in quest’anno non sarebbe stato facile per nessuno. E nessuno ha la bacchetta magica per risolvere i problemi. Ma se questo è il risultato del Conte-bis, tanto vale provare a cambiare. E se Matteo Renzi per una volta avesse ragione?

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