Due parole con il Maestro Alessandro Mazzamuto

di Redazione The Freak

Due parole con il Maestro Alessandro Mazzamuto

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Due parole con il Maestro Alessandro Mazzamuto

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6 minuti di lettura

Da bambino prodigio a nuova stella della Arts.

Bolzano, Agosto 2011.
E’ sabato , e sono le 17.00 , orario in cui è prevista l’esibizione di uno dei ventidue finalisti del “Concorso Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni” , Alessandro Mazzamuto. Da lì a poco mi comunicano che una delle migliori pianiste viventi, Marta Argerich, componente della commissione valutativa del concorso, gli assegna il prestigioso “Premio Lodovici”. La cosa non mi sorprende affatto.

La prima volta che lo vidi aveva quattordici anni, e durante una pausa pranzo presso l’ “Istituto Vincenzo Bellini”, si mise a suonare la cadenza del “Rach3” di punto in bianco , con fare simile a chi tamburella su un tavolo annoiato.

Oggi è uno dei migliori , e a dirlo sono i fatti , i concorsi stravinti , gli acclamati concerti e gli innumerevoli riconoscimenti, fra i quali spiccano , il “Concorso pianistico Nazionale M.Clementi”, ed il concorso internazionale “Seiler”.

Hai appena inciso un disco per una casa discografica tedesca,un tipo di esperienza diverso dall’esibizione in pubblico. Che tipo di soddisfazione hai potuto trarne?

<<Sono molto felice per l’opportunità datami, tramite la vincita del premio speciale  “Andrea Lodovici”  assegnatomi al “Concorso Internazionale Busoni” del 2011 e lo sono ancor di più per il fatto che a darmi quest’occasione sia stata la grande pianista Martha Argerich.

Incidere per una casa discografica come la Arts, con distribuzione mondiale e con un programma interamente dedicato a Rachmaninoff è stato per me sicuramente motivo di grande gioia.

Avevo sempre desiderato incidere un cd e collaborare con grandi della musica (in questo caso la direzione artistica del disco era affidata al M. Roberto Prosseda ), ed oggi che ho realizzato questo sogno e ho raggiunto quest’obiettivo durante una competizione così importante mi fa sentire davvero al settimo cielo e mi auguro che in futuro ci possano essere altre occasioni per esperienze simili>>.

Spesso, Mazzamuto, è stato sinonimo di genio, nel tuo caso. Ti definiresti così?

<<Beh… sicuramente aggettivi del genere fa sempre piacere riceverne anche se personalmente mi definirei un musicista che cerca sempre di dare il meglio di se ogni volta che si esibisce. Quando suono cerco di emozionarmi perché credo che le emozioni, in questo mondo ormai per certi aspetti freddo e distaccato siano fondamentali.

Chi ama la musica, chi la sente nel cuore, la ascolta o la pratica semplicemente, si accosta a lei per aver infusa nella propria persona come una sorta di medicina che ci migliora nell’animo e credo che questo sia importantissimo per la vita di tutti noi.

Oggi il nostro paese sta vivendo un momento molto difficile dal punto di vista dell’istruzione scolastica, vedendo la musica, quasi come una perdita di tempo facendo sì che i giovani, che dovrebbero essere il futuro, si allontanino sempre di più e purtroppo se già oggi quando andiamo ad un concerto vediamo la sala semivuota, non rammarichiamoci, se in futuro noi tutti , musicisti, che abbiamo vissuto per la musica, non avremo nessuno che ci degni di ascoltarci e ci accorgeremo quando sarà troppo tardi, di aver perso una parte fondamentale dentro di noi, per il nostro animo e per la nostra vita>>.

Dal punto di vista dell’arricchimento personale, cosa ti ha dato l’incontro con la Argerich, il Busoni?

<<Quando ero piccolo ho sempre visto come obiettivo principale e fondamentale per la vita musicale, la vincita dei concorsi.

Quando leggevo, nei deplians o nelle riviste musicali, i nomi delle grandi competizioni, ero un po’ come un tassista che conserva coperto nel parasole dell’auto, una foto di qualcosa a lui caro o un isola sperduta, sognando magari di andarci…credo che guardare quella lista di concorsi,programmi ed altro mi portasse a sognare qualcosa di importante.

Parlando nello specifico direi che per me il “Busoni” è stato sempre una meta ed ora che ho raggiunto un bel traguardo sono molto felice.

La stessa cosa posso dirla della  Argerich, che per me è stata un esempio musicale importantissimo e sono stato molto onorato di esser stato scelto da lei per un premio così importante che mi ha dato, oltre che all’incisione, la possibilità di potermi esibire al festival Busoni di Bolzano ed altri luoghi importanti accanto a nomi come Sokolov, Trifonov, Lortie, Brendel ed altri, dandomi un emozione inspiegabile>>.

Considerando la sfera relazionale, cos’è cambiato quando ti siedi al piano adesso, rispetto a quando avevi 14 anni?

<<Le cose cambiano, e come….diciamo che per certi aspetti il cambiamento è fondamentale, anche se per altri si preferirebbe rimanere sempre giovani senza invecchiare mai.

Rimanere per sempre il bambino prodigio che a 12 anni suonava il concerto di Schumann o a 14 il concerto n.1 di Brahms, rende tutto più fiabesco e più facile, perchè l’inconsapevolezza di ciò che si fa, la purezza della musica e la leggerezza con il quale si affrontano le difficoltà sono meravigliosamente uniche.

Nel mio caso ho iniziato a sentire la responsabilità che la musica impone ad un certo punto della propria vita, all’età di 16 anni quando mi preparavo ad eseguire il concerto n. 3 di Rachmaninoff .

Il cambiamento secondo me oltre che ad essere normale,è fondamentale, perché si comincia ad avere la consapevolezza di quello che si suona e a farsi un’idea propria della musica, che è importante per il progredire e nel far uscire la propria personalità..>>.

L’autore a te più congeniale?

<<Non ho un autore preferito. A me piace molto variare e non solo nel repertorio pianistico o con orchestra, ma anche nel repertorio cameristico. Posso dire di prediligere il repertorio prevalentemente romantico…>>.

C’è, o c’è stato, un insegnante particolarmente influente nel tuo percorso?

<<A questa domanda rispondo con grande piacere e amore, dedicando quello che sono riuscito a fare sino ad ora al mio Maestro Epifanio Comis che ha saputo sostenermi e aiutare ogni volta che ne avessi bisogno, sia musicalmente che umanamente.

Momentaneamente sono ancora seguito presso l’Accademia Pianistica Siciliana dal M. Epifanio Comis ed abbiamo in progetto con altri allievi dell’Accademia, di effettuare varie tournè in Russia e Stati Uniti, dove personalmente sarò impegnato nell’incisione del secondo e terzo concerto di Rachmaninoff>>.

La prima orchestra con cui hai suonato, e l’ultima?

<<La prima orchestra con la quale suonai fu la “Mihail Jora Bacau Philharmonic” e l’ultima la “RIAS Jugendorchester Berlin” ,  suonando rispettivamente il concerto in la minore di Schumann ed il terzo concerto di Rachmaninoff >>.

Che repertorio prevede la tua incisione?

<<Il mio disco, comprendente “Sonata n.2” nella prima versione, “Variazioni su di un tema di Corelli” e “5 pezzi op.3” del compositore russo S. Rachmaninoff,  è  uscito giorno 18  settembre di quest’anno>>.

Hai mai pensato di mettere su un quartetto da camera con i tuoi fratelli ?

<<A me è sempre piaciuto suonare assieme agli altri, ma forse per i numerosi impegni, fra concerti e concorsi solistici non ho mai, in passato, approfondito e pensato seriamente di fare musica da camera, nonostante l’amore che provo per il vastissimo repertorio con pianoforte.

Ho suonato e suono molto spesso com mio fratello Lorenzo,violinista studente all’ultimo anno del conservatorio “Tchaykowsky di Mosca” sotto la guida del M. Sergej Girshenko, anche se è molto difficile provare visto i suoi impegni scolatici esteri.

Prossimamente visto che ho anche altri 2 fratelli più piccoli, uno violoncellista ed uno violinista, abbiamo in programma di mettere su alcuni quartetti con pianoforte e con l’aggiunta di una viola anche alcuni quintetti, affrontando un repertorio che io adoro tantissimo inserendo composizioni per i quintetti di Schumann o di Brahms>>.

6 risposte

  1. Una bellissima intervista…
    Alessandro Mazzamuto è davvero un grande artista e soprattutto è una persona onesta e molto professionale, nonostante la giovane età. Dalle risposte che ha fornito si evince chiaramente una certa sincerità che al giorno d’oggi è davvero rara…e questo suo modo di essere si ripercuote inevitabilmente anche nella musica, dando ad essa qualcosa di veramente unico ed irraggiungibile. Per questo il pubblico lo apprezza, proprio perchè è un’ artista che va oltre le regole ed il puro virtuosismo. E’ semplicemente un’artista che ama la musica più di tutto e che ha dedicato tutta la sua vita ad essa. Sono contenta che i successi stiano arrivando…se lo merita…
    p.s complimenti anche all’ideatore di questo sito…davvero professionale ed interessante…:)

  2. Grazie per aver raccontato questa splendida storia di passione e successi: è un bel modo di aprire una finestra sul mondo della musica colta, parte del nostro bagaglio culturale che non gode dell’attenzione che merita.

  3. Vera intervista molto professionale, molto rara di questi tempi:” Tutti presuntuosi sinonimo di ignoranza.”
    Si denota molta professionalità da parte di chi intervista, molta ricerca,passione ed eccellente cultura e soprattutto rispetto e sensibilità verso la materia, e nei confronti del Pianista. Complimenti ancora il Nostro paese ha bisogno di gente preparata come Lei
    M. De Luca

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